Anteprime 7-13 febbraio

NARRATIVA

 

Il bambino magico. Di Maria Paola Colomboil-bambino-magico_original
Mondadori
Questa storia inizia in una notte africana, sotto l’albero delle parole. Qui, dove di giorno gli uomini del villaggio si raccolgono per ragionare, nel buio crepitante di lampi un bambino di cinque anni stringe al petto un fagotto. Il bambino si chiama Gora, è figlio di Ibrahima Diop il lottatore e, tra le braccia, regge un neonato con la pelle bianca come il latte di capra. È uno zeruzeru: un africano albino. Una sventura. Un bambino magico. Ma per Gora è soltanto Moussa, suo fratello. Il villaggio di Marindo-Ta, una manciata di capanne e campi di arachidi nel cuore della savana, custodisce il segreto del figlio bianco. Tra le lezioni alla scuola coranica e le scorribande al vecchio recinto, Gora e Moussa crescono inseparabili: un bambino nero e la sua ombra bianca. Ai loro giochi selvaggi si unisce Miriam, che preferisce le corse sfrenate alle bambole di stracci. È testarda, disobbediente e visionaria. Miriam è il primo amore, vissuto con la convinzione assoluta dei bambini, accompagnato dalla promessa folle dell’indissolubilità: insieme, noi tre, sempre. Miriam è il desiderio che spinge a infrangere i divieti, che allarga l’orizzonte delle avventure, oltre il perimetro del villaggio, oltre il confine dell’Africa e dell’infanzia. Fino all’Europa, all’Italia, alle strade di una Milano distratta, dove, ventenni, approdano come migranti, stranieri, ultimi tra gli ultimi. Nel loro sguardo si specchia un’Italia sognata come l’El Dorado che si svela nelle sue contraddizioni, ostilità, solitudini, ma che è anche capace di gesti inattesi di immaginazione e generosità. Con voce limpida e ispirata, Maria Paola Colombo attinge alla potenza del mito e all’incanto della fiaba per raccontarci una vicenda attualissima. E ci conduce nel cuore meraviglioso e combattuto di ogni uomo in cammino verso la felicità: lì, dove siamo fragili e diversi, lì è la fonte segreta del nostro più grande potere. Questa è la storia di tre bambini che, con gli occhi ancora colmi di stelle selvagge e il cuore educato alla lotta, si affacciano sulla durezza, ma anche sulle immense possibilità, dell’età adulta. Questa è la storia dell’incontro con il bambino magico che vive dentro ciascuno di noi.

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Adesso. Di Chiara Gamberaleadesso
Feltrinelli
È molto più che un romanzo d’amore, questo: è un romanzo sorprendente sull’amore. Che è una disdetta, una benedizione, un inganno. Ma è l’unica possibilità che abbiamo di orientarci fra paura e desiderio.
Esiste un momento nella vita di ognuno di noi dopo il quale niente sarà più come prima: quel momento è adesso.
Arriva quando ci innamoriamo, come si innamorano Lidia e Pietro. Sempre in cerca di emozioni forti lei, introverso e prigioniero del passato lui: si incontrano. Rinunciando a ogni certezza, si fermano, anche se affidarsi alla vita ha già tradito entrambi, ma chissà, forse proprio per questo, finalmente, adesso… E allora Lidia che ne farà della sua ansia di fuga? E di Lorenzo, il suo “amoreterno”, a cui la lega ancora qualcosa di ostinato? Pietro come potrà accedere allo stupore, se non affronterà un trauma che, anno dopo anno, si è abituato a dimenticare?
Chiara Gamberale stavolta raccoglie la scommessa più alta: raccontare l’innamoramento dall’interno. Cercare parole per l’attrazione, per il sesso, per la battaglia continua tra le nostre ferite e le nostre speranze, fino a interrogarsi sul mistero a cui tutto questo ci chiama. Grazie a una voce a tratti sognante e a tratti chirurgica, ci troviamo a tu per tu con gli slanci, le resistenze, gli errori di Lidia e Pietro e con i nostri, per poi calarci in quel punto “sotto le costole, all’altezza della pancia” dove è possibile accada quello a cui tutti aspiriamo ma che tutti spaventa: cambiare. Mentre attorno ai due protagonisti una giostra di personaggi tragicomici mette in scena l’affanno di chi invece, anziché fermarsi, continua a rincorrere gli altri per fuggire da se stesso…

