A tu per tu con…Sergio Cova

La passione per la scrittura passa anche attraverso i numerosi concorsi che fioriscono in giro per l’Italia, che possono essere un’ottima palestra e trampolino di lancio. Con Sergio Cova, giovane scrittore del Varesotto, vincitore del Premio NebbiaGialla 2013 per racconti inediti, abbiamo parlato di come ci si puó avvicinare alla scrittura e iniziare a coltivare la propria passione ottenendo soddisfazioni e risultati. 

Si è aggiudicato il Premio Nebbia Gialla per un racconto inedito e così Ventitrè è stato pubblicato in coda al Giallo Mondadori n. 3100, in coda al romanzo di Stefano di Marino “Il palazzo dalle cinque porte”.  

Che effetto le fa?

In effetti per molto tempo mi ha fatto un effetto strano, facevo fatica a crederci e ogni tanto andavo a sbirciare le foto che comprovavano quello che era accaduto! Veder pubblicato il racconto in una collana così importante mi ha dato una nuova emozione. Poi tutto il Festival Nebbia Gialla di febbraio è stato interessante per le persone che hanno partecipato e che ho potuto ascoltare; da ogni cosa che dicono, ovviamente, posso solo imparare. Per quello che mi riguarda, durante le presentazioni, cerco di captare tutte le sensazioni dello scrittore e il suo modo di lavorare: cerco di assorbire tutto e poi con il mio carattere e il mio stile mettere in pratica ciò che ho acquisito.

Come è nata la sua passione per la scrittura?

Tutto è nato quasi per scherzo. Una coppia di amici mi ha regalato nel 2007 un corso di scrittura breve all’associazione Il Cavedio di Varese, tenuto da Fiorenzo Croci, che poi io ho frequentato per 3-4 anni. Diciamo che ho sempre scritto qualcosa, ma lasciandola nel cassetto, senza farla leggere a nessuno. Con questo corso ho potuto mettere delle basi sul mio modo di scrivere e sulla mia concezione della scrittura. Visto che sono un geometra, e non vengo da studi classici, lo stile e il modo di scrivere li ho appresi proprio con questo corso. Leggendo – e leggo tanto – ho cercato sempre di assorbire dai vari autori quello che più mi piaceva. Come riferimenti ne ho davvero tanti perchè vado a periodi e la mia scrittura ne viene influenzata. Passo dai giallisti classici (Conan Doyle, Agatha Christie, Stephen King..), a Piero Chiara giusto per citare qualcuno. Ultimamente preferisco leggere autori italiani, penso per un problema mio di rapporto con la traduzione. Se uno scrittore è italiano, posso direttamente apprezzarne lo stile mentre la traduzione spesso può travisare il modo di scrivere. Gli autori stranieri li prendo sempre un po’ con le pinze.

Qual è secondo lei la dote più importante per uno scrittore emergente?

A mio avviso è fondamentale l’umiltà, perché quando scrivi, non scrivi per te stesso, scrivi perché vuoi essere letto. Quindi quando fai leggere qualcosa che va oltre la cerchia degli amici, la fidanzata, i genitori, devi essere in grado di capire le critiche e, per ogni critica che ti arriva, di imparare, soprattutto quando vuoi dire qualcosa e il messaggio non viene recepito. Quello è il punto di partenza, perché magari l’idea è buona, ma bisogna metterla giù meglio. Se quello che vuoi comunicare non arriva, devi metterti in testa che prendi il tuo foglio, lo strappi e ti rimetti a scrivere.

Come ha avuto l’ispirazione per creare il suo personaggio, il commissario Scalabrin?

Il protagonista nasce ben prima della storia. Scalabrin esiste davvero perché è stato il mio Capitano durante il periodo del militare. Aveva un comportamento corretto, leale nei confronti dei ragazzi: una persona molto seria che non faceva pesare il servizio militare. Mi piaceva quindi mettere in risalto queste caratteristiche in un commissario, in un personaggio. Perciò, ben prima che nascesse la storia, volevo scrivere qualcosa su Scalabrin. Mi sono facilitato molto le cose, perché poi ho scelto un’indagine all’interno di un ambiente che conosco e in una zona che in realtà è la mia, quella di Varese. Mi piace come personaggio e sono riuscito a portarlo più o meno come intendevo io, ma a un certo punto della storia ha preso lui la penna in mano ed è andato avanti…!

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Innanzitutto vorrei partecipare ad altri concorsi letterari non necessariamente rivolti al genere giallo. Mi piacerebbe poi portare avanti un’altra indagine di Scalabrin che ho già iniziato a scrivere, ma mi ero fermato; infine ho un romanzo che è completamente terminato, devo solo risistemarlo. Speriamo che ci sia qualcuno curioso e magari interessato a pubblicarlo.

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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