A tu per tu con… Valeria Montaldi

Valeria-Montaldi-1-2In occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino 2016, noi de Gli amanti dei libri abbiamo incontrato la scrittrice Valeria Montaldi, intervistandola per voi sul suo ultimo romanzo “La randagia”, avvincente thriller edito da Piemme.

 

 

 

 

Iniziamo dal raccontare la storia della protagonista: di chi parla questo romanzo? Chi è la randagia?

 La sua storia è ambientata nella Valle d’Aosta del 1495. La randagia è una presunta strega di nome Britta, una giovane ragazza, erborista, che per vivere cura le persone malate con le erbe. Randagia perché, per una serie di motivi, già all’inizio della storia, viene accusata di stregoneria e si ritroverà da sola a doversi gestire la vita senza sapere dove andrà a finire. Vi è nel romanzo una seconda randagia, Barbara, la ricercatrice di medievistica che, volendo riabilitare la memoria di questa presunta strega, compie delle ricerche per capire se Britta fosse davvero una strega oppure no. Dunque due randagie, una sola definizione per due personaggi. D’altronde la parola randagia è un termine trecentesco che deriva da “randal”, la vela delle barche che accoglie il vento e che si fa portare dove il vento vuole: la stessa cosa che fanno queste due donne, facendosi guidare dal proprio destino.

 

Sia in questo che nei suoi precedenti sei romanzi troviamo un fil rouge dato dall’ambientazione medioevale: per quale ragione questo periodo storico l’affascina particolarmente?

 In realtà nasce tutto per caso: il mio primo romanzo, che risale al 2001, l’ho voluto ambientare in Valle d’Aosta, un luogo a me caro che conosco molto bene, ma soprattutto, tra il ‘200 ed il ‘300, teatro di molte battaglie con a capo i signorotti dei tanti castelli di cui questa regione è piena: insomma, un luogo particolarmente interessante ed affascinante dal punto di vista storico e culturale. Dalla stesura del mio primo libro, perciò, ho iniziato a studiare approfonditamente il Medioevo e dalla Valle d’Aosta mi sono spostata, per i successivi romanzi, alla Milano medioevale, al contado di Milano (il lodigiano), nella Parigi del Medioevo con il romanzo “La ribelle”, fino ad arrivare a Venezia nel ‘300, negli anni della peste nera. Attraverso i miei studi ho potuto riportare nei miei libri, quindi ai miei lettori, la vita dei senza storia, delle persone comuni, tutte quelle informazioni che non possiamo apprendere a scuola.

 

Nella vicenda di Britta, la nostra presunta strega, quanto ha inserito delle sue ricerche d’archivio sui processi per stregoneria e quanto è frutto della sua fantasia?

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 La storia in quanto tale, la vicenda e la costruzione dei personaggi è tutto frutto della mia fantasia; al contrario tutta la parte relativa tanto al substrato socio-culturale quanto alla stregoneria nasce da un lungo studio d’archivio. Di stregoneria in Italia se ne sono occupati molti studiosi; nello specifico caso della Valle d’Aosta ci sono due storici molto importanti, Silvia Bertolin ed Ezio Emerico Gerbore, che hanno studiato tutti i processi per stregoneria attuati in questa regione. Grazie al loro lavoro si è dimostrato che le procedure messe in atto nei processi sono le stesse usate anche al di fuori della Valle, i personaggi che li portano avanti sono sempre i medesimi così come le condizioni antropologiche, sociali e culturali che hanno generato questo fenomeno terribile della persecuzione delle streghe hanno avuto radici comuni in tutto il resto d’Europa. È stata una vera e propria strage di donne senza alcun senso.

 

Nei suoi romanzi, quindi anche in quest’ultimo “La randagia”, quanto mette di sé stessa? Quanta Valeria Montaldi troviamo nei suoi personaggi principali?

 Una domanda assassina che fanno sempre agli scrittori. Onestamente non so quanto ci sia di me Valeria nei miei personaggi ed in generale in quello che scrivo. Ciò che so è che sono una persona, e che come tutti vivo delle esperienze, apprendo e ho contatti con persone che mi rimangono. Può essere che qualcuno di questi incontri, più o meno positivo, mi sia rimasto dentro e che, attraverso la scrittura, lo abbia riportato fuori. Posso affermare con sicurezza che tutti i personaggi, non solo quelli del mio ultimo romanzo, mi inseguono: all’inizio del lavoro di ideazione della trama, penso ai personaggi ed al loro carattere ma a mano a mano che procedo con la storia è come se mi dicessero “Guarda che stai sbagliando, io non sono mica così… In questo modo non funziona!”, come se avessero una loro autonomia che, in modo del tutto misterioso, dal cervello arriva alle dita che battono sui tasti del computer. Insomma credo che ognuno di noi, che sia attraverso la carta stampata, la parola o un video, comunichi sempre qualcosa di sé stesso.

 

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