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Niente su cui posare il capo. Di Françoise FrenkelNiente su cui posare il capo
Guanda
1921 la giovane Françoise Frenkel, ebrea di origine polacca, fonda la Maison du Livre, la prima libreria francese di Berlino, frutto della sua grande passione per la lingua e la cultura del paese in cui ha vissuto a lungo e studiato. Ben presto la libreria diventa un luogo di ritrovo e confronto, dapprima nella Germania cupa e traumatizzata dalla Grande guerra, poi nell’atmosfera più aperta e vivace della Repubblica di Weimar. Con l’ascesa del nazismo il clima cambia, e per Françoise diventa impossibile proseguire questa attività. A pochi giorni dallo scoppio della guerra ritorna a Parigi, ma le persecuzioni la raggiungono al seguito delle truppe tedesche e la costringono a riparare a sud, prima ad Avignone, poi a Nizza, Gre­noble, Annecy. Per più di tre anni, fino a quando nel 1943 riesce a passare clandestinamente la frontiera svizzera, vive da fuggiasca e registra incredula la trasformazione della sua patria elettiva: la cancellazione dei diritti, i rastrellamenti, le deportazioni, la propaganda razzista alla radio e i discorsi antisemiti della gente, la codardia e l’ignoranza di chi è pronto a giustificare qualunque nefandezza. Ma c’è anche chi la aiuta, per istintivo eroismo o per scelta politica, per spirito cristiano o per orgoglio nazionale, per interesse o per pura solidarietà umana. Questo libro ci restituisce, miracolosamente intatti, la voce, lo sguardo, l’emozione di una donna coraggiosa, il suo amore per i libri e la determinazione grazie a cui è riuscita a scampare a un destino tragico.

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La musica segreta. Di John Banvillela musica segreta
Guanda
Erede designato dell’impresa commerciale paterna, un labirinto di uffici e magazzini affacciato sul brulicante porto fluviale di Toruń, Nicolaus Koppernigk avverte ben presto, con un misto di terrore ed ebbrezza, che lo attende un destino più grande. Sensibile, brillante, infinitamente più dotato dei fratelli, come pure di compagni e professori, è attratto dalle stelle e dal funzionamento della «macchina del mondo».
Alle prese con uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, John Banville compie in questo romanzo il felicissimo azzardo di non fermarsi ai fatti, alle circostanze storiche, ma di servirsene per forzare e sondare dall’interno il mistero di una mente e di un’esistenza del tutto singolari. Così, in uno stile immaginoso e pittorico, prendono forma con straordinaria vividezza paesaggi esteriori ‒ la cittadina natale; l’Italia con le sue università: Bologna, Padova, Ferrara; il rifugio di Frauenburg ‒ e dilemmi interiori. Se fuori infuriano guerre e congiure, dentro si fronteggiano con esiti incerti la consapevolezza e l’imbarazzo di un’intelligenza superiore, il disperato bisogno d’amore e l’incapacità di viverlo fino in fondo, la visione folgorante di un sistema e lo sgomento umanissimo di fronte alle conseguenze delle proprie scoperte: il peso, troppo grande da reggere da soli, di dover scacciare la Terra, e dunque l’uomo, dal centro di un universo di cui si ha il raro privilegio di sapere ascoltare la «musica segreta».

