A tu per tu con…Valérie Tong Cuong

Valérie Tong Cuong è nata in una banlieue parigina. Dopo essere stata un’adolescente difficile, ha studiato letteratura e scienze politiche. Ha lavorato otto anni nella comunicazione, poi ha lasciato tutto per dedicarsi alla scrittura  e alla musica. I suoi romanzi sono stati tradotti in 16 lingue e molte sue novelle pubblicate su numerose riviste. Il suo ultimo romanzo, L’atelier dei miracoli, in Francia ha venduto oltre 70.000 copie ed è stato insignito del Prix de l’Optimisme 2014. Valérie pubblica i suoi libri con il cognome vietnamita del marito a cui deve molto perchè è colui che l’ha spinta ad inviare il primo romanzo ad un editore, e questa decisione ha cambiato il corso della sua vita e il suo rapporto con la scrittura.

Da dove nasce l’idea del suo ultimo romanzo, L’Atelier dei miracoli?

Da sempre sono appassionata di umanità, delle sue debolezze, della sua capacità di superare le difficoltà. Questo interesse si sovrappone a un altro tema che mi interessa, cioè il volontariato, che mi appassiona poiché credo che il legame umano sia la risposta a molte defaillances della nostra società e contemporaneamente il concetto di aiuto pone numerosi quesiti sui nostri limiti.

Mariette, Millie e Monsieur Mike, “le tre M”. Cosa accomuna questi personaggi?

Sono tutti e tre arrivati a un momento della vita in cui hanno perso ogni illusione e, in un certo senso, tutti e tre hanno perso di vista chi sono veramente. Da fuori sembrano stare bene (anche se Mike è un senza tetto), ma interiormente sono in rovina. Tutti e tre vedono la loro vita in caduta libera e finiscono per toccare il fondo. In effetti quando Jean si presenta loro promettendo di risolvere i loro problemi (con discorsi diversi per ognuno di loro) non sono ingenui e comprendono che le cose saranno più complicate di come le presenta lui. Ma non hanno più niente da perdere e lo seguono.

Parliamo di M. Jean, benefattore-burattinaio delle vite altrui: un personaggio che colpisce per la sua dedizione alla causa…per poi rivelare una seconda natura. 

 Jean è un uomo che ha due facce e le sue motivazioni sono complesse. Una parte di lui è sincera, ma l’altra è estremamente manipolatrice. È chiaro che i suoi metodi sono molto discutibili, proprio come una parte dei suoi obiettivi.

Anche lei, come scrittrice, ama indagare l’animo umano?

Certamente. Non ho la sensazione, come fa Jean, di manipolare, bensì di esplorare l’animo umano. Invece, da scrittrice, è molto divertente “prendersi gioco” del lettore portandolo a volte su false piste quando ciò è utile al senso del libro.

Quale messaggio le piacerebbe portasse con sé il lettore?

Mai perdere la speranza nelle proprie capacità, in quelle degli altri, in se stessi e nella vita in generale. Bisogna essere sempre pronti a ricevere e a dare attenzione, perché se, in generale si è ben disposti verso gli altri, tutto va per il meglio.

L’Atelier dei miracoli ha avuto un grande successo di pubblico e critica. Quali ritiene siano i punti di forza del romanzo?

I protagonisti del mio romanzo sono persone come lei e me: una professoressa di storia, una giovane segretaria con impieghi interinali e un ex militare. Da un lato soffrono di problemi universali: Mariette ha perso il controllo della sua vita diventando quella che gli altri volevano. Lo stesso accade a molti di noi a forza di fare concessioni, dimenticando via via chi siamo e accettando di essere persone diverse. Mike, malgrado il fisico possente, non ha fiducia in se stesso e ritiene di non essere amato per quello che è, cosa legata al fatto che non ha ricevuto abbastanza amore da bambino. Millie si sente in colpa a causa di un fatto che si scoprirà nel corso del libro e questo senso di colpa la porta a impedirle di vivere e sopravvive chiusa nella sua solitudine. Queste sono problematiche che molti vivono. Ma in questo libro la vita è vista con realismo e non attraverso “occhiali rosa”. In questo romanzo ognuno viene mostrato con le proprie debolezze e zone d’ombra che deve affrontare per evolvere. Così, nel corso della storia, tutti mentono a un certo punto. Siamo fatti tutti in questo modo, non di nero e di bianco, ma di tante sfumature di grigio. E credo che il pubblico sia colpito nel vedere non persone straordinarie ma uguali a tutti noi.

Ci lascia un messaggio per i nostri lettori? Cos’ è per lei la lettura?

Leggere è aprire una finestra in più sul mondo e non su di sé; è scoprire altri modi di guardare al mondo ed è anche vivere emozioni intense, soprattutto quando si ha la fortuna di trovare nella lettura le risposte alle nostre domande. Per me leggere ha questo di formidabile: il romanzo è un divertimento ma anche un modo di apprendere e comprendere. È anche un meraviglioso strumento di condivisione. Regalando un libro si regala molto di più di una storia.

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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