Configurazione Tundra – Elena Giorgiana Mirabelli

Titolo: Configurazione Tundra
Autore: Elena Giorgiana Mirabelli
Data di pubbl.: 2020
Casa Editrice: Tunué
Genere: Romanzo distopico
Pagine: 106
Prezzo: € 13,50

Diana, proveniente da Mangrovia, trascorre a Tundra i suoi mesi “nell’Altrove”. La casa che gli è stata assegnata, via Oida n.7 altezza km3, è un loft luminoso con parquet, tappeti, tende comprate all’Ikea, un’ampia cabina armadio, uno studio cieco e finestre aperte “sulla città in mutamento”. Lea, l’inquilina precedente, ha infranto le regole del pudore. Prima di andare via non ha occultato se stessa, non ha cancellato la sua presenza dall’appartamento. Carte, diari, foto, filmati, quelle che Diana definisce “tracce odorose e calde”, sono a portata di mano, accessibili. La madre di Lea, Marta, visionario architetto, ideò Tundra, una delle Città-Bioma, quando c’erano ancora il tempo, il disordine e perfino i centri storici… “Le case sono grandi organismi a forma di scatola. Le persone, animali che le scelgono e reagiscono”. Diana mette insieme i pezzi, scrive, indaga, si adatta.

Il romanzo di esordio di Elena Giorgiana Mirabelli, già curatrice per le case editrici Carocci e Laterza, è una singolare distopia giocata sul filo dell’antropologia, un felice azzardo filosofico dai risvolti critici e politici. Il nume tutelare, nonché il nobile padre da uccidere, è Arnold Gehlen, autore esplicitamente chiamato  in causa nel testo.

L’antropologia filosofica di Gehlen si contraddistingue per un acceso antidarwinismo, una posizione alimentata dalla suggestione del mito prometeico. Com’è noto, Epimeteo, fratello di Prometeo, distribuisce a tutti gli esseri viventi attributi specifici, tranne che all’uomo, un torto cui solo un dono speciale può costituire adeguata riparazione. Dalla mancanza di specializzazione e di una nicchia riservata entro cui esercitarla, deriva la straordinarietà umana. Così, per il filosofo tedesco, tra uomo e animale il divario è radicale. L’uomo, essere dotato di qualità uniche ed esclusive, agisce, trasforma e crea da sé la propria natura, elaborando una seconda pelle chiamata cultura. Per Gehlen, l’uomo ha l’intero mondo a disposizione e può così sviluppare la propria identità tecnologica, finalizzata al miglioramento del vivere. Tra le pulsioni e il comportamento vi è uno iato, un esonero che permette la produzione dell’artificio culturale. Inoltre, mediazione significa disciplina. La deviazione estraniante dal lato istintuale consente all’uomo di mantenere relazioni stabili con i propri simili, nella forma delle istituzioni.

Diana parla in prima persona di sé. Spesso però sono le fonti stesse, i saggi di Marta e le missive di Lea, a sostenere il racconto. Nelle testimonianze offerte al prossimo, la figlia dell’architetto tocca i punti dolenti della biografia materna, permettendo di scorgervi intenzioni, desideri, torsioni, ossessioni. A tratti, poi, irrompe l’epifania del sogno. Nella rivelazione onirica affiorano assonanze, legami, possibili vie di accesso alla vita rimossa. Configurazione Tundra è un’opera stratificata, complessa, allusiva, svelata per frammenti e arricchita da una bibliografia fantastica (i Diari di Marta Fiani e le raccolte di manuali e precettistica della Città-Bioma).

Se diventassimo esseri specializzati (Gehlen, appunto), “sapremmo cosa fare senza esitare”. Le teorie di Marta sulla trasformazione dell’ecosistema urbano assecondano la volontà di sganciare l’uomo dalla sua “indeterminatezza istintuale”. La cosmogonia di Marta corrisponde a un pattern ridotto a quattro stati d’animo: gioia, rabbia, dolore e ansia. Un sistema emotivo rigido si erge a contrasto della vaghezza, del dubbio, del disadattamento. L’esoterico, nelle forme dell’Enneagramma, entra nei gangli delle scelte urbanistiche di Marta, intese come risposte definitive all’irresolutezza umana.

“Il Dato Teologico era l’elemento fondamentale del nuovo sistema di calcolo giacché consisteva nel regolarizzare la casualità”. Ne consegue una geografia di azioni e reazioni declinata in grafi, mappe, figure esatte, equazioni, ovvero “l’imponderabile tradotto in numero”. La carenza biologica è un vuoto e la nuova architettura è la risposta, il pieno. I blocchi architettonici e le soluzioni interne favoriscono la selezione di abilità. La Tundra è spogliata da elementi di tregua, di sosta.

