A tu per tu con… Paolo Crepet

La felicità è semplicità, sfida, lotta, cura; sono molte le sue declinazioni, ma si può imparare ad essere felici?

“Impara a essere felice” (Einaudi editore) è il libro di prossima uscita dello psicoanalista e scrittore Paolo Crepet, ospite il 23 ottobre scorso, della Rassegna Letteraria Città di Vigevano.

Con l’abile conduzione del critico letterario Ermanno Paccagnini, nella suggestiva location de La Cavallerizza, si è svolta con l’autore un’amabile conversazione sulla felicità, tema esistenziale da sempre fra i più cari all’uomo, divenuto, in questi sofferti “tempi della crisi”, bisogno urgente.

In effetti, la forma del conversare è proprio quella scelta dallo stesso scrittore per il libro, in particolare il conversare con una figura femminile. La scelta precisa di un’interlocutrice viene subito spiegata con una confessione dello scrittore: “sono cresciuto in un vero e proprio matriarcato con una nonna “generale prussiano” e una mamma femminista ante litteram, scrivo per le donne, anche perché le donne leggono di più”. Una rapida occhiata alla sala può solo confermare l’affermazione e, dunque, che la conversazione abbia inizio.

“Impara ad essere felice” suona quasi come un diktat e racchiude una reale urgenza educativa: la felicità può e deve essere il vero obiettivo della formazione di un giovane e il compito primario di ogni genitore ed insegnante. Bisogna insegnare ai ragazzi che la felicità richiede impegno, sforzo, fatica e grande cura perché non voli via e che la libertà contiene sempre una parte di sana sofferenza e di rabbia.

Questo è il messaggio forte di Paolo Crepet e due esempi corrono in suo soccorso.

Un primo episodio assolutamente autobiografico: sono gli anni giovanili dello scrittore, studente di medicina nella bigotta e piccolo borghese Padova, Pier Paolo Pasolini giunge in città per presentare il suo film Teorema. La cronaca del tempo ci parla dello scandalo che il film suscita e della battaglia giudiziaria che il regista deve intraprendere, ma la vera lotta di Pasolini è contro il falso moralismo, il giudizio pubblico e quello che sorprende il giovane Crepet è la forza e il rabbioso coraggio dello scrittore-regista.

Un secondo esempio: la grande attrice Audrey Hepburn diventa un’icona glamour andando contro tutti i canoni estetici della sua epoca e imponendo un modello completamente contro corrente.

In entrambi i casi la libertà di essere se stessi e la fatica della difesa della propria integrità. La felicità non è la gioia effimera di un momento, ma quel meraviglioso sentimento che implica la positività, la forza e il coraggio per affrontare la vita in tutte le sue pieghe, anche le più dolorose. “I ragazzi non hanno bisogno di piumini Moncler, ma di piume sulle ali”, ammonisce Crepet.

Lo scrittore passa a poi a definire la felicità, spesso erroneamente percepita come qualcosa di enorme, strabordante. In realtà, la felicità è nelle sfumature, anche in una odorosa piantina di finocchio selvatico scelta e piantata da un amico prima di morire. L’amico è il grande poeta Tonino Guerra che con la sua vita ha lasciato tante spore di felicità e come lui i grandi uomini e i grandi maestri di vita.

Crepet non può non citare il suo maestro, Franco Basaglia, che ricorda con grande affetto per la sua integrità e il suo essere garante della libera espressione e della creatività e  per concludere ci racconta un episodio esemplare legato ad un altro grande uomo. Parliamo di Germano Facetti, grande designer italiano e storico art director della Penguin Books, deportato all’età di diciassette anni nel campo di concentramento di Gusen. Crepet ricorda le sue numerose visite a Facetti e le confidenze ricevute da un uomo segnato nel profondo da una esperienza così devastante come la deportazione e, in particolare, ci riferisce il suo stupore per l’incontaminata gentilezza e la galanteria dell’amico verso la moglie, ormai compagna di una vita: “Germano,  tu, a cui hanno letteralmente instillato l’odio, come riesci ad essere, dopo tanti anni ancora così gentile ?” L’amico alza la manica della camicia, scopre il marchio indelebile che ha sul braccio e dà una risposta che ci strappa un sorriso e ci apre una voragine nel profondo: “E’ vero, ci hanno provato, ma non ha mica preso!”.

E’ proprio così, la felicità va voluta, conquistata, protetta, coltivata e, dopo questa intensa conversazione che l’ha vista protagonista, sicuramente imparata.

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