Anteprima Paolo Giordano

Una serata speciale quella di lunedì 27 febbraio. Nella calda ed avvolgente atmosfera del Teatro Franco Parenti, accompagnato dalle note di un pianoforte, lo scrittore Paolo Giordano, autore del bestseller La solitudine dei numeri primi, ci ha regalato in anteprima la lettura di due capitoli del suo prossimo romanzo. Fogli A4 alla mano, sui quali, per stessa ammissione dell’autore, poco prima era stata rovesciata maldestramente dell’acqua, leggero velo di imbarazzo iniziale, Giordano ha acceso la curiosità di tutti i lettori, facendoci volare da un luogo vicino, sicuro  e conosciuto come quello dell’intimità familiare durante l’infanzia ad un luogo lontano, impervio e ostile come quello di una base militare in Afghanistan.

Come ne La solitudine dei numeri primi i protagonisti del nuovo romanzo di Giordano sono due individui, Marianna ed Alessandro, strettamente uniti ma allo stesso tempo invincibilmente divisi. Due fratelli legati da un rapporto ambiguo e complesso che segnerà la loro vita dall’infanzia all’età adulta.

E’proprio dall’infanzia infatti che inizia il racconto, o meglio, dalla nascita. Marianna è fin da subito la preferita ad Alessandro. Lui, venuto al mondo quattro anni più tardi da un taglio cesareo d’urgenza,  nel suo ingresso alla vita sembra solo una brutta replica delle attenzioni già ricevute dalla sorella. La predilezione dei genitori, Nini ed Ernesto Egitto, per la figlia è  agli occhi di Alessandro evidente e quasi spudorata. Sarebbe anche solo bastato andare in soffitta e contare gli scatoloni messi via dell’infanzia di ognuno dei due figli, sette quelli di Marianna, tre quelli di Alessandro. “Sette a tre, era questa la proporzione d’affetto stabilita involontariamente in casa Egitto”. Ma Alessandro fa un’ammissione sconcertante: “anch’io, come i miei genitori, avevo un debole per Marianna e la veneravo al di sopra di ogni altro”.

Marianna è bella ed aggraziata, un giunco esile alle lezioni di danza classica, una conversatrice brillante, un portento a scuola e in tutte le discipline e affronta tutto con atteggiamento docile, serio e, rigorosamente, privo di passione. Ce lo dice così Giordano, semplicemente, Marianna, l’essere perfetto, è priva di passione e, dunque, di vita.

E’ un essere che tutti amano ed ammirano, ma non infallibile. Marianna, che suona in maniera sublime il pianoforte, avendo preso per molti anni lezioni da diligente allieva quale è, proprio  nel momento clou del suo saggio di musica, nel momento dell’esecuzione del brano Un Sospiro di Franz Listz, il brano che Alessandro amava più ascoltare mentre di nascosto osservava la sorella prendere lezioni, miseramente fallisce. Un’esibizione stentata, legnosa che  lascia tutti nell’imbarazzo e si chiude con applausi pieni di perplessità. L’emozione ha preso il sopravvento, la perfezione è crollata sotto gli occhi di tutti ed Alessandro ne soffre terribilmente, perché lui, cresciuto sotto l’ombra di figlio meno amato, teneva a quel saggio forse più della sorella.

Così si chiude il primo capitolo letto che porta il titolo “Un sospiro”, ma il sospiro si è trasformato in sofferto affanno.

Si spengono le luci, vengono proiettate sullo sfondo immagini girate dallo stesso Giordano e da Giuseppe Carotenuto nel dicembre 2010, di nuovo le intense note di Cesare Picco. L’atmosfera è completamente cambiata: siamo catapultati nell’arida e desolata valle afghana del Gulistan.

Alessandro Egitto è ormai un uomo, è diventato tenente e presta servizio come medico presso le FOB italiane. Il tenente Egitto si spende per il suo lavoro, ha salvato la vita ad un bambino, ma non è felice. Nasconde nel suo armadietto personale dei flaconcini senza etichetta contenenti degli antidepressivi. Ha superato il disagio iniziale di sentirsi un debosciato, un fallito ed un tossicodipendente e metodicamente assume i farmaci, calcolando con precisione l’incidenza degli effetti collaterali. Il suo volto è coperto da chiazze rosse: la psoriasi impunemente disegna con grottesche macchie geometriche quello che in lui si nasconde. Alessandro mente a se stesso e al mondo. Definisce l’Afghanistan un paesaggio monotono, ma non lo pensa. In realtà si è affezionato a quelle montagne arroventate che cambiano colore ad ogni ora del giorno e fra le quali, solo lui, riesce a distinguere le più piccole sfumature del giallo.

Alessandro mente anche quando giustifica la sua scelta di rimanere in un simile inferno con l’alibi dei soldi. Quando ormai tutta la brigata italiana ha fatto ritorno in patria e lui è il solo rimasto, la notizia del suo possibile ritorno a casa provoca in lui un profondo senso di soffocamento. L’Afghanistan è ormai la sua “bolla di sicurezza”(questo è anche il titolo del capitolo). Una sicurezza fragile e precaria proprio come una bolla, ma Alessandro non se la sente di affrontare il suo passato ed  al suo possibile presente preferisce la fuga. Dopo la telefonata alla sorella Marianna, decide di rimanere nel Gulistan.

C’è molto de “La solitudine dei numeri primi” in questi due capitoli che Giordano ci ha regalato. Il tormento interiore, le piaghe dell’anima che lasciano i propri segni anche sul corpo, il distacco cinico dalla vita, le apparenze che nascondono il dolore. Anche questa volta lo scrittore tocca con sguardo lucido, analitico ed estremamente profondo una materia che brucia per quanto è carica di emozioni. Un lessico preciso e fermo, a volte duro il suo che non può non colpire.

A noi, dunque, che abbiamo amato e vissuto la storia dolorosa e commovente di Alice e Mattia, i primi gemelli, e a tutti i lettori non rimane che la trepidante attesa del nuovo romanzo che verrà.

 

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