Adelante – Silvia Noli

Titolo: Adelante
Autore: Noli Silvia
Casa Editrice: Fazi editore
Genere: Romanzo
Pagine: 268
Prezzo: 14.00 €

Lo so, il paragone apparirà esagerato a molti. Eppure, leggendo l’esordio di Silvia Noli, non ho potuto che ripensare continuamente al Don Chisciotte di Cervantes. Forse per il titolo spagnoleggiante, forse per l’intonazione scelta dal narratore per raccontare la propria storia. Chi è abituato a leggere con assiduità sa di cosa parlo: ci sono ponti letterari creati da affinità che si sfiorano e che, pagina dopo pagina, diventano sempre più solidi e attraversabili.

“Ho freddo, freddo, freddo. Scrivo perché fa freddo e ho un computer portatile che si surriscalda. Lo tengo appoggiato sulle ginocchia, sulla pancia, lo abbraccio. Scrivo sotto le coperte col giaccone foderato di finta pelliccia. L’impianto di riscaldamento è durato un mese, l’inverno è collerico e il bilocale una ghiacciaia”.

La protagonista di Adelante è una picara del ventunesimo secolo capace di trasfigurare spasimanti terribili in uomini da sposare. Come il cavaliere errante del diciassettesimo secolo sembra attirare una catastrofe dietro l’altra, collezionando relazioni amorose disastrose, esperienze lavorative eccentriche, abitazioni e coinquilini eufemisticamente non convenzionali. Una sequenza di situazioni, scenette, quadretti che contribuiscono a dipingerne indole e fisicità. Il viaggio che intraprende è la ricerca di una parte di sé perduta nell’ignoto; il tutto verso un futuro apparentemente indecifrabile e privo d’orizzonte. Come sballottata dalla corrente irosa di un fiume, viene trascinata dalla forza di una vita priva di appoggi duraturi e fermate definitive.

La centralità di questo personaggio rappresenta la forza indiscussa di Adelante: la sua calibrata costruzione alterna vuoti e pieni di personalità, sconfiggendo banalità e assumendo un valore d’indubbia fascinazione. Le origini travagliate, l’esorcismo suggerito, la sindrome della minchiona sognatrice, il profondo affetto per i gatti, l’almanacco della scema.. tutti indizi che costituiscono un identikit originalissimo e molto calzante. Gli uomini che le girano attorno sono estremamente funzionali: uscendo ed entrando dal suo radar, con diversi gradi di velocità, lasciano strascichi che contribuiscono a sviluppare questo spessore letterario che, senza dubbio, colpisce.

“E benché si udisse chiaramente lo stridore di gesso sulla lavagna mi predisposi di buona lena a portare avanti le folli manovre che una ragazza si trova a compiere quando, pur di non mollare l’osso, inizia a produrre, a elaborare e a credere in un mare di fotoniche balle che racconta a sé stessa pur di giustificare il fantastico tipo in cui è incappata”.

Poi c’è la lingua utilizzata dall’autrice: frizzante, divertente e mai scontata; sottile, arguta e mai volgare. Per certi versi davvero cervantesca. Un vocabolario ricco e ben modulato, una scansione dei tempi narrativi molto accurata e orizzontale. Una narrazione coinvolgente nonostante la giustapposizione di episodi incentrati su un tema ridondante, anche se perfettamente declinato. Un romanzo che fonde un’anima ilare e un contesto di formazione, semplicità d’espressione con una fabula che, pur permanendo lineare, stupisce sul finale. Un ottimo esordio, una piacevolissima lettura.

 

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