Giveaway – Cacciatori di frodo

GIVEAWAY

CACCIATORI DI FRODO

Tra gli echi del Piave e del moderno Nordest, una tragedia familiare dai toni biblici, raccontata con una scrittura circolare e ossessiva.

COME SI VINCE?
Basta rispondere alla domanda sotto riportata entro lunedì 25 marzo alle ore 21 rispondendo sotto questo post.
La redazione sceglierà il vincitore tra i partecipanti, individuando chi ha formulato il post più originale e attinente alla richiesta (il giudizio è insindacabile). Dopo che avremo verificato l’iscrizione alla nostra newsletter, a questi sarà attribuita una copia del romanzo “Cacciatori di frodo” di Alessandro Cinquegrani – Miraggi Edizioni.

* I libri in palio sono messi a disposizione dall’editore in forma di omaggio secondo la normativa prevista dal dpr 633 del 1972 che regolamenta i concorsi.

LASCIATEVI ISPIRARE DALLA FRASE:

 “Dopo tanto fare, dopo tanto camminare, tanto begare, non mi sono ridotto come lui, in questa miseria e in quest’inferno, penso in questo giorno di malinconie, tutto è andato come doveva andare”… (pag. 57)

QUALI PENSIERI E SENSAZIONI VI SUSCITA?

 

LA TRAMA DEL LIBRO

Tutte le mattine prima dell’alba, una donna esce dalla casa cantoniera giù al fiume, percorre dodici chilometri di un binario morto e si sdraia subito dopo la curva troppo stretta, aspettando il treno «che le faccia rotolare la testa giù dall’argine e nel fiume». Tutte le mattine, un uomo percorre quegli stessi dodici chilometri per riportare a casa la moglie, sdraiata sui binari subito dopo la curva troppo stretta. Nella sua mente si attorcigliano i fantasmi di un tempo andato, la famiglia, un figlio, un fratello. La vita e la morte, la colpa e l’espiazione. E lungo il fiume, cacciatori di frodo si nascondono: il paesaggio attraversato da Augusto è una tetra parentesi, quasi indifferente, che racchiude una tragedia familiare dai toni biblici, gli echi del Piave, le ombre del miracolo economico del Nord-est e una nuova resistenza. La storia di una dannazione, una corsa a perdifiato verso l’inferno, o forse un vademecum su come diventare cacciatori di frodo, clandestini del pensiero nell’epoca della banalità.

L’AUTORE
Alessandro Cinquegrani (Treviso, 1974) è ricercatore di Letteratura comparata all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha pubblicato i volumi di critica letteraria La partita a scacchi con Dio (il Poligrafo 2002, Premio Gesualdo Bufalino), Solitudine di Umberto Saba (Marsilio 2007, Premio Promozione Ricerca del Cnr), Letteratura e cinema (La Scuola 2009, Menzione Speciale al Premio Internazionale Efebo d’Oro). Svolge attività di critico cinematografico per importanti riviste nazionali. Cacciatori di frodo, finalista al Premio Calvino, è il suo primo romanzo.

INFO:

  • Booktrailer, recensioni e possibilità di leggere alcune pagine: http://www.miraggiedizioni.it/demo/component/content/article/25-golem/78-catalogo-cacciatori%20di%20frodo.html
E IL VINCITORE E’…

Rossella

Il vincitore è pregato di contattare la redazione all’indirizzo concorso@gliamantideilibri.it entro e non oltre venerdì 28 marzo.

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  • Rossella

    Piange il cuore che non ha sperimentato ogni emozione. L’inattività è figlia del dolore, l’azione sola è l’anestetico che rende tollerabile e giustifica quanto di ingiusto nel cammino della vita può serbare il tuo percorso e che ti fa accettare serenamente il fatto che tutto è andato come doveva andare. In una parola: vivere, unica illusione che tu puoi accettare.

  • Caterina

    Ognuno ha un proprio percorso di vita individuale, unico ed irripetibile: lungo questi percorsi tutti noi camminiamo, ci affanniamo, annaspiamo contro le difficoltà e contro la miseria di questo pianeta, talvolta scontrandoci tra di noi e begando; c’è chi crolla e c’è chi resiste. Il protagonista riflette con malinconia su come alcuni – “lui” in primis – si siano ridotti a larve umane, e nel contempo tira un cinico sospiro di sollievo nell’accertare la propria tenacia. Il protagonista é un vincente.

  • Gianluca D.T.

    La vita ci pone spesso tanti ostacoli nel nostro cammino, tante miserie e dolori ma anche molte gioie, spesso inaspettate. Colui che riesce a viverla fino in fondo, assaporando gioie e dolori, non soccombendo alla malattia oggi molto diffusa del “non vivere” e del “non capire”, è un vincente!

  • Stefania C.

    La frase mi ha ricordato un pensiero del grande filosofo indiano Paramhansa Yogananda: “Spesso noi continuiamo a soffrire senza fare uno sforzo per cambiare; ecco perché non troviamo pace durevole e appagamento. Se noi perseverassimo, saremmo certamente capaci di superare tutte le difficoltà. Dobbiamo fare lo sforzo, perché possiamo passare dalla miseria alla felicità, dallo sconforto al coraggio…”

    Sagge parole che l’uomo contemporaneo dovrebbe tenere a mente.
    Stefania C.

