Gli amici del venerdì – Stefano Brusadelli

Titolo: Gli amici del venerdì
Autore: stefano brusadelli
Data di pubbl.: 2017
Casa Editrice: Mondadori editore
Genere: Narrativa
Traduttore: //
Pagine: 143
Prezzo: Euro 18,50

“Ogni esistenza è in balia di eventi talmente complessi e imprevedibili, che è inutile stare troppo tempo a rimuginare su quello che poteva o non poteva essere” (p. 8)

La considerazione del narratore che riporto all’inizio di questa recensione dice il contrario di tutto ciò che accadrà nel libro, in questa storia ben raccontata da Stefano Brusadelli e ottimamente resa in termini di ambientazione, di sensazioni che le pagine rimandano al lettore. Non c’è bisogno di alcuno sforzo per calarsi nella storia e nei luoghi ove essa si sviluppa. Mi era capitato di recente con un altro libro, ambientato sempre a Roma. Chissà forse la città eterna aiuta gli scrittori, e non solo.
L’ambientazione dicevo è curata, ma il clima meteorologico è piuttosto grigio fin dall’inizio e per un buon numero di pagine. Piove spesso. I termini quali, bagnato, pioggia, umidità, freddo, buio dominano il contesto, e il protagonista, Ausilio Serafini, sembra trovarsi a suo agio in queste grigie realtà. Ex poliziotto, ex marito, un po’ anche ex-uomo se così si può dire, nel senso che da tempo si era avviato sulla strada del “tirare avanti”, per inerzia. Ma arriva una telefonata da Roma, di un vecchio amico, ad interrompere questa inerzia e a riportarlo indietro nel tempo, a fargli riaprire bauli pieni di ricordi, fatti, persone, e pure guai irrisolti, tra lui e i quali sperava di avere messo una distanza sufficiente e definitiva. Arriva una telefonata che costringerà Ausilio a rimuginare, e molto, sul suo passato.
E c’è un secondo piano narrativo, una storia parallela, il cui protagonista Annibale Cocco (complimenti rinnovati all’autore che individua nomi eccezionali), anche lui ex-qualcosa, a differenza di Ausilio non ne vuol sapere di dimenticare il passato, di cambiare vita, di allontanarsi da qualcosa e qualcuno, anzi. Attorno ad Annibale ruota una schiera di personaggi apparentemente innocui, ma evidentemente uomini ombra.
Gerardo Pavese, terzo elemento, ha invitato Ausilio a Roma, ma non farà in tempo a vederlo. E così toccherà proprio ad Ausilio fare, come dire, da cerniera fra questi due strani personaggi, Gerardo ed Annibale.
Come dicevo, il clima iniziale è veramente grigio, ci si chiede che senso ha per Ausilio star li a perdere tempo su una storia banale, sembra pure un po’ stupido, della vita non gliene frega più molto, cosa cavolo ci vai a fare a Roma di nuovo? E mentre sale però la tensione del lettore, che vorrebbe prendere Ausilio per le spalle e dargli una scrollata, una svegliata, sale anche la tensione di Ausilio stesso. La pioggia smette, si sommano le settimane di siccità, sale la temperatura e sale la tensione, la luce diventa abbagliante, il caldo insopportabile, cominciano ad apparire troppi cadaveri. Eh sì! Gerardo Pavese era solo il primo.
E’ formidabile questo affiancamento del cambio di meteo con il cambio di atteggiamento di Ausilio. Ausilio non ha più paura di morire, la sua vita svolta, pur se in età avanzata, e lui esegue una sorta di vendetta con se stesso, uccide le sue stupide paure ed indecisioni, e ci conduce dove nessuno si aspetta.
Mentre scrivo, mentre leggevo “Gli amici del venerdì”, non ho potuto evitare di pensare ad un altro autore che ha raccontato una storia simile, una storia con un’evoluzione narrativa analoga e di fatto con lo stesso finale sorprendente, e coerente. Anche in quella storia, lunghissima, quattro volumi, non vi erano solo uomini anzi, c’erano molte donne, per lo più vittime, come in questa storia. Vi lascio con la curiosità di conoscere quest’altro autore, con il desiderio di andare a cercarlo o con la semplice possibilità che un giorno anche voi come me, vi ritroviate a leggerlo e dire. “Ma questo D.P. sembra Stefano Brusadelli!”
Significherà che leggete ancora, che leggete tanto, che leggete cose belle. Grazie a Stefano, a Mondadori, e a chi legge.

 

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