A tu per tu con… Roberto Corradi

roberto corradiVi siete mai chiesti come sarebbero potute proseguire alcune delle grandi trame letterarie? Roberto Corradi ha provato a indagare sui finali oltre i finali nel suo nuovo libro Il libro coniglioAbbiamo incontrato Roberto Corradi al Salone del Libro per parlare con lui del suo «grande libro pieno di libri».

Da dove nasce l’idea di far proseguire grandi trame letterarie?

Nasce in realtà da un libro che ho pubblicato qualche tempo fa e che è rimasto soprattutto un esperimento, e dal fatto che al naturale, al mio stato brado, io tendo a proseguire le cose. E’ una tendenza a vedere che cosa succede anche nelle pubblicità quando è finito il contesto che è dato per esausto come si presenta, che cosa potrebbe succedere dopo. Una delle prime cose fu una commedia che scrissi che prendeva spunto da Lazzaro: Lazzaro risorge e siamo convinti che sia un messaggio positivo, perché qualcuno che era morto e poi torna in vita. Ma ha un vantaggio da questo? Che vita fa uno che era morto? Da questo poi ci siamo voluti accanire con delle storie, e hanno esagerato con delle risposte. Il lavoro è durato un anno. Ogni settimana, e nella settimana sempre, si sono scatenati e hanno riempito il forum.

Alcuni racconti sono proprio spassosi, sono creativi i vostri ascoltatori…

Sì, poi una cosa che stupisce quando si guarda la TV e si vedono politici o personaggi che uno immagina appena scolarizzati è che poi non rappresentano il livello della gente, che invece è alto. I testi sono buoni, la sintassi buona, così anche la costruzione dell’immagine. Alcuni ascoltatori sono proprio di lusso. Ci danno soddisfazione.

Da dove nasce il format Il Ruggito del Coniglio?

Il format ha due origini: la prima è la tradizione dell’intrattenimento di tutto il mondo; da che mondo è mondo, se sai fare lo spettacolo lo fai così: parli della vita di tutti, però indichi, dici il punto del poster che gli altri in genere non guardano. Poi il format in realtà nasce da Marco e Antonello che già facevano radio prima di Ruggito, ma nasce anche nella naturale costituzione di uno spazio che aveva Erico Vaime che è il padre un po’ di tutti noi, compreso io, io anzi sono arrivato come ultimo nella redazione a lavorare con Enrico che è il padre fondatore di tutto. Qualsiasi cosa che vediamo è passata da Vaime che ha fatto questo lavoro dagli anni ’60. La forma di Ruggito è quella di parlare dell’Italia all’Italia e poi di cercare di alleggerire il dramma che può essere, essere italiani; come dice Vaime ‘’Noi italiani siamo nati per soffrire’’ e ci siamo riusciti benissimo.  

Robert Conrad tira di più? il libro coniglio

Adesso forse lo riprendiamo ma Robert Conrad ha un seguito che va al di là di quello che immagino; facciamo un esperimento: prendi un film di George Clooney e, al di là della bellezza, mettici Castellitto; ora Castellitto noi diamo per assunto che riesca a parlare con il telefono con il filo lungo, che quando viene licenziato ha la scatola con i manici, cioè noi abbiamo preso per normale cose che sono aberrazioni. Non si può dormire seduti, a torso nudo e con una luce azzurra che ti illumina e loro lo fanno. Quindi Robert Conrad nasce da un’idea di normalizzare quello che è la loro normalità ma che non è vero, io sfido un americano a dirmi che dorme così.

Come siete riusciti a mantenere nel tempo l’affetto degli ascoltatori? Forse, è la cosa più difficile.

Perché la cosa migliore che si può riconoscere alla Rai è di aver mantenuto questo successo e soprattutto non averlo impedito. Perché spesso si tende a voler modificare le cose, e quindi peggiorandole, e invece non sempre è necessario. E’ un po’ come una 500: l’hanno rifatta, l’hanno modificata ed ha avuto successo, ma se la rifacessimo tale e quale io credo che saremmo apposto così. Quando una cosa funziona, funzionerà sempre. Perché il pane era lo stesso anche per gli egiziani. Il Coniglio racconta esattamente il pubblico che lo guarda. Quindi parla al pubblico che lo guarda di quello che al pubblico riguarda. E soprattutto, cosa che a volte ha fatto anche storcere il naso, non aggredisce il pubblico ma semmai lo coccola e lo tratta da protagonista. Se c’è un punto di vista è quello stesso dalla parte del pubblico. E l’aggressione è verso l’esterno non verso il pubblico stesso. E questo è importante perché si sentono molti intrattenitori, molti comici che deridono le prime file delle platee che è un crimine contro l’umanità, perché quella è una persona che si è vestita, che è uscita di casa ed è venuta là per sentirti e non la puoi massacrare. Questo appunto ci caratterizza. La nostra è una comunità e di tutte le età.

Nell’avvio ho letto che ti occupi di automobilismo, nel senso che ti fai i mobili. Raccontami qualcosa.

Io ho costruito anche una casa di legno. I centri commerciali sono perfetti perché tu compri e porti alla cassa e non hai il contatto con una relazione umana. Avrei avuto molti problemi a spiegare al falegname quello che avrei voluto creare. Allora ho preferito farlo da me. I primi tentativi erano ripugnanti, ma poi man mano, andando avanti ho fatto quasi tutti i mobili di tutte le case che ho. Il mio è un problema di comunicazione. Io ho preferito fare questo piuttosto che andare a spiegare che cosa volevo e come lo volevo. Io prendo questo lamellare, in Italia abbiamo soprattutto abeti e pini, ma c’è un legno di Paulownia, che è un legno orientale che è perfetto perché leggerissimo e molto resistente. Ma se tu lo dici a Roma ti guardano male, perché non è conosciuto

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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