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Il racconto dello sguardo acceso. Di Franco Buffoniracconto dello sguardoacceso
Marcos y Marcos
È veramente acceso lo sguardo sul mondo in questi racconti appassionati; che si parli di un amore consumato dietro la saracinesca chiusa di una pizzeria, di una ragazza sensuale che attraversa un ponte a grandi falcate e chiede a un passante can you give me fire o del problema delle farmacie di turno e delle indicazioni stradali sull’autostrada per Gravellona Toce, corpo e mente sono felicemente allerta, per godere, per cogliere la bellezza ma anche denunciare la stortura, la meschinità, l’affronto. Il mondo si percorre in lungo e in largo, da Tunisi al Lago di Lugano, con gli occhi pieni di domande, il cuore predisposto alla sorpresa. I ladri arrivano all’ora del lupo, ma ci si può difendere; una seduta burocratica può trasformarsi in un reading se si evoca il ‘sublime clandestino’; e Pasolini non è morto invano. Politica e amore, sesso e letteratura si fondono in un racconto di racconti trascinante, come accade in effetti nella vita, e basta un attimo perché ragionamenti ed emozioni diventino poesia.

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Stronzate che capitano quando non muori giovane. Di Jerry Stahlstronzate
Baldini & Castoldi
Jerry Stahl racconta le avventure di un uomo che nel proverbiale autunno dei suoi anni o, quantomeno, nel pre autunno, scopre che la sua ragazza è incinta. E che diventerà padre. Nuovamente. Soltanto che questa volta vuole riuscirci nel modo giusto: senza eroina, e con un sacco di mal di schiena in più. Con questo libro Stahl torna a offrirci il suo stile confessionale, autobiografico e sporco, quello che ha contribuito ad alimentarne il culto a partire da Mezzanotte a vita. Questa volta, però, affronta un argomento ancora più terrificante del bucarsi in strada, allucinante come gli alieni pelosi che stanno graffiando alla tua porta, e più sincero del cagarsi nei pantaloni durante le crisi per la disintossicazione: la paternità. Stronzate che capitano quando non muori giovane racconta questa avventura in una serie di scenette cupamente comiche, un vero calcio nelle palle al sentimentalismo sdolcinato che spesso affligge i libri sulle gioie di essere genitore. Per chi non lo conoscesse ancora, questo libro è il perfetto wormhole per avere accesso nell’universo Stahl.

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Questi tempi fuori dal tempo. Di Francesco FagioliQuesti tempi
Baldini & Castoldi
Veronica, brava ragazza di buona famiglia, viene rapita da un bruto. Isa Boccafosca, scrittrice di successo, ha una relazione con Oscar Mai, autotrasportatore che mal sopporta la differenza socio-culturale. Marco, militante politico, vive una relazione complicata con Barbara, il cui padre osteggia fortemente questa unione. Per un effetto inspiegabile, il rapimento di Veronica inceppa il tempo. Per un intero anno la ragazza vivrà chiusa in un sottoscala, mentre fuori la Storia inizia a indietreggiare, ripercorrendo à rebours l’intero Novecento.

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Sette lettere da Parigi. Di Samantha Vérantsette lettere da parigi
Sperling & Kupfer
Una ragazza americana in vacanza a Parigi, un giovane francese affascinante, 24 ore indimenticabili insieme; poi l’addio, e sette lettere scritte da lui nel tentativo di tenere viva quella passione. Non è l’inizio di un film romantico, ma di una favola vera: brevissima, perché la ragazza non risponderà mai a quelle lettere. Per vent’anni. Finché, arrivata ai quaranta, perso il lavoro e al capolinea del suo matrimonio, Samantha le ritrova. E decide di ricominciare da un gesto semplice: chiedere scusa per quel silenzio. Mai si sarebbe aspettata che Jean-Luc le rispondesse e volesse rivederla. A quel punto, non le resta che una follia: prendere un aereo e raggiungere il ragazzo dei suoi diciannove anni, per cogliere quella seconda chance che vale tutta una vita.

