A tu per tu con… Sara Rattaro

Abbiamo incontrato Sara Rattaro, autrice di L’amore addosso, in vetta alle classifiche di libri venduti nelle ultime settimane:

Come si colloca L’amore addosso tra i romanzi che hai scritto a livello di tue emozioni nel libro? Visto che in precedenti interviste mi avevi detto che ti commuovevi mentre scrivevi, quasi da dover interrompere la scrittura.

Anche questo libro è arrivato trascinandosi dietro un mondo di emozioni. È un libro più intimo degli ultimi che ho scritto, quasi un ritorno ai miei esordi. Racconto il mondo interiore di una donna confusa e schiava dei ruoli che le vengono imposto. L’emozione mi ha accompagnata per tutta la stesura.

Prendo la definizione di tradimento dal sito della Treccani: “Venire meno ai propri doveri più sacri, mancando alla fede debita o data, a impegni presi solennemente, alla fiducia che altri hanno in noi”. Cos’è per te il tradimento? Avere un’amica o un amico (un confidente), senza avere rapporti carnali, è tradimento?

No, questo non è un tradimento ma non dire che questa amicizia esiste può sembrarlo. La difficoltà sta proprio in questo. Dire che non c’è nulla di male nell’avere anche altri affetti ed essere creduti.

Emanuele, nel romanzo, non resta solo in secondo piano in tutta la vicenda, ma emerge quasi come la vittima di tutto ciò che è accaduto. Però, se ci si pensa bene, è il vero motore, il carnefice, come lo definiresti tu. Perché chiudere il romanzo con una sua dichiarazione? Poteva funzionare benissimo senza, eppure hai inserito quel capitolo come se lui volesse quasi scusarsi o giustificarsi per quello che è successo.

Credo che Emanuele sia un personaggio chiave. Lui non sa nulla, come spesso capita, di quello che vive sua moglie. Anche lui sbaglia, come tutti ma lo fa per paura di rompere un equilibrio e prendendo tempo rimane incastrato nelle sue bugie involontarie. Ho deciso di dargli voce per raccontare un punto di vista insolito e per spiegare che poi l’affetto sincero, nonostante la vita sappia essere crudele, è l’unico che ti possa portare in salvo.

In altre nostre interviste (parliamo del 2012), avevi affermato di non voler cambiar genere, ma tema. Se non ricordo male, pensavi di dedicarti alla vita prima della vita, allo stato di gravidanza, all’embrione e al tema dell’aborto. In L’amore addosso torna invece prepotentemente il conflitto generazionale e il tradimento. Com’è arrivata l’idea?

C’è tutto il conflitto tra le donne della mia generazione e le loro madri. Non è solo uno scontro tra due donne ma l’incomprensione tra due mondi diversi. Le prime vissute tra le macerie di una guerra che ha distrutto tutto anche il lato più affettivo e morale dell’educazione famigliare, le seconde cresciute con il concetto del “tutto è possibile” tra le mani. Loro hanno lavorato, noi abbiamo viaggiato.

Commenta la frase a pagina 152:Le cose cambiano e con loro anche le nostre priorità. Da adolescenti vogliamo essere amati, trovare l’anima gemella ed essere felici il più a lungo possibile. Poi cresciamo e ci accontentiamo di non sentirci soli, di condividere un progetto e goderci un po’ di serenità”.

In questa frase c’è tutta la disillusione della vita. La paura della solitudine è un sentimento difficile da gestire, cresce con noi. A quarant’anni ti guardi indietro e non puoi fare altro che sorridere per tutte le speranze che ti accompagnavano e che, soprattutto, davi per scontate. Oggi hai la certezza che le cose importanti siano altre ma se conquistarle è stato complicato, tenertele strette è spesso un’impresa da eroi.

Quando Sara Rattaro si sente o si sentirà “serena”?

Da quando scrivo, la vita si è tranquillizzata! La verità è che scrivere mi permette di incanalare tutto il mio mondo interiore. La maternità poi ha fatto il resto.

Lascia un messaggio per i tuoi lettori.

Vorrei con tutto il cuore che il nostro rapporto rimanesse così, autentico. Sono perfettamente consapevole di dovervi molto.

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