Accabadora – Michela Murgia

Titolo: Accabadora
Autore: Murgia Michela
Casa Editrice: Einaudi
Genere: Romanzo
Pagine: 164
Prezzo: 18

L’accabadora è colei che toglie la vita quando questa non sembra più degna di essere chiamata così, è “L’ultima madre che alcuni vedono”.

Michela Murgia, l’autrice del libro, tratta un tema difficile; quello dell’eutanasia, senza mai far sentire il peso di questa responsabilità di contenuto. Vince, infatti il prestigioso Premio Campiello 2010.

Lo stile è nello stesso momento semplice e ricercato, il testo scorre veloce, ma in alcuni punti esige delle battute di arresto per dar tempo al lettore di riflettere.
Il libro percorre l’arco temporale di una decina d’anni; gli episodi cruciali vengono descritti con minuziosa scrupolosità, mentre il resto del romanzo scorre veloce lasciando spazio alla fantasia di chi legge.

Tzia, la protagonista del romanzo, è una donna semplice, intelligente e coerente con se stessa e con gli altri, una che “Si era dedicata sin da giovane alla sartoria perché se c’era una cosa che sapeva fare bene era prendere le misure alla gente”. Una persona che porta il peso delle proprie azioni con fatica e sofferenza.
Nel testo ci sono temi secondari, ma non per importanza, come quello del rapporto tra Tzia e la figlia adottiva Maria. Un legame che si crea nel quotidiano, con l’amore, il dialogo e gli insegnamenti: “Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata”. Tzia per Maria diventa la prima vera madre, quella dell’anima.

Gli altri temi sono, solo per citarne alcuni; l’amicizia tra Maria e il coetaneo Andrìa, il dolore della morte, il viaggio in “Continente”, il destino…che vengono sapientemente “lavorati” dalla scrittrice come un tipico dolce sardo; un rotondo gueffus di mandorle.
Il libro si chiude lasciando un dolce profumo di fiori d’arancio.


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  • inchiostroindelebile

    >Ho letto questo libro alcuni mesi fa, dopo che se ne era parlato ad una serata del gruppo AnobiiTorino a cui partecipo. Mi ha catturato subito, per lo stile e per i molti spunti di riflessione che offre: dalla figura dell'accabadora e di come si vive la morte ai sentimenti che legano madre e figlia, dal sentire comune di un paese che vuole sapere e parlare all'importanza dei ricordi nel proprio quotidiano (come ho scritto nella recensione su Anobii). Davvero un libro da leggere, gustare e lasciar riposare…

  • Anonymous

    >L'ho letto qualche tempo fa, un bel libro, sicuramente da leggere

  • Sabina

    Ciao Michela, volevo farti i complimenti per il tuo modo di scrivere che ho scoperto leggendo Accabadora. Si sente il tuo legame con la tua terra. L’ho consigliato a mia figlia che lo sta leggendo con grande passione.
    Grazie.
    Vi consiglio di leggerlo … è proprio bello, piacevole e fa riflettere

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