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The Heartbreakers. Di Ali NovakSOV_The heartbreakers.indd
Sperling & Kupfer
La vita di Stella, diciassette anni, non è stata facile da quando sua sorella Cara si è ammalata. Stella la adora, farebbe qualsiasi cosa per lei e, ora che il compleanno di Cara è alle porte, ha in mente il regalo perfetto: un autografo degli Heartbreakers, la sua band preferita. Poco importa se per farlo dovrà stare in coda per ore o se per lei sono solo quattro ragazzini sfigati senza talento. Quando poi un ragazzo simpatico, carino e con due meravigliosi occhi azzurri le attacca bottone da Starbucks, Stella non sa che la sua vita si sta per trasformare in una di quelle canzoni d’amore che lei tanto detesta né che quel ragazzo è nientemeno che Oliver Perry, il cantante degli Heartbreakers…

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Le #Piccolecose che amo di te. Di Cleo TomsCleoToms_Plancia.indd
Rizzoli
Luna ha sedici anni, un gatto nero di nome Salem e una mamma che le fa sempre il regalo sbagliato. Al rientro dalle vacanze estive, scopre che la madre ha avuto una promozione al lavoro, peccato che questo significhi trasferirsi a Milano e lasciare tutto il suo mondo. Ma Luna, pur essendo un po’ introversa, non è tipo da perdersi d’animo, e dopo un difficile impatto con la grande città inizia a scoprire la ricchezza e l’aiuto che possono darti i nuovi amici (soprattutto quelli inattesi), i pomeriggi di shopping e le cene a base di sushi, l’emozione di essere lì mentre gli One Direction cantano dal vivo Little Things. Già, le piccole cose. Una canzone, un disegno condiviso su Instagram, l’abbraccio di una persona importante, un’abitudine che ti riscalda il cuore. Quelle che sanno renderti felice, che ritrovi ogni giorno, e che fanno di te una persona unica e speciale.

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GIALLO/HORROR/NOIR

 

Le montagne ghiacciate di Kolyma. Di Lionel Davidsonle-montagne-ghiacciate-di-kolyma_original
Mondadori
Nel 2014, la prestigiosa casa editrice Faber & Faber ripubblica Kolymsky Heights, il romanzo di spionaggio che Lionel Davidson scrisse nel 1994. Il successo, a distanza di vent’anni, è immediato e rivela al mondo uno scrittore. È stato detto cheLe montagne ghiacciate di Kolyma è un capolavoro, il miglior thriller mai scritto (Pullman), ma perché? Per il suo impianto classico innanzitutto. Uno scienziato morente, imprigionato in un laboratorio sovietico perduto in un’immensa e desolatissima Siberia, fa pervenire un disperato messaggio in codice a Johnny Porter, indigeno canadese del popolo Gitskan, erudito, scienziato e profondo conoscitore dei dialetti siberiani: lo supplica di raggiungerlo in segreto, a tutti i costi, lui, lui solo. E Porter, agente dei servizi segreti americani, accetta la sfida; compie un viaggio impensabile, rischia la vita per un segreto cifrato e poi tenta la più grande fuga di tutti i tempi, quasi impossibile. Andata e ritorno perciò, non diversamente da tanti altri romanzi. Ma pochi sono gli scrittori che, come Davidson, riescono a incastrare i dettagli nella storia con tanta intelligenza, passione e necessità. Basta leggere di come Porter riesce a infiltrarsi su una nave giapponese sostituendosi a un marinaio coreano – la sua bravura nel parlare esattamente quel particolare dialetto coreano, la sua capacità di imparare a memoria le mappe della nave, come si sostituisce in modo perfettamente plausibile, invisibilmente, al marinaio di cui prende il posto e di come, infine, si procura i documenti e i falsi permessi senza lasciare tracce, senza che nessuno si accorga di nulla… E ancora – episodio destinato a rimanere celebre nella letteratura di spionaggio –di come Porter si procura il mezzo per percorrere le migliaia di chilometri della fuga. Una jeep che si costruisce da solo in una caverna di ghiaccio a 50 gradi sotto zero, nella desertica regione di Kolyma, lavorando giorno e notte e rischiando di morire di fame, avvitando ogni singolo pezzo e bullone con tale perizia ingegneristica che ci si domanda se davvero Davidson non abbia prima provato a costruire quella jeep nel suo garage e soltanto in seguito, verificata la possibilità reale, abbia deciso di metterla nel suo libro. E poi il paesaggio, impressionante per come si presenta agli occhi e ai sensi del lettore, un inferno di ghiaccio eterno nelle notti senza fine della Siberia. E poi le figure femminili, indimenticabili per la loro tenerezza e, certe volte, per la loro spudoratezza. E ancora la paura, il coraggio, l’ambientazione selvaggia, l’intreccio romanzesco, i dialoghi sofisticati, le invenzioni narrative. Imperdibile, parola di Robert Harris.

