Giveaway – Wok

GIVEAWAY

Wok

COME SI VINCE?
Basta commentare la frase sotto riportata entro domenica 3 febbraio alle ore 21 rispondendo sotto questo post.
La redazione sceglierà il vincitore tra i partecipanti, individuando chi ha formulato il post più originale e attinente alla richiesta (il giudizio è insindacabile). Dopo che avremo verificato l’iscrizione alla nostra newsletter, a questi sarà attribuita una copia del romanzo “Wok” di Francesco Carofiglio – Edizioni PIEMME.

* I libri in palio sono messi a disposizione dall’editore in forma di omaggio secondo la normativa prevista dal dpr 633 del 1972 che regolamenta i concorsi.

LASCIATEVI ISPIRARE DALLA FRASE:

“La verità è che ci aggrappiamo alle persone perché siamo fragili, ci innamoriamo della parte migliore di loro, e non riusciamo a vedere l’altra parte. Quella che non funziona.” (pag. 119)

QUALI PENSIERI E SENSAZIONI VI SUSCITA?

 

LA TRAMA DEL LIBRO

“Ho quindici anni e mi chiamo Wok. Non è una padella. E’ il diminutivo di Wokaihwokomas, antilope bianca, per i Cheyenne. E mio nonno è un indiano”. Dopo la morte della madre Alice, Wok, 15 anni, inizia una lungo, struggente e imprevedibile avventura “on the road” lungo le strade delle antiche terre indiane. Le ceneri di Alice in un termos nel cruscotto e l’America davanti. Wok vuole andare a ritrovare suo nonno, un vecchio indiano chiuso da dieci anni, muto, in una casa di riposo, e portarlo via con sé. Doveva essere un viaggio per prepararsi al futuro. Si rivelerà invece un cammino alla scoperta del passato. Un romanzo breve, denso, senza una parola di troppo, scritto con stile profondo e coinvolgente.

L’AUTORE


Francesco Carofiglio è nato a Bari nel 1964. Architetto, regista e illustratore, ha lavorato per molti anni come attore e autore teatrale. Scrive soggetti e sceneggiature per il cinema e la televisione. Oltre a L’estate del cane nero (Marsilio, 2008, quattro edizioni), ha pubblicato per Bur nel 2005 il romanzo With or Without you e per Rizzoli nel 2007 la graphic novel Cacciatori nelle tenebre in coppia con suo fratello Gianrico. Vive a Bari.

INFO:

http://www.edizpiemme.it/libri/wok

BOOKTRAILER:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=i8uoa84Ol6M

E il vincitore è… 

Marosa61

(2 febbraio, 10:32)

Il vincitore è pregato di contattare la redazione all’indirizzo concorso@gliamantideilibri.it entro e non oltre giovedì 7 febbraio.

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  • Elena

    Secondo le mie esperienze ciò accade soprattutto quando un rapporto è appena concluso, e si diventa di conseguenza vulnerabili.
    Dopo la rottura ci accorgiamo, che la persona la quale abbiamo condiviso tutto è stata idealizzata quando cioè, abbiamo visto solo i lati che i nostri occhi vedevano.
    Forse l’unica salvezza è non aspettarci niente dall’altro, cercare di non rimanerci male se la persona non fa ciò che vorremmo che lei faccia.
    E il ricordo che rimane di lei è un’illusione della nostra mente.
    Tutto ciò non deve influire sui nostri rapporti interpersonali tutti, valgono la pena di essere vissuti.

  • thais

    Tante volte mi sono appoggiata alle persone con tutto il mio peso. Ho rischiato e quasi sempre dopo un po’ si sono spostate, anche solo per distrazione, o per sgranchirsi un po’ le gambe e provare cose nuove. E io sono caduta. Ho ripetuto lo stesso sbaglio una volta dopo l’altra, senza mai capire che appoggiarsi va bene solo quando si è capaci di stare in piedi da soli.

