Adriano Olivetti, un secolo troppo presto – Marco Peroni e Riccardo Cecchetti

Autore: Marco Peroni – Riccardo Cecchetti
Titolo: Adriano Olivetti
Editore: BeccoGiallo
Genere: graphic novel
Numero di pagine: 157
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: € 19

Ci sono idee che restano attuali anche a distanza di anni dal loro concepimento e personaggi che hanno bisogno di essere riscoperti. Così è per l’imprenditore e ingegnere Adriano Olivetti, nome ricordato principalmente per i calcolatori e le prime macchine da scrivere: il suo pensiero va ben oltre l’ambito industriale fornendo utili riflessioni per la realizzazione di una società in cui l’individuo è valorizzato per le abilità e in cui prevalgono i valori, la cultura e la bellezza. Tutto ciò emerge con chiarezza dalla lettura di Adriano Olivetti, un secolo troppo presto. Un libro che appassiona perché interroga e stimola ad osservare criticamente ciò che abbiamo intorno e che sta vivendo l’Italia; una lettura che, allo stesso tempo, aiuta a credere in grandi ideali e a progettare per il bene comune. “Per generare risposte, la cultura deve generare domande, e questo può succedere solo nella libertà” (pag. 69).

Sotto forma di graphic novel, il racconto corre tra passato e futuro velando un ipotetico presente. La storia parte dalla telefonata di una giovane all’ufficio dell’imprenditore nella sede di Ivrea che dice di chiamare dal 2060 e che vuole intervistare Adriano Olivetti per scrivere la sua tesi sul Movimento Comunità da lui fondato. I due si accordano per incontrarsi alla stazione di Milano Centrale il 27 febbraio 1960, poco prima che Adriano Olivetti prenda il treno per Losanna su cui effettivamente è stato rinvenuto morto. Lo sceneggiatore Marco Peroni ha ideato davvero un bell’escamotage narrativo, a cui le illustrazioni di Riccardo Cecchetti hanno saputo donare maggior vigore fondendo elementi che parlano di epoche differenti. L’intervista, scandita in diversi capitoli tematici, spazia dal rapporto tra tecnologia e cultura a quello tra politica ed urbanistica. Emerge un ritratto a tutto tondo di Olivetti: imprenditore attento ai propri dipendenti e alla vita delle loro famiglie e uomo carico di fiducia; politico che senza timore si è lanciato in campo e ha scritto opere per infondere nuova linfa allo stato sociale del proprio tempo arrivando a sostenere che “i partiti sono un male non necessario” con la necessità di riformare Camera e Senato. Quella di Olivetti può essere ben definita innanzitutto una “battaglia culturale” su più fronti ostacolata da molti: “Il bello e l’utile, anziché conciliarsi, si presentano ancora come strade opposte. Questa divisione va respinta come un ostacolo alla creazione di una vera civiltà” (pag. 102).

La prefazione del nipote di Olivetti, Beniamino de’ Liguori Carino, che è anche membro del direttivo del Centro Studi della Fondazione Adriano Olivetti, introduce la figura dell’imprenditore con alcuni cenni biografici formulati con affettuosa stima intellettuale. La casa editrice BeccoGiallo predilige l’immediatezza del linguaggio e un’impostazione giornalistica di immagini e parole che si intrecciano in una snella architettura narrativa, così si entra nel cuore del libro attraverso due disegni: una clessidra per simboleggiare lo scorrere del tempo e una vista dall’alto della ditta in cui è nato il pensiero olivettiano. La cronistoria al fondo del volume – altra caratteristica dei libri targati BeccoGiallo – aiuta il lettore a conoscere la successione degli eventi. Infine, la postfazione a cura di Peroni è un’ottima chiusa su ciò che Olivetti ha rappresentato per Ivrea: “Egli indicò una via che laddove e finché fu seguita funzionò eccome. Ora che va ripreso un cammino, quale che sia, bisognerà pure tenerne conto” (pag. 147).

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