Absence – Il gioco dei quattro – Chiara Panzuti

Titolo: Absence, il gioco dei quattro
Autore: chiara panzuti
Data di pubbl.: 2017
Casa Editrice: Fazi editore
Genere: Urban fantasy
Pagine: 333
Prezzo: 15.00

Faith non è per nulla soddisfatta della sua nuova sistemazione. Adorava Edimburgo, la capitale scozzese dove era nata e cresciuta e dove aveva trascorso la sua intera vita, fino a quando la madre, ora in attesa di una sorellina per Faith, ha deciso di imballare tutto e di trasferirsi a Londra, vicino a Covent Garden. Faith sta aspettando con ansia gli scatoloni contenenti i suoi oggetti. Lì dentro, rinchiuso in un piccolo spazio di cartone, si nasconde tutto il suo mondo, la sua storia, i suoi ricordi. E mentre Faith attende e canta una filastrocca per la sua sorella non ancora nata, accade l’impensabile. Faith scompare. Ma non è solo il suo corpo a diventare evanescente, è anche la sua voce a non essere non è più udibile. Quel che è peggio, sua madre ha perso completamente il ricordo di avere una figlia, aiutata in questo anche dalla misteriosa scomparsa degli scatoloni di Faith. Mentre Faith sperimenta tutto l’orrore della perdita della sua identità, molto lontano da lei anche Cristabel, Jared e Scott, tre ragazzi che non si conoscono tra di loro e che non hanno mai avuto nulla a che fare con Faith, vengono a loro volta cancellati dall’esistenza. In comune questi poveri sventurati hanno una sola cosa: l’incontro con un misterioso uomo vestito di nero che sembra vederli e sentirli e che lascia loro una mappa contenente delle coordinate geografiche. I quattro giovani si incontreranno scoprendo di non essere gli unici giovani che sono stati cancellati dal mondo e che in molti sono intenzionati a riacquistare la propria visibilità. Anche a costo di uccidere.

Qualcosa non andava. In lei, in me. “Mamma”, protestai. “cos’è successo? Stai bene?” “siete arrivati finalmente”, disse lei sollevando il ricevitore. “scala c, terzo piano..no, ci sono solo io”ebbe un attimo di esitazione e poi scosse la testa. “ce la fate da soli vero?..insomma..sono al settimo mese..sì..sì esatto” rise a una qualche battuta. “eh non ha tutti i torti. Ha scelto il momento peggiore” “mamma” dissi più lentamente. La raggiunsi in quattro falcate e mi tesi sulle punte, perchè di certo da lei non avevo preso l’altezza. “mamma!” eravamo uno di fronte all’altra, il mio naso a pochi centimetri dal suo. I suoi occhi erano su di me. Oltre me. Non mi vedeva come io non vedevo me stessa. (Faith pag.17)

Ho pensato molto a cosa scrivere in questa mia recensione. Ho letto il libro. L’ho riletto. L’ho lasciato riposare. Ho scritto una recensione. L’ho cancellata. Ho riletto il libro, ho scritto ancora..e non sapevo decidermi. La realtà è che questa autrice e questo libro mi hanno messo davvero in difficoltà. Chiara Panzuti parla di molte cose…cose profonde. Parla di cosa significa diventare invisibili e, lavorando a stretto contatto con bambini ed adolescenti, capisco perfettamente come ci si possa sentire. Ma l’invisibilità non è solo una metafora della crescita dell’uomo. È anche una condizione strana e inquietante in una società come la nostra dove tutto è sempre sotto gli occhi di tutti, spesso senza barriere e senza filtri e dove “diventare invisibili” significa solo una cosa: essere morti.

Sebbene in alcuni momenti mi è sembrato di leggere una versione più originale e fantasiosa di Hunger Games (giovani che sono costretti a sfidarsi e quasi a uccidersi per risolvere un enigma), “absence” mi ha colpito per la grande delicatezza con cui i personaggi sono stati presentati. È praticamente impossibile non affezionarsi a loro e non aver voglia di continuare a leggere le loro avventure.

Mi sento di concludere questa mia piccola riflessione non solo invitandovi a leggere il libro, ma scuotendo l’autrice nella speranza che ci fornisca il seguito a breve.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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