  • Lara

    Non dovremmo mai appoggiarci ad altre persone,abbiamo tutte le soluzioni dentro di noi…ma poi,presi dalla vita,ci sentiamo fragili e cerchiamo un sostegno. Il problema è che la stampella a volte è rotta,e anche l’altra persona cerca di reggersi appoggiandosi a noi. In questa maniera si zoppica e basta…invece si dovrebbe camminare dritti,insieme e a testa alta,solo così si può affrontare sereni lo stesso percorso…

  • Stefania

    La verità è che l’amore è più forte di tutto e non è fragilità l’aggrapparsi alle persone che amiamo,bensì amore allo stato puro, anzi contrario a fragile…è un sentimento fortissimo che muove il mondo e ti fa aggrappare ad esse cosi da poterlo muovere insieme e rendere anche i giorni brutti meravigliosi! La parte che non funziona la vedi, ma impari ad amare anche quella e a renderla invisibile per non distruggere quanto di bello ci sia in quelle persone, la parte migliore la vedi al primo acchito, ma poi ami tutto nel complesso bello e brutto. se ami davvero!

  • maria

    La verità è che le persona a volte indossano una maschera e son così tanto abituate a portarla con eleganza e spregio che è diventata un tutt’uno con il proprio essere. E dietro questa maschera nascondono le cattiverie, i terzi fini, le bugie e tutto il loro mondo di falsità e menzogne per apparire belli, puliti e perfetti. E questa maschera ti inganna perchè finisci per aggrapparti ad una persona non per quella che è realmente ma per quello che appare. Ma prima o poi tutte le maschere sono destinate a cadere e è lì che inizia la dura realtà, e purtroppo a volte è troppo tardi quando si ci rende conto che quello di prima era solo un mondo apparente e parallelo a quello reale

  • Maria Antonietta

    Tanta insicurezza che dilaga sempre più e viene celata dietro una maschera difficile da togliere.

  • Chiara B.

    Ricordo ancora il dolore profondo che mi ha lasciato la prima storia d’amore: una storia nata tra le chat del web, fatta di parole su parole, fredde, impresse sullo schermo del pc. Di chi mi ero innamorata? Me lo chiedo ancora oggi, perchè nonostante siano passati molti anni riesco ancora a vedere e a rimpiangere i lati belli e luminosi di quella persona. Riesco ancora a pensare a tutte le emozioni belle ed esplosive che mi dava quel rapporto, ma solo dopo realizzo di aver passato gli ultimi anni a lottare ogni giorno tra la vita e la morte, a combattere con l’immagine che ho di me e del mio corpo e quello che vedono gli altri. Così, all’improvviso, realizzo che ancora adesso sono sul campo di battaglia e stringo i denti per superare tutto il dolore che mi ha causato l’incanto malefico di quell’amore.

  • http://francescaghiribelli.blogspot.com/ Francesca Ghiribelli

    Ci aggrappiamo alle persone per sentirci meno soli, perchè non c’è niente di più bello di quando una lacrima di gioia o di dolore viene condivisa da una persona cara che amiamo.Piangiamo e ridiamo insieme sentendoci parte del mondo, stringiamo la mano a noi più vicina e balliamo l’infinito valzer che la vita ci regala tra sorrisi e difficoltà.
    Riusciamo ad essere più sicuri di noi stessi appoggiandoci a qualcun altro e ci rendiamo conto soltanto di amare la parte migliore, i suoi pregi, annullando i suoi difetti, forse perchè ci aiuta a rendere più perfetti noi stessi. Un giorno lontano quando scopriremo uno dei difetti che si cela dietro l’animo umano, allora le certezze del nostro mondo crolleranno come castelli di carta, e lì inizieranno le delusioni e le incomprensioni.Amare è emozione, amare sbagliando è vivere respirando a pieni polmoni l’aria pura di un giorno chiamato da sempre ‘estate’.

  • gionata

    Non credo che lo facciamo perchè siamo fragili ma piuttosto poichè ci piacciono le cose migliori in genere e poi la parte peggiore ci serve per quando eventualmente ci lasciamo, così da avere una via di fuga, un motivo su cui fondare quel: alla fine è stato meglio così.

  • Marosa61

    Ma no non è così…della persone a cui ci aggrappiamo conosciamo molto bene l a parte che non funziona,e ci aggrappiamo ancora di più perchè così sommiamo le nostre fragilità e ci sentiamo ancora più vicini. Cosa c’ė di più bello che avere accanto una persona in grado di distinguere e di valorizzare i lato forti e trascurare i lati deboli. Quando qualcosa non va si diventa complici ci si sotiene e anche se capita di scontrarsi è scontato che ci si possa perdonare e ricominciare….! Viva la fragiltà umana!

