Grandi riflessi – Forster: Camera con vista

Titolo: Camera con vista

Autore: Edward Morgan Forster

Anno di pubblicazione: 1908

Edizione usata per la recensione: Mondadori, 1986

 

(Recensione a cura di Elvio Calderoni)

 

A room with a view (il titolo in italiano è Camera con vista) è probabilmente il più noto romanzo di Edward Morgan Forster, dopo quello che è considerato il suo capolavoro, e cioè A passage to India (Passaggio in India). La differenza è che, mentre quest’ultimo ha sempre goduto di vita propria, gran parte del resto della produzione forsteriana si è illuminata negli anni ’80 grazie alle riduzioni cinematografiche firmate da James Ivory (il quale ha cominciato proprio da “Camera con vista” il suo percorso all’interno dell’universo dello scrittore inglese).

Forster ci regala un ritratto lucido e insieme affettuoso della società inglese di inizio secolo, radicalizzando lo scontro culturale e sentimentale tra Inghilterra e Italia. Lo fa portandoci per mano tra la Toscana e il Regno Unito, tra le parole e le note (suonate al piano) di Lucy Honeychurch, divisa tra l’essere e il dover essere. Tematiche ampiamente presenti nella letteratura inglese, già con Jane Austen (“Ragione e sentimento”), con uno stile che invece è tutto interno (e nuovo!) al Bloomsmury Group. Sempre troppo poco si è analizzata la potenza di questo gruppo, all’interno del quale spiccava Virginia Woolf, tra gli altri, e dell’identificazione tra arte e vita, priva dell’estetismo caro ad Oscar Wilde ma al tempo stesso portatrice di una più autentica patente di esistenza della cultura all’interno della società e dei rapporti interpersonali.

Forster racconta con mano sicura l’educazione sentimentale di Lucy, giovane ragazza in vacanza in Italia, che, il lettore lo capirà sin dal primo momento, non esiterà più di tanto ad abbandonare le convenzioni cui la costringe sua cugina, simbolo di una società inglese antica quanto manierata, in nome di un sentimento nuovo, viscerale, fuori dagli schemi. E’ interessante notare come, al di là di Ivory, il romanzo abbia trovato una ricezione particolarmente interessata proprio alla fine del secolo, circa sessant’anni dopo la sua prima uscita.

La patente di “classico” è infatti probabilmente dovuta proprio a questa sorta di “rinascita” tardiva di tutta la letteratura di Forster. Egli, con un piglio contemporaneo e un intimismo arioso, mai avvitato su sé stesso, ci lega alla pagina con fare lieve e suadente. Impossibile non innamorarsi dei contenuti e dei personaggi contenuti nel libro. Lo scontro tra natura e cultura, ragione e sentimento, ha trovato, nella storia delle letterature europee, ben poche altre declinazioni ugualmente compiute. E valide universalmente.

“Avere dei segreti presenta questo inconveniente: perdiamo il senso delle proporzioni e non ci rendiamo più conto se il nostro segreto è temporaneo o no” (cap 11).

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