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Il Pozzoil pozzo, Di Catherine Chanter
Marsilio
Da tre anni sulla Gran Bretagna non cade una goccia d’acqua. Mentre una prolungata e devastante siccità alimenta cambiamenti politici e sociali, rivoluzioni e nuove religioni, al Pozzo, un podere di campagna rimasto miracolosamente verde, Ruth Ardingly è agli arresti domiciliari nella casa dove per sfuggire alla grande città aveva scelto di trasferirsi con l’uomo che amava. È accusata di avere ucciso suo nipote, Lucien. Un bambino di cinque anni. Tutto intorno la terra è arida e la gente ha sete, solo al Pozzo l’acqua non manca. Ma quel giardino rigoglioso ha reso il mondo al di fuori sospettoso, e ben presto l’angolo di paradiso che doveva rappresentare l’inizio di una nuova vita diventa per Ruth una prigione. Tre sorveglianti controllano e registrano ogni suo gesto, disponendo del suo presente. A Ruth non rimane che il passato da ricostruire. E un terribile sospetto: potrebbe davvero essere stata lei a uccidere Lucien? Nel suo intenso thriller psicologico, Catherine Chanter immagina un mondo in cui le bizzarrie del clima scatenano negli uomini le reazioni più disperate e vili, lasciando spazio all’invidia e ai fanatismi di religioni fasulle. Sullo sfondo di uno scenario talvolta apocalittico, ma allo stesso tempo molto credibile e realistico, pagina dopo pagina seguiamo la ricostruzione di un omicidio insensato, mentre l’idillio sempre più assume le sembianze di un incubo. Con uno stile grandioso e una costruzione quasi diabolica, Il Pozzo affronta le paure del nostro tempo distillandole nella storia di una donna che in una situazione estrema si batte per ciò che ama.

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NARRATIVA RAGAZZI

 

A Time for Dancing. Di Davida Wills Hurwincop_high_a_time_for_dancing
Giunti
Sam e Jules sono migliori amiche da tutta la vita. Tutti sanno che quando ne vedi una, l’altra non può essere tanto lontana. Da sempre condividono la stessa passione: la danza. L’estate prima dell’ultimo anno del liceo discutono il proprio futuro e di una cosa sono entrambe certe: scegliere il duro cammino per diventare ballerine professioniste. Sono pronte a condividere trionfi e lacrime, ma niente le ha preparate al destino che è già dietro l’angolo: Jules scopre di avere un tumore. Inizia così un nuovo capitolo della loro esistenza che le costringe a scoprire nuove cose di sé e dell’altra, che rischia di farle allontanare ma finisce per confermare la forza della loro amicizia nell’accettare ciò che sembra inaccettabile. La vita è durissima e imprevedibile, ma soprattutto meravigliosa: esistono un tempo per amare, un tempo per vivere e un tempo per ballare. Una storia toccante e indimenticabile che nel 2002 ha dato spunto a un film di successo, A Time for Dancing.