  • La Signora delle Camelie

    Secondo me non esiste animale più egoista e pieno di sé dell’uomo. La verità è che cerchiamo negli altri ciò che siamo noi stessi, che ci innamoriamo degli aspetti che ci rendono così orgogliosi, che odiamo i nostri stessi difetti, ma solo quando li vediamo riflessi negli altri. Definiamo le persone in base a ciò che ci accomuna e ciò che ci distingue da loro, senza badare alla vera essenza. È facile innamorarsi o fare amicizia con chi ci compiace, con chi dà spazio alla nostra vanità, piuttosto che con chi ci sbatte prepotentemente in faccia la realtà.
    Quindi sì, sono d’accordo con la frase. Anche se la fragilità è solo un pretesto, la si usa a proprio piacimento, quando qualcosa non torna nei nostri piani. E allora diventiamo tutti fragili, perché siamo stati punti nell’orgoglio.
    Ma la verità è che – se una persona fosse davvero fragile – accetterebbe le critiche e ricomincerebbe da capo.
    Quindi accusiamo gli altri di essere ipocriti, di indossare maschere, quando magari dovremmo prima di tutto chiederci se non siamo noi ad avere visto solo ciò che ci conveniva e ci compiaceva.

  • http://lepaginestrappate.wordpress.com Chiara

    Forse l’amore è un po’ come la narrativa: abbiamo bisogno di riscrivere la storia e anche le persone per tenerle intorno a noi; così gli amati sono più limpidamente amabili, e i disprezzati non sono il risultato dei nostri pregiudizi.

  • Antonella

    Secondo me la fragilità è ciò che ci rende uomini e donne. L’ insicurezza e la solitudine ci fanno avvicinare agli altri e ci permettono di creare dei legami che col tempo cambiano forma ma non la sostanza. A volte, per sfortuna o per fortuna, gli eventi, soprattutto quelli più negativi, ci spingono ad appoggiarci sulla spalla del nostro amico, di un nostro fratello, di nostra madre, per trovare comprensione e un sostegno per aiutarci a risollevarci dal fondo. E’ grazie a chi ci fidiamo che torniamo a vivere e allo stesso tempo a riprometterci che la prossima volta dovremo farcela da soli, con le nostre stesse gambe a riemergere e a non precipitare di nuovo come un gigante dai piedi di sabbia.
    Nei momenti più floridi ci capita di voler condividere le nostre gioie con qualcuno, ed è proprio allora che incontriamo il nostro migliore amico o il nostro amore. Il sole di quei giorni iniziali ci fanno cogliere il meglio di loro, tutti quegli elementi che vorremmo assimilare per rendere migliori anche noi stessi. Il tempo ci fa cogliere anche i lati peggiori dell’ altra persona che all’ inizio, frastornati, rifiutiamo ma che poi grazie alla pazienza, alla comprensione, all’ affetto, si annullano e così facendo i nostri occhi e il nostro cuore guardano all’ altra persona nella sua totalità e non più solo alla patina superficiale dei primi giorni.
    Questo è quanto mi suscitano le parole dense di significato di Francesco Carofiglio.

  • http://romevento.posterous.com Maria

    La verità è che ci aggrappiamo alle persone perché abbiamo paura. Di attraversare la vita senza qualcuno accanto, di intraprendere questo viaggio da soli. In fondo, paura di guardarci dentro e di scoprire che c’è troppo poco, o forse nulla per vivere la vita.
    Io vedo la parte di lui che non funziona. Ma mi dico e mi ripeto che la parte che funziona è abbastanza per me. Che non importa quanta sofferenza mi causa la sua parte rotta; è pur sempre meglio che affrontare da sola l’abisso che è dentro di me.

  • Fabio

    Ci aggrappiamo alle persone perché abbiamo bisogno di un altro/a. Un altro/a a cui affidare tutto, gioia, dolore, paure e speranze.

  • Monica

    e diventiamo ancora più fragili e impotenti quando quella parte nascosta si rivela a noi poichè la persona amata ce la mostra deliberatamente per allontanarci senza riuscirci. Ed è allora che l’Amore ci si ritorce contro consumandoci e debilitandoci non avendo più modo di manifestarsi.