  • maria

    è quando ti piangi addosso, quando non reagisci, quando non non risorgi dalle tue stesse ceneri, quand ti fasci la testa prima di romperti, che sei un perdente. Perdente senza aver nemmeno giocato la tua battaglia per la vita. Perchè accetti tutto passivamente quello che ti viene imposto senza nemmeno un cenno col capo di negazione. Ti rassegni. E solo con la rassegnazione resterai.

  • Elena

    E’la resa incondizionata di chi ha lottato fino alla fine per cambiare un destino che non voleva suo. Stanchezza e dolore ormai si possono toccare, e lottare non ha più senso.

  • http://blog.libero.it/lor3lla lorella quintabà

    Quando non accetti la vita passivamente, ma cerchi di ottenere quello che vuoi, combatti, non accetti compromessi, esigi rispetto e amore….allora ti senti viva, soddisfatta,migliore, e guardi l’altro che si è fatto sopraffare dalla miseria e dell’inferno con compassione e un po’ di tenerezza.Lui non ce l’ha fatta, tu si.
    Ho immaginato la frase al femminile.

  • faby

    Alcune volte, spesso senza volerlo, cadiamo in uno stato di tristezza, confusione e malinconia che ci fa vedere tutto storto e non ci accorgiamo di quanto la vita ci offre, di quante cose belle ci sono intorno a noi. Non è facile, ma bisogna reagire, bisogna vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Dobbiamo trovare la felicità e la serenità anche nelle piccole cose della vita.

  • cogu

    Non arretrare sull’insidioso campo dell’essere ci rende davvero consapevoli e degni della nostra vita, qualunque essa sia.

  • Ele S.

    presto o tardi, ogni uomo deve discendere, come un eroe antico, gli “inferi”: egli deve affrontare prove difficili, sopportare la sofferenza, il dolore e la morte; mentre, agonia dopo agonia, perde una parte di sé, tanto da sentirsi, alla fine, smarrito, svuotato e diverso. ‘Tutto è andato come doveva andare’, il cerchio si è chiuso, il destino dell’uomo si è compiuto. c’è chi rimane schiacciato da questo destino e affonda sempre più in basso, c’è chi, invece, lotta ostinatamente e, tenendo per mano la propria anima dolente, riesce a risalire. un continuo alternarsi di gioie e dolori, la vita; la sfida più grande, però, è trasformare questo viaggio in un’avventura alla scoperta di sé.

  • giacomo

    Credo proprio sia cosi. Ogni volta che si dice: “Sì, tutto è andato come doveva andare” è perchè io ho voluto che andasse così.Ed è questa consapevolezza che non mi fa gridare “Al ladro” oppure “All’inferno”.Sì, proprio così penso in giorni simili, in giorni tristi come quello di oggi in cui nessuna telefonata mi ha cambiato la vita ed io -dead man walking-. Ed anche io-mi riconosco- simile ad un cacciaotore di frode, ogni volta che mi rendo inconsapevole delle mia capacità…e remo contro

  • Fausto

    Ho camminato più in là delle mie paure, più in là del destino che mi angosciava.
    Ho sudato via tutto ciò che mi accomunava a lui, ho percorso chilometri solo per essergli sempre più lontano, ogni passo era una ribellione, una dichiarazione d’indipendenza.
    Ed eccomi.
    Io sono qua.
    Io sono io

  • Chiara B.

    “Perchè non fai niente per salvare tua moglie? Non le dici che non deve distruggersi così?” Ogni giorno mio marito si sente ripetere queste frasi da amici o semplici conoscenti, come se la mia vita fosse nelle sue mani. Lui me lo dice nervoso e impotente perchè è stanco di sentirsi accusato ingiustamente: non possiamo controllare la vita altrui, possiamo solo restare accanto al nostro compagno e provare a superare insieme le difficoltà che ci si presentano, ma quando arriva l’ostacolo dobbiamo saltarlo con le nostre gambe. Vivere è una lotta continua, ma nonostante tutto l’amore che si può provare per il proprio partner, è una lotta estremamente individuale.

  • Marica

    Spesso diciamo che è andata così perché è tutto scritto e non potevamo far nulla per cambiare gli eventi. È vero, molte volte succede questo, ma è anche vero che spesso ci rifugiamo in questa frase perché non abbiamo il coraggio (o a volte la voglia) di combattere e far si che la nostra vita vada come vogliamo noi quindi ci arrendiamo e lasciamo che “il destino” lavori per noi. Perciò se poi rimaniamo delusi dagli eventi…beh non è dipeso da noi e non abbiamo rimproveri da farci! A volte siamo davvero complicati.

  • Gruppo Frency & Co.

    Anche se in questo momento stò lottando e soffrendo e anche se tutto sembra avverso c’è sempre un filo di speranza che mi dà la forza di non mollare. Il destino seguirà il suo corso, devo vivere per non sprofondare in questo misero inferno. Il domani già mi aspetta.

  • Ali

    Un nodo alla gola, una apatica angoscia, una amara considerazione, la triste consapevolezza che niente è stato come lo avrei sognato. Mi trascino, nella vita, passo dopo passo, nella consapevolezza, l’unica, che tutto è andato storto. Niente è servito. Ogni sforzo, ogni fatica persa nel nulla del magro raccolto.

  • Davide

    Come ci insegna Heminqway in “Il vecchio e il mare” non conta il risultato ma piuttosto lo sforzo nell’affrontare il destino e soltanto nella misura di questo sforzo si può arrivare alla vittoria attraverso la sconfitta.

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