Fai bei sogni – Massimo Gramellini

Titolo: Fai bei sogni
Autore: Gramellini Massimo
Data di pubbl.: 2012
Casa Editrice: Longanesi
Genere: Romanzo
Pagine: 209
Prezzo: 12.90

Conosciamo Gramellini, giornalista e scrittore, perché ogni giorno saluta i lettori su La Stampa con un corsivo sulla prima pagina del giornale o perché è ospite di trasmissioni televisive e ancora perché ha esordito come romanziere nel 2010 con “L’ultima riga delle favole”, dunque lo conosciamo nel pubblico. Fai bei sogni, uscito da poco, ci fa conoscere Gramellini bambino e poi adulto, nel suo privato. E’ una storia personalissima, la storia della sua vita, scritta con delicatezza e con una scrittura così piacevole che neanche ci si accorge di essere giunti al termine. E’ un romanzo commovente, che appassiona dalla prima all’ultima riga, uno di quei romanzi ricchi di frasi da sottolineare, per non dimenticarle più, da leggere, ma soprattutto da rileggere.

Fai bei sogni è la storia di un segreto custodito in una busta per quarant’anni. E’ il racconto di una crescita senza l’appiglio più solido: l’amore di una madre. Così  si scatena una lotta incessante contro la solitudine, l’inadeguatezza e il senso dell’abbandono dove momenti di smarrimento si alternano a momenti di vita normale e un sentiero che si vorrebbe percorrere rettilineo diventa pieno di curve. Ed in questo percorso l’autore è accompagnato da Belfagor, un mostro che vive nella sua anima, che lo tormenta e non gli dà pace. “Un mostro molle e spugnoso che si alimentava delle mie paure: sfiducia, rifiuto e abbandono. (pag.58)”. 

Il racconto ha inizio quarant’anni prima. Un giorno che, per i bambini in particolare, solitamente è di gioia perché prossimo al Natale, il piccolo Massimo scopre la morte, la più orrenda per un bambino: la morte della mamma. Iniziano qui i ricordi di un’infanzia prima ed un’adolescenza poi  “con l’ossessione che la ferita dell’infanzia non mi avesse segnato l’esistenza in modo indelebile” (pag.74). Nonostante la presenza del padre, con cui ha dei problemi, ed una ridda di figure che ruotano nei suoi anni di solitudine materna, il vuoto di quell’assenza non viene mai colmato. E neppure il racconto di quella morte, fatto dal padre, lo rasserena. Così cerca un rifugio nel tifo calcistico, poi nei primi innamoramenti, nelle collaborazioni giornalistiche e in molte altre occupazioni cercando di trasformare ogni cosa in auto-aiuto per iniziare finalmente a vivere. E proprio l’amore “Furono le donne a estrarmi dalle secche in cui mi ero arenato” (pag.148) e la scrittura lo rendono spavaldo tanto da rompere il patto con Belfagor. “L’ho sentito rattrappirsi come una spugna consunta e poi disintegrarsi in una pioggia di frammenti subito inghiottiti dal buio”(pag,203).  Una volta sceso a patti con la realtà, per Gramellini è il momento del perdono: per la madre, per il padre, per la Vita, che lui aveva sempre accusato di avergli tolto tanto. Una volta imparato a perdonare, il cuore è libero. E sorprende leggere di un adulto che impara a perdonare la Vita: meravigliosa autoironia che fa commuovere e sorridere nello stesso tempo.

In questo racconto autobiografico gli elementi di scrittura veramente interessanti sono i guizzi di ironia, soprattutto se si considera che sono applicati ad una vicenda tristissima. Un libro vero nel sentimento che l’ha ispirato, ma con sensazioni di tipo universale. E’ un romanzo di formazione con una grande morale: imparare ad accettare la sofferenza e a buttarci alle spalle la sfiducia e la paura che limitano la nostra vita per arrivare alla conquista di un amore e di una vita piena ed autentica. Un individuo è in grado di emanciparsi nonostante la sua famiglia tenti, nei più variegati modi e sia pure involontariamente, di distruggerlo.

 

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