Eravamo bambini abbastanza – Carola Susani

Titolo: Eravamo bambini abbastanza

Autore: Carola Susani

Editore: minimum fax

Genere: romanzo

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 210

Prezzo: € 13,50 

Incuriosita dal titolo – bellissimo !- con un avverbio di quantità collocato per dare effetto al significato della frase, e dal piazzamento nella terna delle finaliste  della XXIX Edizione del Premio Letterario Nazionale  per la Donna Scrittrice “Rapallo Carige”, sono stata attratta da Eravamo bambini abbastanza di Carola Susani. 

Il romanzo, edito dalla minimum fax, racconta una storia intensa, quello che è un incubo per molti genitori, il rapimento  di un figlio, e nello stesso tempo una favola “noir” con un lupo che sotto le mentite spoglie di “pifferaio magico”attrae e rapisce dei ragazzini. La storia è narrata in prima persona da Manuel, 12 anni, rapito nel parcheggio di un centro commerciale mentre la madre è intenta a caricare la spesa in auto. E’ lui la voce narrante, l’ultimo della stramba combriccola ad essere preso. Dunque, la narrazione ha un lieto fine e la storia, fin dal primo capitolo, potrebbe dirsi conclusa: Manuel ci rivela che è tornato a casa e il “lupo cattivo” è morto. Il suo è un resoconto da reduce, il suo narrare sono “le memorie” di un dodicenne che ha vissuto qualcosa di completamente diverso dalla maggior parte dei suoi coetanei. 

A tenere insieme questa giovane compagnia di bambini rapiti è il Raptor, un aguzzino, un essere deforme, zoppicante, così chiamato perché il suo modo di fare ricorda un veloce predatore estinto, il velociraptor. E oltre a Manuel ci sono Ana, Filip, Leonid, Tania, Dragan, e poi ancora Alex e Catardzina, sette rapiti, ognuno con caratteristiche diverse: “Sono certo che abbia scelto ognuno di noi per una ragione. Non credo che ci abbia presi nel mucchio […] abbiamo età diverse. Deve aver visto qualcosa in loro e in me”(pag.21-22).Tutti sono stati strappati alle proprie famiglie, ognuno in un Paese diverso, per lo più nell’Est, e uniti a formare una comunità a tutti gli effetti, con regole, leggi, ruoli assegnati. Viaggiano con poco bagaglio, qualche strumento musicale e l’occorrente necessario per la sopravvivenza. Rubano, chiedono l’elemosina, si spostano attraversando l’Europa, sia a piedi sia su mezzi di fortuna, dormono in fabbriche abbandonate, nelle stazioni, in mezzo ai barboni, dove capita. Nessuno di loro è stato minacciato e a nessuno viene fatto del male. Molte volte hanno anche l’occasione di scappare, ma nessuno lo fa, perché forte è l’appartenenza al branco, quasi un attaccamento viscerale “nella pianura, quando non c’era nessuno, mi era venuta voglia di fuggire, e adesso che avrei potuto farlo, non volevo” (pag.111). 

Dal rapimento di Manuel fino alla destinazione, Roma, seguiamo le vite dei bambini che non mostrano nessun desiderio della loro famiglia. Hanno imparato ad organizzarsi, assimilato regole date dal Raptor e creato rituali di gruppo. Hanno stabilito legami, alleanze e contrapposizioni, annullando qualsiasi forma di individualismo. Stanno attenti a non dare troppo nell’occhio perché la cosa peggiore che potrebbe capitare loro è di tornare a casa. Il gruppo è  la loro nuova vita, vivono la loro felicità quotidiana, si vogliono bene. Eravamo bambini abbastanza è un romanzo che racconta come il senso di comunità diventa più forte se si condividono situazioni di disagio, come si può vivere una prigionia quasi fosse un’avventura e come possa provare felicità chi scappa di casa. 

Tuttavia ogni viaggio ha un inizio ed una fine.“ Ci muovevamo verso sud perché a nord fa freddo[…] pensava di arrivare al mar Tirreno all’inizio dell’estate  e che non si sarebbe fermato sulla spiaggia, e avrebbe continuato a camminare”(pag.6). Il viaggio si compie attraverso i non luoghi della società moderna: anonime periferie, ex capannoni industriali lasciati all’abbandono, palazzi che pareva “si stringessero gli uni contro gli altri”, boschi e sottoboschi di città, argini di fiumi e canali, stazioni dismesse, piazze da abitare la notte insieme agli individui che vivono più ai margini della società. Si scopre che il Raptor forse vuole un incontro con il Papa. Perché aveva scelto quei bambini e li aveva portati con sé? E perché,, ormai giunto nella capitale, rapisce ancora un neonato?  Non ha bisogno della forza per tenere unito il suo piccolo branco, li assoggetta alle sue regole, ma nello stesso tempo li protegge e li rassicura come un buon padre, tant’ è che nessuno prova a fuggire e tutti sopportano stoicamente freddo, fatica, fame e paure. 

Eravamo bambini abbastanza racconta un’infanzia che porterà Manuel ad avere una visione particolare del suo passato: tornato a casa, se si sveglia nel cuore della notte, si ritrova a pensare che “non capisco che ci faccio qui […]la vita vera era quella[…]e che questa – la scuola, i genitori, i regali di compleanno, la piscina – è come un giro in giostra, un esercizio finto che non allena a niente”(pag.5). E la giostra è nel disegno di copertina, con i seggiolini volanti su fondo nero notte. E’ una giostra simbolica con le catene in volo, dunque esperienza ed ebbrezza della salita ma anche inevitabile discesa. 

Lettura appassionante che fa immergere il lettore all’interno dei meccanismi che si istaurano fra vittima e  rapitore, allontanandolo dal cliché che porta ad identificare quest’ultimo con un mostro. E’ il racconto di un’esperienza al limite  che lascia il desiderio di andare oltre i fatti raccontati. 

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