  • Giulia

    Un falso senso di sicurezza che si materializza nell’animo. Così invadente e prepotente, prende forma nella nostra mente. Annebbia la coscienza e accieca la volontà.. Una così comoda bugia, che con prontezza e perizia si presta a noi in un celere inchino, protendendosi e prostrandosi con ammirazione e riverenza. Poi si annida, laciva, mascherandosi di consapevolezza. Ma come tutto a questo mondo, il tesoro più ambito si nasconde dietro un percoso caparbiamente prestabilito.. Sta a noi decidere se affrontare il tragitto segnato su quella mappa irta di goduriose millanterie, e di avventurarci verso quellt’avventura brulicante di pericoli e difficoltà per giungere, in fine, stremati e affamati, a quello scrigno così celatamente custodito… Ma dio, quanto luccica l’oro, là dentro quell’isola.

    • Giulia

      Lasciva* (dannato iPad)

  • Maria

    “E se mi devi amare per null’altro sia
    che per amore.” E. B. Browning

  • luisa

    Fragili, impacciati, testardi e forse mai del tutto pronti. Ci appoggiamo pur di resistere. Ci aggrappiamo alle prime ali che sembrano volerci salvare. Tremiamo ma restiamo, piangiamo e soffriamo ma sopravviviamo. Siamo esseri umani e forse sì, siamo perfetti così.

  • http://www.puffetta86.blogspot.it Tatiana Micaela

    Il problema penso sia quello di vedere sempre tutto dunque tutti attraverso i nostri occhi.
    Quindi non necessariamente migliori di quello che sono, ma comunque come li vorremmo, perché così il nostro “io” li interpreta, secondo i nostri parametri. In generale, nel bene e nel male, ci aggrappiamo alle nostre convinzioni, ai nostri “bianco e nero”, perché le sfumature in fondo ci spaventano, minano la nostra fragilità e le nostre insicurezze.
    Quindi se quella persona, sommariamente, ci convince, riversiamo su di essa e sui suoi comportamenti un’imperitura aura positiva, ne vediamo la faccia bella della medaglia.
    Allo stesso modo, in altre persone, tendiamo a vedere tutto sbagliato.
    Non solo: con gli stessi parametri andiamo a “prevedere” i comportamenti altrui.

  • Gianluca D.T.

    “La verità è che ci aggrappiamo alle persone perché siamo fragili, ci innamoriamo della parte migliore di loro, e non riusciamo a vedere l’altra parte. Quella che non funziona.” (pag. 119)

    QUALI PENSIERI E SENSAZIONI VI SUSCITA?

    La meravigliosa frase di Francesco Carofiglio mi ricorda un periodo della mia vita in cui, giovane e disilluso, credevo che tutti gli uomini fossero buoni d’animo e le donne sincere. In quel periodo mi innamorai di una giovane ragazza e, in nome dell’Amore, ogni suo difetto sparì. Ero come accecato dall’amore per lei per non vedere i suoi difetti, quella che Carofiglio chiama “la parte che non funziona”.

    Non vedevo i suoi tradimenti, nè riconoscevo le sue bugie. Spesso, per quieto vivere evitavo di discutere e dicevo a me stesso che era colpa mia, ero io che esageravo.

    Lei approfittò del mio Amore nel modo peggiore, mi tolse ogni illusione e l’innocenza.

    L’esperienza mi servì a capire che non sempre ciò che appare è la realtà, questo sia nella vita che sul lavoro ma anche in Amore. Ciò mi irrobustì ed ora le sono comunque grato.

  • Terry

    Innamorati dell’idea dell’amore, ammaliati dalle belle cose. Ma solo quando riconosceremo in consapevolezza che questo amore non ci porta a nulla e che anzi ci ruba solo energia, potremo allontanarlo e iniziare a volerci bene per essere pronte a ricoscere senza fumo negli occhi quali persone ci fanno star bene.

