A tu per tu con…Stefano Tura

Dopo l’uscita del suo nuovo emozionante lavoro, Il principio del Male, un thriller pubblicato dalla casa editrice Piemme e che, ne siamo certi, riscuoterà un grande successo, solo per i nostri lettori abbiamo incontrato e intervistato l’autore, Stefano Tura.

1) Come e quando ti è venuta l’ispirazione per questa storia?

“Mi ha colpito la tragica vicenda di Gioele Leotta, un diciannovenne di Lecco che nell’ottobre del 2013 venne ucciso a botte da un branco di immigrati lituani nel Kent,  dove si era appena trasferito per cercare lavoro e imparare l’inglese. Ho voluto raccontare il lato dark di un fenomeno come quello dell’immigrazione e ho creato una storia che parte proprio da un delitto in cui la vittima è una ragazza bolognese trasferitasi in Inghilterra. Sono tantissimi i giovani e meno giovani che lasciano l’italia e vengono nel Regno Unito per cercare nuove opportunità ma non sempre le trovano”.

2) I paesi anglosassoni sono tristemente noti per aver ospitato numerosi serial killer. Si è ispirato a uno di questi fatti realmente avvenuti?

Sì, certo. Proprio ad Ipswich, nel Suffolk, dove è ambientata una parte del mio romanzo, nel 2006 un serial killer di nome Steven Wright ha ucciso cinque prostitute in dieci giorni prima di venire arrestato. Nel mio libro c’è un riferimento preciso a questa vicenda.

3) La storia si articola su due nazioni: italia (o meglio la costiera emiliano-romagnola) e l’Inghilterra. Perché questa scelta insolita?

Sono i miei due punti di riferimento. Vivo da dieci anni in Inghilterra e i miei pochi viaggi in Italia hanno quasi tutti come meta l’Emilia Romagna. Nella costa romagnola è inoltre ambientato il mio penultimo romanzo “Tu sei il prossimo” con gli stessi protagonisti de “Il Principio Del Male.

4) Non ha mai pensato di far collaborare il detective MacBride e Alvaro Gerace più attivamente (nel senso portare Gerace proprio in Inghilterra?)

Ci ho pensato e non escludo che possa capitare in futuro. Alvaro Gerace, l’investigatore presente in tutti i miei romanzi a partire dal primo, “Il Killer Delle Ballerine”, ha già svolto indagini all’estero ma non in forma ufficiale. Ora però grazie a questo rapporto con il detective McBride, di Scotland yard, i suoi orizzonti potrebbero allargarsi.

5) Il personaggio più difficile da portare avanti?

Sicuramente David Stonedge, il leader xenofobo e razzista del British National Party, formazione politica estremista. E’ un personaggio inventato ma molto realistico, soprattutto di questi tempi. La difficoltà è stata quella di renderlo credibile e non una sorta di macchietta.

6) Ha mai pensato ad un finale differente?

No. Eppoi non c’è un solo finale.

7) Nel libro si parla anche di una tematica molto attuale. un personaggio arringa la folla con discorsi populisti che sempre più spesso compaiono anche nella realtà. la scelta di inserire questa tematica è stata casuale, una scelta stilistica o un messaggio?

Come ho detto prima il personaggio di David Stonedge è quello che mi ha richiesto lo sforzo maggiore. Ho scelto di inserirlo perché rappresenta una realtà inquietante che sta pericolosamente diffondendosi in Gran Bretagna. Soprattutto in alcune aree depresse del paese come il Suffolk.

8)Lei pensa davvero che certe forme di malvagità come quelle presenti nel suo libro siano inevitabili nell’essere umano? non c’è speranza per noi potremmo tutti impazzire e diventare il peggior incubo di noi stessi?

Non credo di essere capace di fare un’analisi psicologica sui diversi aspetti della malvagità umana. Il mio è un thriller che racconta storie inventate ispirate a fatti reali. Regalo al lettore momenti di paura e forse qualche incubo. Ma il male vero non è nei romanzi bensì nella vita reale.

9) Ha altri progetti letterari per il futuro?

Direi di sì ma solo se i lettori continueranno ad apprezzare i miei lavori.

10) Cosa ha provato scrivendo questo romanzo?

Rabbia, paura, dolore e tanta fatica. Quando scrivo vivo quasi fisicamente le storie che racconto.

11) Se lei fosse un giornalista cosa chiederebbe a Stefano Tura?

Se gli piace di più il lavoro di cronista o quello di romanziere. Per come lo conosco, credo che la risposta sarebbe: entrambi. Sono due attività che si auto-alimentano e si completano.

12) Una curiosità. il soprannome BigMac è stato dato al detective MacBride solo per le sue caratteristiche fisiche e comportamentali oppure dietro la nascita di questo soprannome c’è un altra storia?

Mi piace il cognome, è molto musicale. Poi quando sono andato a Moss Side, il ghetto di Manchester in cui ho localizzato le origini del detective, ho scoperto che, nelle strade di quel quartiere degradato, i luoghi di incontro dei  giovani criminali sono in particolare i fast food. Da qui il soprannome, BigMac.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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