A tu per tu con…Piero Angela

È uscito ieri, martedì 29 maggio, il suo ultimo libro. E noi non potevamo assolutamente fare a meno di incontrarlo!
Incredibile ma vero e ancora più, direi affascinante: l’ultimo titolo di Piero AngelaIl Mio Lungo Viaggio, 90 anni di storie vissute (Mondadori) – non tratta argomenti scientifici, bensì racconta con passione i primi novant’anni vissuti da questo incredibile uomo.

Seduti nella hall di un noto hotel milanese, Piero Angela non manca nell’ironia con la quale, fortunatamente, rompe il ghiaccio; per poi passare ad accertarsi che il mio telefono stesse registrando bene: “non è meglio metterlo più vicino? Sa, io sono un ex radiofonico..”

Cito una riga tratta dall’introduzione de “Il Mio Lungo Viaggio”: “Non è un libro di divulgazione scientifica, ma un racconto personale”. In effetti questo scritto è un po’ autobiografia, ma anche un po’ storia: come è stato per lei allontanarsi dalla via cardinale, quella che ha dominato la sua carriera?
Sì, effettivamente questo è un libro diverso dagli altri. Per la prima volta ho cercato di raccontare un po’ le cose che ho visto durante la mia vita. Non ho mai voluto scrivere un’autobiografia, mi sembrava una cosa un po’ pretenziosa, però è vero che in quasi 90 anni di vita e 65 di Rai di cose ne ho viste tante. Io sono nato e vissuto nel periodo prima della guerra, ho vissuto anche il periodo della guerra ed in modo tormentato: adesso ho la voglia di lasciare agli altri questi ricordi, riuniti in un percorso, dove in gran parte c’è il mio lavoro in televisione.

piero angela_bookCosa vorrebbe che imparasse un ragazzo giovane leggendo il suo libro, oggi? Parliamo di pagine di vita vissuta..
Ci sono molte cose che ho imparato appartenendo ad un’epoca diversa, ma ci sono anche cose eterne. Per esempio il fatto di essere onesti. È una fatica forse, ma è un grande vantaggio perché dà alla persona affidabilità. Noi abbiamo bisogno di persone di cui fidarsi, e l’onestà è la chiave per essere considerato una persona seria ed affidabile. La seconda cosa che voglio dire è che bisogna sempre puntare all’eccellenza. Faccio un esempio: io ho scritto 37 libri in tutto e scrivo solo a mano, perché mi consente di correggere continuamente e se non mi piace di stracciare e ricominciare da capo, perchè si può sempre migliorare, si può sempre fare qualcosa in più. È così che si raggiungono risultati che sono un po’ sopra la media, e questo rende vincenti. Naturalmente comporta fatica, ma se uno ama il suo lavoro lo fa volentieri anche per se stesso. C’è un proverbio che dice “ama il tuo lavoro, non lavorerai per tutta la vita”.

 Scienza e razionalità. Nella sua vita privata la razionalità è stata una componente importante come lo è per la scienza, o si è fatto qualche volta influenzare dall’emozione?
Credo sia genetico, di carattere: ci sono persone che preferiscono andare dove li porta il cuore. Io vado dove mi porta la mente. Forse da piccolo ho avuto questo input: quando mi hanno regalato l’Enciclopedia dei Ragazzi c’era il “Libro dei Perché” e nel mio caso era il più consumato! Forse per gli altri si trattava di quello delle fiabe, o della letteratura, o della storia. Naturalmente poi nella vita le cose si mescolano, anzi le emozioni sono molto importanti per la razionalità, perché l’emozione è il motore che fa muovere il cervello (mi ha spiegato il processo preciso che avviene, ndr). Nel libro parlo di emotività legata all’informazione, cosa tipica di oggi. L’emotività deve servire come taxi per andare da qualche parte, non per andare allo sbando. Oggi è usata per fare ascolti, calpestando il buon senso.

 Nel mondo odierno, così veloce, dinamico e forse superficiale, è più difficile secondo lei trovare un “vissuto” vero, qualcosa di cui realmente sentirsi testimoni, rispetto agli episodi ed eventi che racconta nel suo libro e che lei stesso ha vissuto?
Si tratta forse di valori che guidano. Io sono cresciuto in un momento difficile che era la guerra, la guerra porta degli insegnamenti e forma il carattere. Uno degli uomini che più ho ammirato è uno scienziato, Edoardo Amaldi, stretto collaboratore di Enrico Fermi, citava un proverbio piacentino che era vero all’epoca: “A Piacenza di quello che non c’è si fa senza” (detto con accento piacentino!,ndr). Ed era quella l’aria di quel tempo: la rinuncia e la privazione non costavano, perché le cose realmente non c’erano. Io ho avuto pochissimi giocattoli in vita mia, uno a Natale e uno al compleanno, ma non mi sono mai sentito frustrato per questo. Si apprezzava molto di più. Non bisogna mai confrontare epoche diverse, però penso che oggi manchino un po’ i piccoli e grandi sacrifici per ottenere qualcosa, anche nel libro lo ripeto spesso: siamo in una società troppo orientata ai diritti e poco ai doveri. Quando io ero giovane di diritti non ce n’erano. Mi ha sempre colpito quello che mi diceva la mia insegnante di pianoforte: nel tocco è importante avere dita d’acciaio in guanti di velluto. E questo è vero anche nella vita, bisogna essere forti ma cortesi.

Quanto si impara dal Viaggio? Elemento richiamato nel titolo del libro, ma anche sua esperienza diretta di anni vissuti fuori dall’Italia.
Andando fuori dall’Italia si impara molto, specialmente all’epoca ma anche oggi, perché purtroppo il nostro Paese ha dei costumi un po’ rilassati. Mancano molti aspetti della vita civile, che uno trova immediatamente andando fuori. Per esempio il controllo sociale: qui quasi non esiste, mentre, specialmente al Nord Europa, ci si trova a disagio se ci si comporta male perché ci sono delle regole da rispettare. Se si rispettano si vive meglio, se non si rispettano vi è conflitto, degrado.
Le racconto un aneddoto: una volta a Roma stavo camminando per la strada e ho visto una macchina parcheggiata con una signora che ha abbassato il finestrino ed ha buttato fuori un cartoccio. Io mi sono avvicinato l’ho preso e l’ho rimesso dentro la macchina dal finestrino posteriore, anch’esso abbassato, dicendo “Signora ha perduto questo”. Mi ha risposto: “Maleducato!!” Questo dà l’idea che tutto è consentito, da noi. Quello che manca in Italia sono le punizioni e i premi: sono le due leve sociali fondamentali. Ad oggi non si premia più e non si punisce più. Senza queste due leve il cervello si appiattisce, non è né incentivato e non è rimproverato quindi si fa quello che si vuole.

Tra aneddoti e racconti di vita questa è stata molto più di una conversazione, molto più di un’intervista. Una vera e propria lezione di vita quella che mi è capitata, una lezione da assaporare leggendo anche solo l’indice del suo ultimo libro.

0

Ti potrebbero interessare...

Login

Lost your password?