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SAGGISTICA

 

100 cose che non sapevi di non sapere sulla matematica e le arti. Di John D. Barrow100-cose-che-non-sapevi-di-non-sapere-sulla-matematica-e-le-arti_original
Mondadori
Il design, l’architettura e l’arte fanno parte della nostra vita quotidiana: ne vediamo degli esempi negli oggetti che ci circondano, per le strade della città in cui abitiamo, nelle nostre passioni e abitudini. Quello che forse non abbiamo mai notato è come l’universo artistico sia profondamente legato a quello matematico: vi siete mai domandati, ad esempio, da quale posizione sia meglio osservare una statua? O perché abbiamo l’impressione che le ballerine di danza classica sconfiggano la forza di gravità? O ancora, vi siete mai chiesti che rumore fa il silenzio? Con la consueta abilità nell’analizzare la realtà che ci circonda nei suoi aspetti apparentemente più incomprensibili, il grande matematico John D. Barrow dimostra come numeri e arte non siano poi così distanti tra loro, e lo fa attraverso una serie di esempi divertenti, formule, aneddoti bizzarri e curiosità per guidarci alla scoperta dei legami tra queste discipline: un tour di cento tappe che ci introduce ai misteri delle più disparate forme d’arte, dalla scultura alla letteratura, dall’architettura alla danza, dalla pittura al design, spiegandoci come la matematica ne possa svelare le segrete dinamiche. Capiremo così perché i diamanti brillano, perché un soprano può spaccare un bicchiere di cristallo senza toccarlo e perché la cabina doccia è il posto in cui si canta meglio. Rivisitando il quotidiano con un’ottica inedita, questo saggio arricchisce la nostra comprensione sia degli oggetti matematici sia degli oggetti artistici da cui siamo circondati nella realtà d’ogni giorno.

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La bottega di magia. Di James R. Dotyla bottega di magia

Rizzoli
Con un padre alcolizzato e una madre invalida, Doty ha vissuto la propria infanzia sulla strada. A dodici anni, nel retro di una piccola bottega di magia, un’anziana e misteriosa signora gli svela il segreto della felicità, salvandogli la vita. Gli insegna una serie di esercizi miracolosi, che hanno il potere di alleviare il dolore e rivelare le sue aspirazioni più profonde. In cambio, gli chiede solo di trasmettere le sue tecniche a chi ne ha bisogno: «Aprire il proprio cuore può essere doloroso, ma è l’unico dono che possiamo farci l’un l’altro». Doty dedicherà gran parte delle sue ricerche a cercare di capire cos’è successo in quel retrobottega, e a riflettere su come con la sola “intelligenza del cuore” possiamo trasformare le nostre vite. Grazie agli strumenti delle neuroscienze e alla sua storia personale di resilienza, esplora la forza dell’autocontrollo, della concentrazione e della visualizzazione, per insegnarci concretamente a sviluppare il potere magico che ognuno di noi ha dentro di sé.

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BIOGRAFIE

 