  • daniela

    Non siamo fragili, siamo uomini e animali sociali; per questo naturalmente bisognosi l’uno dell’altro poiché nessuno, veramente, basta a sé stesso. L’Altro è il nostro Io speculare, complementare nel bene e nel male. Di volta in volta, cerchiamo nelle persone la conferma di quello che siamo o l’ispirazione per ciò che vorremmo o non vorremmo essere. Cerchiamo la giustificazione alle nostre mancanze,l’approvazione incondizionata o guardiamo, riflessa nel volto dell’altro, la maschera di ciò che disprezziamo. Ci appoggiamo perché abbiamo bisogno di camminare insieme e poi, magari, di voltarci le spalle quando ognuno avrà dato e preso, mai però in egual misura. Infatti, ci infastidisce più l’indifferenza dell’odio Sempre, ci specchiamo nell’altro: qualche volta ci piacciamo e qualche volta no-

  • Ele Saia

    L’amore è un bisogno, un desiderio primordiale, una sensazione che proviamo sin dai primi istanti di vita. E’ qualcosa che non si può spiegare, non c’è razionalità che tenga davanti ad un sentimento così unico, puro e raro. Perchè spesso per amore si spaccia il desiderio, la passione, l’affetto, quando invece il sentimento, quello vero, è unico, irrepetibile, e soprattutto cieco. Oscar Wilde ha detto: “Il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte”. Poche parole per una grande verità.

  • pdp

    L’amore è cieco …….. quando si ama si vede sempre la parte migliore delle persone, vengono esaltate le doti e i pregi (infatti con il venir meno del sentimento, affiorano i primi scogli) e ti rende fragile e sopratutto vulnerabile e questo ti porta a massimizzare sia la gioia che la sofferenza, ma non solo per amore ci si aggrappa alle persone, a volte lo si fa per paura, per solitudine, per sentirsi accettati, l’animo umano è molto più complesso e nessuno può dire di conoscere la verità, ne di esserne il depositario, ognuno ha la sua e pensa che sia la migliore.

  • Sergio

    Invece di porre speranza nelle persone, io ripongo le persone nella speranza che restino dove le ho riposte.

    – A Samantha

  • Stefania C.

    La frase mi ricorda ancora una volta non solo la fragilità dell’essere umano ma anche il suo bisogno di stare in compagnia, non essere solo. Spesso questo desiderio ci porta a “non vedere l’altra parte, quella che non funziona.”

    Desideriamo che le cose funzionino, che la vita di coppia vada avanti e spesso “sorvoliamo” su alcuni aspetti o non li vogliamo proprio vedere. La paura di rimanere soli, di essere lasciati, ci copre gli occhi e le orecchie.

    Invece il vero Amore non è questo ma è sincerità, non si nasconde dietro maschere e non ha paura di mostrare la sua debolezza, il suo lato umano.

    La vita mi ha insegnato che bisogna amare e conoscere a 360°, non bisogna illuderci nè chiuderci nel nostro bozzolo di utopica felicità ma vivere nella sincerità e mostrarsi e riconoscersi per quello che si è. Solo questa è la vera vita…

  • roriette

    Mi fa venire in mente che ci sono cascata un’altra volta, che ho preso un abbaglio, di nuovo. Forse sono sazia di dare, stanca di restare in attesa a osservare, aspettarmi gesti che non arrivano – e non arriveranno, con tutta probabilità. O forse ora che è arrivato il momento cruciale, difficile, scomodo io mi infastidisco, vorrei fuggire, rivendico tempo per me, rispondo che non so, forse, domani va bene, no non ho nulla, ti amo anch’io, buonanotte.
    All’inizio è stata una sorpresa. Un’affinità imprevista, forse perché le difese erano abbassate e ricercavo, senza averne cognizione, un amore che mi trascendesse la ragione e la volontà. Volevo dimenticarmi di me stessa e diluirmi in questo duo estemporaneo, percorso da una corrispondenza più intravista che scoperta. Volevo un alibi che mi salvasse dalla responsabilità di guardarmi ogni giorno e biasimarmi per la mia pigrizia, indecisione, irresolutezza. Mentre lasciavo che la mia vita mi sfuggisse un po’ di mano, questo amore diventava il punto in cui convergere ogni passione, per trasformare l’abulia in entusiasmo, la frustrazione in ebbrezza.
    Ti amavo per l’energia sventata che mi sentivo addosso e amavo quello che di te mi promettevo, godendomi l’azzardo che mi concedevo, di pensarti per me tutta la vita, e perfetto così come eri.
    La realtà dell’imperfezione, lo stacco dovuto tra la previsione e l’effettivo, non mi sconcertava e non era una fatica immaginare di apportare romantiche riparazioni in corso d’opera, un impegno costante ma lieve, come un pegno d’amore eterno, perché eternamente in costruzione.
    Allora il tuo narcisismo lo scambiavo per sensibilità e aspettavo ogni momento un moto di curiosità nei miei confronti, quando la tua riservatezza diventava incomunicabilità mi dicevo che avevi delle resistenze che col tempo io avrei sciolto e ogni tua negligenza era giustificata dalla stanchezza, dalla mancanza di tempo, dal lavoro sfibrante.
    Ora che mi vedo quasi ridicola nello specchio della realtà, il desiderio di quello che insieme avremmo potuto essere è quasi già un rimpianto.
    Anche se la tenerezza che nasce dai nostri due corpi vicini è una piccola felicità struggente, un’isola abbacinata e comoda. E il ricordo del sogno luminoso che ho covato è così fresco e dolce che non voglio lasciarlo andare, non ancora.

