Chiamate da Amsterdam – Juan Villoro

Titolo: Chiamate da Amsterdam

Autore: Juan Villoro

Editore: Ponte alle Grazie

Traduzione: Enrico Passoni

Genere: romanzo

Numero di pagine: 80

Anno di pubblicazione: 2013

Prezzo:  € 10

Juan e Nuria sono sposati da dieci anni: donna in carriera lei, grafico e aspirante pittore lui. Grazie alla vincita di una borsa di studio, per la coppia si apre la possibilità di trasferirsi ad Amsterdam. Una vita diversa: bicicletta, pane e tempere nella borsa di rete, Juan si immagina come sarà romantico girare per la città con la moglie.

Nuria accetta con entusiasmo la proposta di trasferirsi: i mobili vengono imballati e spediti, gli amici salutati con cene di addio. Quando tutto è pronto per la partenza, arriva la terribile notizia della malattia del padre di lei. Nuria viene assorbita completamente dall’assistenza al padre, allontanandosi sempre di più dal marito, fino all’inevitabile separazione.

Juan, dal canto suo, si trascinerà per anni chiedendosi le vere ragioni dell’abbandono, ossessionato dal suo amore perduto: “Aveva lottato, e aveva perso senza attenuanti né giustificazioni. Non aveva riconquistato l’attenzione di Nuria; aveva cominciato a perderla pezzo dopo pezzo” (pag.28).

Malinconico, profondo, a tratti amaro, questo breve romanzo di Villoro indaga il tema della separazione: la forza di chi riesce ad andare avanti, la debolezza di chi si lascia vivere, l’amarezza di chi capisce di non essere più indispensabile all’altro, il dubbio di chi non riesce a darsi pace per quanto accaduto.
Con uno stile pulito, capace di dire senza dire, Villoro lascia possibilità di immedesimazione nel lettore. Difficile non provare empatia per Juan, per la sua ricerca della verità, difficile anche non arrabbiarsi con lui, per la sua incapacità di andare avanti.

Grazie ad una trovata molto interessante, l’autore ci mostra infine che per il protagonista è possibile trovare uno spazio per il ricordo, per il dialogo, e per dare cosi un’altra forma al rapporto d’amore, facendolo diventare nostalgia.

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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