Non mi sono fatto mancare niente. Di Piero Villaggionon-mi-sono-fatto-mancare-niente_original
Mondadori
Che cosa significa essere figlio di una leggenda vivente? Certo, significa non avere problemi economici. Ma, a parte questo, può significare avere tutti gli altri, di problemi: primo fra tutti, quello di non potersi confrontare con due genitori lontani, sempre in giro per il mondo, che per farsi perdonare ti colmano di regali e non ti sgridano mai… C’è nel libro una scena memorabile, che risale all’infanzia dorata di Piero: «Una mattina di tanti anni fa mio padre mi porta all’edicola dei Parioli. Sapeva che facevo l’album dei calciatori – tutti avevamo l’album dei calciatori Panini – e così mi porta a comprare qualche pacchetto… Ho sentito dire che il desiderio muove il mondo, che non c’è cosa che accada se non la desideri. E così, quella mattina di mille anni fa, mio padre portò me, ragazzino, pieno di aspettativa innocente e febbrile, davanti all’edicola… “Che vuoi?” “Le figurine.” “Buongiorno,” dice Paolo all’edicolante “mi dà tutte le figurine che ha?” Fortuna vuole che era appena arrivato un carico di pacchetti. Papà li compra tutti, pensando di farmi felice… Strano, io in quel momento ho sentito come un secchio d’acqua sul mio piccolo fuoco di desiderio. Sapevo di aver completato l’album in quell’istante, con un’unica soluzione. E insieme all’album finiva anche lui: il desiderio. Celo, manca, celo, manca. Celo tutte, manca niente, addio gioco.» Questo libro racconta, con sorprendente efficacia e molta ironia, una vita che, da quella «scena primaria» delle figurine, è stata una lunga e vertiginosa discesa nell’abisso della droga. Prima assaggiata con nonchalance («tanto smetto quando voglio»), poi diventata ossessione, ragione di vita, devastante presenza fissa. Fino al bivio fatale: morire o andare in comunità, e scontare i privilegi del passato in tre anni di umiliazioni, violenze, spogliato di tutto e più di ogni altra cosa della libertà. Non mi sono fatto mancare nienteè un libro a suo modo struggente, dove i ricordi drammatici si alternano a momenti di sublime divertimento. E dove Villaggio junior pratica con assoluta padronanza l’ironia e l’autoironia, il gusto del grottesco, il senso del comico e il senso del tragico… Vi ricorda qualcuno?

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Io, morto per dovere. Di Luca Ferrari, Nello Trocchia con Monika Dobrowolska Manciniio morto per dovere

Chiarelettere

Un uomo sapeva già tutto del disastro ambientale nella cosiddetta Terra dei fuochi. Vent’anni fa conosceva nomi e trame di un sistema criminale composto da una cricca affaristica in combutta con la feccia peggiore della malavita organizzata e con le eminenze grigie della massoneria. Aveva scritto un’informativa rimasta per anni chiusa in un cassetto e ritenuta non degna di approfondimenti, ha continuato il suo impegno depositando, nell’ultimo periodo della sua vita, un’altra informativa (pubblicata per la prima volta in questo libro). Quest’uomo si chiamava Roberto Mancini, è morto il 30 aprile 2014, ucciso da un cancro. Sarà riconosciuto dal ministero dell’Interno come “vittima del dovere”. Un giovane poliziotto cresciuto tra le fila della sinistra extraparlamentare negli anni confusi e violenti della contestazione. Manifestazioni, picchetti, scontri di piazza, poi la scelta della divisa, per molti incomprensibile e spiazzante, per Mancini del tutto naturale.
Una grande storia di passione, impegno e coraggio. Questo libro finalmente la racconta tessendo insieme con delicatezza e profondità le testimonianze dei colleghi e della famiglia (la moglie Monika, che ha collaborato alla stesura, la fi glia Alessia, che aveva tredici anni quando il papà è morto), i documenti, oltre dieci anni di lavoro alla Criminalpol e la voce stessa di Mancini, che restituisce la sua verità e tutto il senso della sua battaglia umana e professionale.
Una storia chiusa per anni nel silenzio e oggi riscoperta, oggetto di una fiction con protagonista Giuseppe Fiorello nel ruolo di Mancini e finalmente patrimonio di tutti, da non dimenticare.

