A tu per tu con… Sandra Petrignani

Al Salone del Libro di Torino Sandra Petrignani, scrittrice e autrice teatrale nonché giornalista, autrice dei celebri “La scrittrice abita qui” e “Addio a Roma”,  presenta il suo ultimo romanzo dal titolo “Marguerite” edito da Neri Pozza dedicato a Marguerite Duras, figura tra le più interessanti del secolo scorso. Scrittrice, sceneggiatrice, regista, fervida militante del partito anche dopo la sua epurazione perché considerata dissidente, la Duras mostrò nel corso della sua vita di avere un carattere appassionato e fragile allo stesso tempo, fino al delirio che accompagnò i suoi ultimi anni, durante i quali si autocitava parlando di sé in terza persona.

“Marguerite” è uscito da poco ma è già nella terna finalista del Premio Tropea: qual è secondo lei la forza di questo libro?

Io credo che Marguerite abbia qualcosa di magico, che arriva anche alle persone che non hanno mai letto i suoi libri: una sorta di karma positivissimo che la mette in contatto con l’inconscio delle persone. D’altronde lei lavorava così, almeno quando è diventata Duras: ha iniziato a scrivere non con la razionalità ma con l’inconscio, inventando un linguaggio che arriva a tutti, intellettuali e non.

Il libro è suddiviso in soli tre capitoli, i cui titoli corrispondono ai vari appellativi di Marguerite (Nené, Margot e Duras), e la sua scrittura ricorda quasi un flusso di coscienza, a volte la narrazione e i pensieri di Marguerite si alternano senza soluzione di continuità. In qualche modo questo stile di scrittura è influenzato dalla sua protagonista?

Assolutamente, è stata la grande scommessa di questo libro: il motivo per cui mi interessava scrivere su di lei era trovare una forma adeguata che non fosse la linearità di una biografia.

In effetti lei specifica che questo libro non è una biografia, ma nemmeno un romanzo.

Non va letto come una biografia perché si rimarrebbe delusi, si riscontrerebbero comunque dei buchi nella storia di Marguerite: in Francia esistono diverse sue biografie, che in Italia non sono tradotte, molto documentate, libri fotografici con lunghe didascalie che la descrivono, aggiungere un’altra biografia, per di più scritta da un’italiana, sarebbe stato assurdo. Mi interessava il romanzo della sua vita, e secondo me per essere fedeli alla sua vita bisognava assumere una lingua che rispettasse quello che è stata veramente Marguerite. Direi che ho scritto come per onde di mare, giocando molto sui tempi verbali, a volte con uno sguardo esterno, altre volte entrando nella testa di Marguerite, con un moto ondulatorio che secondo me è quello che si prova leggendo i suoi scritti.

Il suo libro tra l’altro esce proprio in concomitanza con il centenario della nascita di Marguerite Duras. A cento anni di distanza, qual è l’eredità che ha lasciato Marguerite Duras, in generale e nello specifico a Sandra Petrignani?Marguerite-sandra-petrignani

Marguerite diceva “tutti mi conoscono ma nessuno mi legge e nessuno va a vedere i miei film”, e penso che questa “maledizione” valga ancora oggi: rispetto alla notorietà del nome Duras, infatti, almeno in Italia corrisponde una lettura dei suoi libri molto parziale. L’editoria italiana è molto manchevole su di lei, oggi si fa fatica a trovare “L’amante” che è il suo libro più celebre, mentre “Una diga sul Pacifico” che ritengo essere uno dei venti libri più belli dell’umanità non è stato ritradotto e la vecchia traduzione non si trova più in circolazione. Io pensavo che il centenario avrebbe risvegliato un po’ l’interesse nei suoi confronti, ma purtroppo non è così: certo è un’autrice difficile rispetto a quello che il pubblico chiede oggi, ma è una lettura che può essere facile se ci si abbandona a questo moto ondulatorio che parte dalla pancia e non dalla testa.

Marguerite è allo stesso tempo molto forte di carattere ma anche molto fragile emotivamente: non a caso il libro si apre con la morte della madre Marie, che ha avuto una grande influenza sulla figlia sia dal punto di vista umano che come scrittrice…

Marie è un personaggio decisivo nella vita di Marguerite, non a caso ricorre spesso nella sua opera: vedova con tre figli, alle prese con la povertà e sola contro tutti nell’impresa di costruire una risaia, alla fine conquistò il suo obiettivo e tornò in Francia da vincente, ricca e proprietaria di un castello. Ma nel libro che Marguerite le dedicò per celebrarla alla fine muore, e Marie se la prese tantissimo per questo, arrivando addirittura a ripudiare la figlia.

Una delle due epigrafi del libro è una citazione della stessa Duras, “Io trovo che bisogna sempre farsi i fatti degli altri”. Anche i suoi libri precedenti raccontavano di personaggi realmente esistiti, c’è un collegamento con la sua esperienza da giornalista?

Può darsi che ci sia questo elemento, non ci ho mai ragionato ma credo proprio che sia così. Una parte di me ama il rapporto con la realtà e la rispetta profondamente, ma è anche vero che l’uso letterario che si fa della realtà è menzognero: tuttavia in quella menzogna probabilmente tocchi un umano più profondo e più preciso. Sicuramente il mestiere di giornalista mi aiuta nel lavoro di ricerca che precede la scrittura dei miei libri, ad esempio quando ho scritto “Vecchi” ho incontrato diversi anziani e ho registrato i loro racconti, ma al momento di scriverne ho fatto confluire episodi accaduti a persone differenti in un’unica esistenza per renderla più forte. C’è un altro elemento che mi sta a cuore: penso che siamo di fronte a un esaurimento della forma del romanzo, percepisco un senso di sconfitta nel senso dell’invenzione, quando invece i libri partono da forti elementi reali mi interessano di più, per questo apprezzo molto autori come Emmanuel Carrère e Joyce Carrol Oates, che manipolano destini che già esistono aggiungendo qualcosa di forte alla narrazione.

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, giornalista pubblicista, da sempre grande lettrice: a sei anni prima ancora di andare a scuola grazie alla nonna sapevo già leggere e scrivere, a 8 anni ho scritto il mio primo racconto su un mago che perde il suo libro di incantesimi. Spero un giorno di vedere sugli scaffali il mio libro, nel frattempo cerco di imparare dagli altri il più possibile e spero di consigliare i nostri lettori condividendo con loro le mie sensazioni.

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