  • Maria Giovanna

    Credo che con questa mia risposta sarò molto distante dal pensiero degli altri utenti, ma è così che la penso.
    Queste parole non mi fanno pensare per nulla alla fragilità umana, bensì all’incoscienza ed anche un po’ al volersi inutilmente giustificare per i propri sbagli.
    Sono sempre stata dell’idea che per amare gli altri in modo pieno e totalizzante, si dovesse innanzitutto amare se stessi: se non so chi sono con i miei pregi ed i miei difetti, come posso mai accogliere qualcuno nella mia vita e donargli me stessa?
    Bisogna fare un’attenta analisi di se stessi: sapere chi si è, cosa si vuole e cosa si merita… solo così non siamo destinati a ritrovarci nella condizione di “giustificarsi” per esserci imbattuti in persone che “non ci meritavano”.
    Se ci imbattiamo in questo tipo di persone, non è forse anche o soprattutto colpa nostra?
    Chi non si ama abbastanza, può donarsi a chiunque; chi invece si ama alla follia per quel che è, sa che tipo di persone vuole amare e sa anche come amarle.
    E’ come quando si possiede qualcosa di unico e di valore: ci si sta attenti. Bisogna vedere noi stessi in quest’ottica: siamo una sfera di vetro a cui dobbiamo prestare attenzione e che doniamo solo a chi sembra sappia averne cura.
    Spesso e volentieri, guardando alla fine dei miei rapporti, mi son sempre vista come la bimba che dona i cuori della pubblicità della Vodafone. Mi son sempre chiesta: “Quando toccherà a me ricevere?”. Poi, dopo tanto, ho capito che era sbagliato il punto di vista: dovevo donare quei cuori a persone che erano pronte a rendermeli indietro in altre forme.
    Alle volte, basta solo spostarsi di pochi centimetri con le stelle nelle scarpe, per rivedere l’arcobaleno in cielo.

  • Marica

    No, non credo che siamo fragili. Credo invece che abbiamo tanta voglia di essere felici e vivere situazioni che ci fanno stare bene. Capita che ci “approfittiamo” delle persone per motivi ben più gravi…un po’ di sano egoismo che ci fa sentire meglio e non danneggia nessuno chi l’ha detto che è sbagliato? Inoltre, se ci aggrappiamo a qualcuno è perché sentiamo che può darci qualcosa di positivo, quindi già questo significa che la parte negativa non ci interessa (almeno in quel momento)! Credo che la fragilità dell’essere umano si dimostri in maniera diversa.

  • Francesco

    Più che una sensazione, mi fa riflettere… e mi accorgo che mi sono innamorato e ho amato difetti ed errori… Scorgendo in questi un riflesso di ciò che di bello, profondo e speciale c’era “nell’altra parte”… Da una parte o dall’altra, la verità è che ci aggrappiamo alle persone perché siamo fragili…

  • faby

    Io non sono d’accordo con questa frase. Io, personalmente non mi sono innamorata perchè sono fragile, e anche le mie amiche si sono innamorate del proprio uomo per tanti altri fattori. Forse questa visione è di una persona delusa, che crede di “aggrapparsi” e innamorarsi dell’altra persona solo perchè è fragile, solo perchè è l’unica possibilità di avere l’altra metà che gli manca.
    Soprattutto se si è veramente innamorati, si vedono i pregi e ovviamente si apprezzano, ma si vedono anche i difetti e sono propri quelli che ti fanno capire che se accetti una persona così com’è è perchè è quella giusta.

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