Figli del diavolo – Liliana Lazar

Titolo: Figli del diavolo
Autore: Lazar Liliana
Casa Editrice: 66th And 2nd
Genere: Romanzo sociale
Traduttore: Camilla Diez
Pagine: 233
Prezzo: 16,00

Liliana Lazar in Figli del diavolo (edizioni 66THA2ND)  ricostruisce una realtà giunta a conoscenza in tutto l’Occidente dopo la morte di Nicolae Ceauşescu. L’autrice è nata in una regione settentrionale della Romania, la Moldavia. A studi terminati e in seguito alla caduta del regime di Ceauşescu, si è stabilità in Francia dove scrive le sue opere in lingua francese. Infatti Figli del diavolo vede le stampe come Enfants du diable nel 2016 e solo ora è stato tradotto e pubblicato in Italia.  Il racconto è doloroso e coinvolgente poiché tocca le sfere dell’infanzia e della maternità.

Procreate compagne, questo è il vostro dovere patriottico!” Ceausescu, il despota che guidò la Romania dal 1965 all’89, con un decreto stabilì che la contraccezione era permessa solo a donne che avessero già partorito almeno quattro figli, che anche l’aborto era proibito a donne con meno di 45 anni e già madri di almeno quattro figli, che tutti i cittadini a conoscenza di un aborto erano tenuti a denunciarlo e che le donne sottoposte a un aborto clandestino avrebbero avuto diritto alle cure solo se avessero denunciato chi aveva praticato loro l’interruzione di gravidanza. La legge derivava dal fatto che secondo il despota romeno la vera forza di un Paese era il suo popolo e “i romeni dovevano essere numerosi”. Liliana Lazar vuole raccontare una pagina buia della storia di questa nazione. Il suo è un romanzo di denuncia sociale.

Sono gli anni Ottanta. La trentacinquenne Elena Cosma fa la levatrice a Bucarest. Non è bella, non è elegante né raffinata, non è sposata e non ha figli. E’una donna forte, dai tratti mascolini. Fa nascere un sacco di bambini e aiuta le mogli dei quadri del partito a interrompere le gravidanze. Ma lei un figlio lo vorrebbe proprio: “Ancora vergine a un’età in cui le altre aspettavano il quinto marmocchio, l’unica cosa che la tormentava davvero era il fatto di non avere figli. E se ormai aveva rinunciato all’idea di sposarsi, sperava ancora di divenire madre, prima o poi“(pag.11). Ha un’idea: molti bambini vengono abbandonati alla nascita, quindi perché non prenderne uno e crescerlo come fosse suo, ma non vuole un bambino qualsiasi con origini ignote, uno di quelli che chiamano “figli del diavolo”, lei vuole un figlio di Dio, un bimbo con un buon patrimonio genetico. Un giorno le si presenta una felice opportunità, una giovane vedova dai capelli rossi incinta che non vuole un terzo figlio. E’ bella e signorile e il marito era un militare, un bell’uomo. Ha solo due figli, ne aspetta un terzo e ha meno di quarantacinque anni dunque non può abortire, ma è povera e ha bisogno di soldi. Elena si accorda con lei, simulerà una gravidanza e quando scadrà il termine prenderà lei il bambino in cambio di un pagamento.  Il 1 luglio 1978 Zelda  partorisce Damian, un bel bimbo con i capelli rossi come la madre naturale e un carattere mite. Tuttavia Zelda sembra non volersi rassegnare alla perdita del piccino ed Elena è costretta ad allontanarsi con lui da Bucarest e trasferirsi in un luogo in cui non possano essere rintracciati.

Liliana Lazar ci consegna la fredda atmosfera di un regime privo di umanità con una narrazione dallo stile analitico. Lo stesso fraseggio sembra volerci trasmettere terrore e costrizione e con crudezza raccontare una complessa quotidianità. La quotidianità di Elena e Damian prosegue a Prigor, un piccolo villaggio di campagna della Moldavia governato da un sindaco despota. Elena  accetta uno squallido lavoro in un dispensario medico, dove ha il dovere di denunciare alle autorità ogni tentativo di interruzione di gravidanza volontaria e diventa unica responsabile della gestione del minuscolo presidio medico. Nel contempo il sindaco riesce a far edificare un orfanotrofio per tutti i bimbi non voluti e abbandonati dove però vengono cresciuti a suon di botte, insulti, violenze di ogni tipo, senza cibo e in condizioni igieniche e sanitarie spaventose. Da casa di accoglienza a lager. Nulla di diverso dalle altre strutture governative del Paese, custodi del dramma degli orfani degli anni Ottanta (i cosiddetti figli del diavolo) le cui famiglie non disponevano di mezzi economici per mantenere molti figli e gli abbandoni erano all’ordine del giorno. Solo dopo la morte di Ceaușescu, avvenuta nel 1989, l’Europa occidentale scoprì cosa era accaduto.

Figli del diavolo è un libro interessante per chi vuole conoscere una pagina di storia romena: coloro che avrebbero dovuto rappresentare la forza del Paese, i bambini, ne sono state vittime e anziché ricevere protezione hanno subito i peggiori orrori della dittatura di Ceaușescu. Elena la protagonista e gli altri personaggi sono contorno ad una storia di abusi e soprusi, di sevizie e torture, di umiliazioni ai danni di quei bimbi indifesi e abbandonati, essenzialmente non desiderati. E se  Liliana Lazar racconta di infanzie fatte di abbandono, paure, solitudini, di contro il figlio di Elena, Damian, cresce dentro ad un guscio in cui la madre lo protegge ad ogni costo dalla realtà circostante. Tuttavia, nonostante i continui sforzi per assicurare al proprio figlio un futuro sereno, leggiamo un finale agghiacciante. In tutta la narrazione la tensione è sempre altissima, resa magistralmente dalla scelta di scandire il racconto con capitoli molto brevi. Un libro questo da non lasciarsi sfuggire se si vogliono conoscere le condizioni di vita degli orfani della Romania negli anni della dittatura.

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