La distopia di Configurazione Tundra rimanda al cinema di fantascienza di stampo filosofico degli anni Settanta. L’immenso Stalker di Tarkovskij (trasposizione dell’indispensabile romanzo dei fratelli Strugackij), certo, ma anche titoli cult quali L’uomo che fuggì dal futuro di George Lucas, La fuga di Logan di Michael Anderson e Rollerball di Norman Jewison, predizioni di società regolate da Menti Artificiali implacabili, rappresentazioni di mondi algidi, spenti, anaffettivi, privi di libertà, di empatia, di memoria. L’autrice, in un’intervista pubblicata su Tropismi.it, ha dichiarato che, per esplorare il rapporto tra l’umano e “le strutture esistenziali e politiche” si è rivolta in particolare a due testi, Architettura e democrazia di Salvatore Settis e L’architettura della città di Aldo Rossi.

La tecnologia delle Città-Bioma è sobria, non evidente, segno, forse, della metabolizzazione sociale della tecnologia stessa, del suo essere invisibilmente connaturata alle rinnovate strutture architettoniche. La disciplina è impartita da una Guida, un organismo non elettivo formato dai rappresentanti dei quattro quartieri, più uno, il cosiddetto Tipo dell’anno, una figura che non può non ricordare i “virtuosi” cittadini premiati dal ‘sistema di credito sociale’ cinese. Numerologia e algoritmi, meccanismi di calcolo e anticipazioni grafiche dell’interiorità determinano scelte individuali e temperano i rapporti umani. Agli uomini e alle donne di Tundra non resta che processare correttamente le informazioni.

Tundra ha istituito un linguaggio inedito, una grammatica nuova delle relazioni e dei sentimenti. L’autrice insiste sui contenuti pornografici dei filmati e delle riviste. È attestata la priorità dell’immagine, dello sguardo, del contatto visivo. La formattazione dei corpi ha distrutto l’eros, inscatolando la sensualità in riprese video estetizzanti. “Guardava come mi muovevo seguendo la sua voce, ma non era che uno spettatore. Non si sfiorava per quanto fosse completamente nudo. Mi diceva come toccarmi e aveva gli occhi fissi sulle mie dita, attento a cogliere se mai mi sottraessi al ritmo”. Uomini e soprattutto donne non sfuggono alla presa oggettivante altrui. Il sesso è retrocesso (o promosso?) a pura biologia, a passaggio di fluidi, a plasticità consapevole, a mera funzione.

Ettore, Pao, Mr. Iulio. Chi sono gli uomini di Configurazione Tundra? Che ruolo ricoprono nell’economia del sistema? Gli incontri di Diana con loro, carichi di tensione, simili a partite di scacchi o a scambi tra schermitori, sono rebus performativi da decifrare. “Non ero riuscita ad anticipare Ettore e ad anticipare me. Eppure, la mia abilità sta nel pianificare, nella lettura delle informazioni, nello scovare falle. Quali dati non ero riuscita a cogliere?” La specializzazione costa fatica. Una dura pratica di adattamento attende l’uomo rinato. “Quando gli insetti si staccano e smettono di suggere sono pronti a morire perché hanno esaurito il proprio ciclo. Quando gli insetti esauriscono il proprio ciclo spariscono e diventano parte di un ciclo altrui e così lungo una serie di cicli che si intersecano e si intercettano”.

Configurazione Tundra è un testo disturbante, capace di provocare, tanto più ora, con gli urbanisti costretti a ripensare la dialettica tra spazi pubblici e salute pubblica. L’esperienza della pandemia potrebbe indurci a ridisegnare le città? In che modo? Attraverso quali strumenti? È possibile rendere più vivibili i nostri quartieri? Sapremo reagire collettivamente e con prontezza agli stati di emergenza futuri? O saremo costretti a frequentare, per citare Paul Virilio, una permanente “università del disastro”? “Anche il tuo ego è fatto di interno ed esterno. Pensa all’ego come al percorso che fa un segno su un nastro di Moebius. Pensa al nastro come una forma di argine”. Così si esprimeva Marta Fiani, sviluppando i concetti di limite e di distanza…

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Salentino nato "per errore" a Como (anche per ammissione di chi lo conosce), si laurea in Filosofia a Milano, con una tesi sul concetto di guerra umanitaria. Vive a Bari con Mariluna. Adora il Mediterraneo, ama Lecce, Parigi e Roma. Sue passioni, a parte la buona tavola, sono la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Un tempo, troppo lontano, anche la politica. Suo obiettivo è difendere, e diffondere, la pratica della buona lettura. Recensisce i libri meritevoli di essere considerati tali, quelli che diventano Letteratura, con la L maiuscola, e che gli lasciano un segno. Alessandro scrive con regolarità su Zona di Disagio, il blog del poeta e critico Nicola Vacca, collabora con la rivista Satisfiction, anima il blog di economia e di politica Capethicalism, e scrive di serie TV su Stanze di Cinema.

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