Coordinate d’oriente – Alessandro Perissinotto

Titolo: Coordinate d'Oriente
Autore: Perissinotto Alessandro
Data di pubbl.: 2014
Casa Editrice: Piemme editore
Genere: Romanzo
Pagine: 304
Prezzo: 15,00

L’ultimo romanzo dello scrittore Alessandro Perissinotto è, a mio avviso, un giusto mix  fra un inchiesta giornalistica ed un giallo. Una storia che seppur incentrata sui sogni di un imprenditore che vuole cambiare la società che lo circonda raccoglie, al suo interno, tante microstorie di persone che vivono e sono vissute in tempi diversi.

Questo romanzo può essere visto come un’indagine o per meglio dire una ricerca per comprendere le sorti dell’imprenditore illuminato Pietro Fogliatti. Il narratore delle vicende di Pietro è un professore universitario che crede ancora nella forza della narrazione come farà dire a Pietro alla fine del romanzo “Ognuno di noi ha bisogno di raccontare e di essere raccontato”. Un professore che capisce che per avvicinare i suoi giovani studenti alla narrazione deve arrivare ad un compromesso e quindi gli affiderà un compito che sarà a metà fra la biografia ed il racconto di vita vissuta. Il professore tra i tanti elaborati dei suoi studenti si soffermerà sulla storia, narrata sotto forma d’intervista, dell’imprenditore torinese che ha deciso di andare in Cina non solo per sviluppare la sua idea rivoluzionaria di auto elettrica, ma per realizzare un sistema fabbrica che metta al primo posto l’uomo e l’ambiente piuttosto che il profitto. Le spinte emotive che muovono l’agire di Pietro sono due lutti  quello del padre, morto di cancro per le esalazioni respirate nella fabbrica di vernici dove ha lavorato tutta la vita,  e della figliastra morta in un incidente in tenera età.

L’utopia dell’imprenditore torinese si scontra con una società sospesa fra tradizione e cambiamento, fra oriente ed occidente. La linea del cambiamento s’infrange contro la curva del profitto e come una tragedia greca l’eroe sembra soccombere al fato o più cinicamente all’avidità umana. Un personaggio che sembra perdersi in una Shanghai che ricorda la metropoli futuristica di Blade Runner con la sua pioggia acida ed i palazzi che sembrano prendere vita con i loro  colori e suoni che ci parlano in continuazione, ma si ritrova grazie alla condivisione del dolore con Jin una donna che come lui ha perso il figlio in un incidente autostradale.

Un romanzo corale in cui i punti di vista sono molteplici, in cui il tempo e lo spazio si dilatano ed abbracciano paesi e momenti diversi. L’autore riesce ad essere veramente delicato quando tratteggia con richiami letterari (come il libro “l’amante” di Duras) e musicali come le sonate al piano di Offenbach e di Ravel un incontro fra due persone che hanno sofferto nel profondo e per questo si rispettano, si comprendono, diventano amici e solo alla fine scoprono e vivono l’amore. Un libro che scava e ci mostra la cruda realtà dietro a parole che spesso sentiamo ogni giorno come delocalizzazione, diritti, sicurezza sul lavoro, salute. Una Cina che sembra l’America di fine Ottocento che vuole conquistare ogni spazio come un virus che inghiotte tutto.

“La Cina ha lanciato il programma “Go West” investi nell’ovest del paese, prezzi bassi ed incentivi alti, e quando finirà la pacchia ci saranno  altri punti cardinali da sfruttare, altri orienti, altri occidenti, altre coordinate di profitto” (pag 279).

L’autore o chi racconta le storie sembra essere come il filosofo che fa emergere la verità, anche quella più scomoda, o come lo scultore che da una materia grezza fa emergere una statua definita.

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