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Stato Civile, un’autobiografia. Di Pierre Drieu La RochelleA17_Copertina Drieu La Rochelle_LD
Bietti
Come il Mishima delle Confessioni di una maschera, prima di accedere alla maturità, Drieu La Rochelle avverte l’urgenza di chiudere i conti con il suo passato. Il giovane biografo non annota i suoi ricordi per esorcizzare i demoni dell’infanzia, ma per conservarne tutta la freschezza dirompente. Un Drieu prima di Drieu, né rosso né nero, cantore di una fase della vita carica di magia e crudeltà, un Robinson Crusoe in pieno Novecento che avrebbe ripetuto, in una vertigine di disperazione, il gesto dell’Europa intera. Nella giovinezza raccontata dal ventottenne Drieu troviamo tutti gli elementi di quella che sarà la sua personalità più matura: la mistica del rischio e dell’autenticità, la lealtà e l’ebbrezza della prima volta, quel disprezzo delle convenzioni e delle leggi, l’invisibile solidarietà che lega criminali e avventurieri, poeti e profeti.

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Wanted. Di Sergio Campaillawanted
Marsilio
Nel novembre del ’70 il mondo rimase con il fiato sospeso: nelle Filippine del dittatore Marcos, all’aeroporto di Manila, uno sconosciuto travestito da prete attentava alla vita di Papa Paolo vi. Ne seguì un arresto, un processo, una detenzione di quattro anni in un famigerato penitenziario. Quindi la rimozione del caso. Il protagonista di quell’atto era un pittore boliviano, Benjamin Mendoza y Amor, un indio di etnia aymara. Da un ritrovamento di carte e disegni dopo trent’anni a Roma nasce il nuovo libro di Sergio Campailla, che racconta una storia straordinaria: la parabola di un artista estremo, viaggiatore di cento paesi, che rappresenta nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati, sino a che nell’attentato contro il Papa, il primo nella storia moderna, raggiunge la scena mondiale come un tornado. Figlio di una prostituta, ossessionato dal sesso, specialista in droghe e compromesso con i Servizi Segreti, disegna gli indigeni sulle cime delle Ande e le tribù in estinzione della foresta amazzonica, e finisce per giocare una partita ambigua che non può non perdere in un processo-farsa, dopo il quale misteriosamente scompare.

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VARIA

 

So che ci sarai sempre. Di Panariello Giorgioso che ci sarai sempre
Mondadori
«Caro Zeus, da dove cominciare? Prima di conoscerti per me i cani erano come i nani da giardino. M’ero appena preso una nuova casa con giardino e così ho pensato bene di comprarmi un cane, un po’ per fare da guardia – non si sa mai, no? – e un po’ per giocarci ogni tanto. Tutto pensavo, meno che mi avresti cambiato per sempre la vita.» Giorgio Panariello racconta in una lettera la meravigliosa esperienza d’amore con il suo cane, Zeus. Meravigliosa perché composta di gioia, conoscenza reciproca, figuracce in mezzo alla via, tenerezze, qualche parola magica e tanto altro ancora. D’amore perché solo l’amore ha la forza di cambiare i connotati della nostra esistenza. Insieme alla lettera del grande attore toscano, questo libro raccoglie una selezione fra quelle giunte in risposta all’appello della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e che raccontano le tante sfumature che può assumere il rapporto tra una persona e il suo cane. C’è lo studente fuorisede che si porta il suo alano e quindi fatica il triplo a trovare una stanza con uso cuccia; la signora che sente che la sua cagnetta sta per partorire e, senza pensarci un secondo, molla i colleghi di lavoro per correre ad assisterla; il ricordo di una bambina che trovò il suo amico del cuore come regalo di Natale, il più importante. E tante altre meravigliose follie che sembreranno incredibili solo a chi non ha mai avuto e amato un cane. C’è un mondo intero che ha allungato una mano verso una zampa ricevendone uno strattone di vivificante amore. Molti sono i doni che un animale domestico elargisce perché a lui non importa chi tu sia o cosa tu abbia fatto durante la giornata: il tuo cane non ti chiederà mai conto di niente, non ti giudicherà, ma sarà sempre felice di rivederti e pronto a regalarti il suo saluto di bentornato con un caldo abbraccio di pelo. Lui ci sarà sempre.

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