La letteratura è la mia vendetta – Claudio Magris e Mario Vargas Llosa

Nuova perla per la collana “Libellule” di Mondadori: in queste poche pagine piene di emozione, sentimento e soprattutto letteratura, Mario Vargas Llosa e Claudio Magris si confrontano su alcune tematiche. Tutto ha origine da una conversazione del 9 dicembre 2009 a Lima, in Perù, in cui i due grandi letterati del nostro tempo hanno modo di esprimere la loro opinione su ciò che più di tutto li appassiona. Questo libricino deve essere letto come un dialogo, così  nella lettura la sensazione che si prova è quella di aver davanti a sè i due scrittori e di avere la possibilità di ascoltarli con le proprie orecchie. Il risultato è fulminante:  poche parole, intense, coinvolgenti, mozzafiato. I due esordiscono descrivendo i punti che li accomunano, come persone e soprattutto come uomini di cultura. Il più grande intellettuale italiano spiega e sottolinea quale sia la posizione dello scrittore e della letteratura, ci mostra una visione d’insieme e pone l’attenzione su aspetti che si danno per scontati o che non si comprendono appieno.

“Soltando narrando questa indissolubile mescolanza tra ordine e disordine, aspirazione alla verità e traviamento nell’errore, ragione e delirio, esigenza di giustizia e colpevole trasgressione, si può trovare il senso di quel caos che è la vita, pur senza negare il necessario sforzo di darle un ordine” Magris, pag. 14

Anche il premio Nobel peruviano evidenzia quale dovrebbe essere il ruolo di un libro:

“Quando i romanzi sono davvero riusciti, ci soggiogano, ci strappano da questa vita che è caos e confusione e ci fanno vivere nell’esperienza magica della lettura, la finzione come una realtà; torniamo poi nel mondo con una sensibilità più acuta per comprendere ciò che ci circonda, per scoprire meglio il rapporto gerarchico tra ciò che è importante e ciò che è secondario” Vargas Llosa, pag. 23

Altre tematiche che vengono affrontate con passione, grazie all’aiuto del professor Renato Poma, che rivolge loro le domande presenti nel libro, sono il tema del viaggio guardato con la chiave di lettura del personaggio di Ulisse e lo straordinario e misterioso tema del tempo. Ma è parlando di cultura, società e politica che gli autori danno il meglio. In un momento di totale disaffezione da parte dei cittadini nei confronti della “res publica”, le parole di Magris scuotono le coscienze e invitano a non vivere passivi:

“Che cosa si può fare? Non bisogna fare gli struzzi e voltare le spalle alla politica; bisogna entrarci, anche se tappandosi il naso, convincere la società che si deve partecipare alla politica, se vogliamo che non sia quella cosa povera e mediocre che è oggi” Magris, pag. 52

La scossa finale ce la sottopone Vargas Llosa che ribattendo alle parole del letterato italiano dice:

“… è la politica che dovrebbe fissare dei limiti. Perchè ci sono cose a cui una società democratica non può rinunciare. Una società democratica non può accettare che le donne siano cittadine di seconda classe, non può accettare l’ablazione della clitoride, non può accettare che le ragazze vengano vendute dalle famiglie. Ed è tutto questo che sta avvenendo costantemente in Europa…” Vargas Llosa, pag.68

“Il mondo ha bisogno di essere migliorato ed è indispensabile continuare a migliorarlo” (pag. 11) ed è proprio con l’obiettivo di migliorare il mondo, e di migliorare noi stessi prima di tutto, che consiglio a tutti la lettura di queste poche ma intense pagine (desidererete che non finiscano mai..).

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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