A tu per tu con… Paola Mastrocola

paola mastrocolaCosa ci rende davvero felici? Cosa riempie la nostra vita? E’ così fondamentale fare cose utili nella vita e cos’è esattamente l’inutilità, e l’utilità? Paola Mastrocola sembra porsi questi quesiti ed invitarci a riflettere sul significato della nostra vita nel suo ultimo romanzo “L’esercito delle cose inutili” (Einaudi) in cui racconta l’incontro inaspettato tra un asino  adottato a distanza e un libro, e il loro viaggio verso Variponti, un luogo abitato da chi svolge attività inutili ma bellissime: passeggiare, sedere sulle panchine, guardare la luna, trapiantantare primule, raccogliere conchiglie o scollare francobolli, scalare montagne o guardare il mare.

Com’è nata l’idea di scrivere un romanzo che ha come protagonista un asino adottato a distanza?

Da un regalo di un carissimo amico: due anni fa per Natale mi ha regalato l’adozione a distanza di un asino. Ho scoperto che esiste un posto vicino a Biella che si chiama “Rifugio degli Asinelli”. Ospita asini dispersi, malati, vecchi o maltrattati provenienti da tutta Europa. E’ un luogo bellissimo,  pieno di prati. L’ho visitato e da lì è nata l’idea di scrivere questo romanzo che in realtà inizialmente doveva essere semplicemente un racconto in cui avrei raccontato la storia di un asino randagio. Volevo chiamarlo Biagio. Poi è successo che un giorno mi trovavo alla stazione di Bologna e aspettavo un Frecciarossa che non arrivava mai. Avevo molto tempo e  mi si è creata in mente una scena. Ho immaginato che l’asino incontrasse  un  libro: se lo vedeva venire incontro per strada ma non so perché. Mi sembrava che il libro rappresentasse in maniera perfetta l’idea dell’inutilità. Cosa c’è di più inutile di un libro oggi? Soprattutto di un libro di poesie, di teatro o di filosofia? Ho immaginato che un libro incontrasse il suo esatto contrario: un asino che per tutta la vita non ha fatto che portare pesi ed essere utile agli altri e che viene cacciato da questo mondo dell’utilità e ne soffre molto.

A Variponti, il paese delle cose inutili, il libro tenta di convincere l’asino a trovare una propria  collocazione ma non ci riesce…

Raimond ha 24 anni, è ai tre quarti della vita. E’ in un quel momento in cui si comincia a sentirsi un pochino inutili e a fare i conti con tutto ciò che si è fatto e si è stati. Ho voluto metterlo di fronte alla possibilità di scegliere di fare delle cose inutili, poi ho voluto però che scoprisse anche altri aspetti importanti della vita: la solidarietà, l’amore, l’amicizia e che capisse che anche quando ci sentiamo soli e inutili forse non ce ne rendiamo conto ma c’è ancora qualcuno che ci sta accanto e che ha bisogno di noi.

Cos’è l’inutilità?

E’ fermarsi e chiedersi che senso ha la vita. E’ una domanda che non ci si dovrebbe fare mai, con la prospettiva di lasciare questo mondo tutto ci sembra inutile. E poi anche sentirsi utili è sbagliato, anche quelli che si credono indispensabili hanno di fronte la stessa prospettiva. Ora non vorrei fare il guru che insegna a vivere ma credo che sia importante fermarsi nell’attimo  in cui si fa una cosa che ci piace e farla, quello è vivere.l'esercito delle cose inutili

Variponti, il luogo dove si fanno le cose inutili che lei descrive nel romanzo è fatto di tanti prati, in ciascun prato si svolge un’attività inutile. In quale si collocherebbe?

In realtà in un prato che a Variponti non c’è: quello dei “guardatori del mare”. Guardare il mare mi rende felice, lo guarderei per ore. Da un’isola poi sarebbe il massimo. Poi di cose inutili  che mi piacciono ne faccio tante: cammino, passeggio, mi siedo sulle panchine, raccolgo sassi e conchiglie.

Ha scritto un libro sull’importanza di fare cose inutili che ci rendono felici. Cosa pensa di questo nostro mondo in cui cresciamo con l’idea che nella vita occorre fare qualcosa di utile,  in cui perdere tempo è inconcepibile, in cui ogni cosa che facciamo deve avere uno scopo?

Io sono contraria a tutto questo. Forse è colpa della crisi ma soprattutto oggi non facciamo altro che mandare un terribile messaggio ai giovani: che non bisogna fare nulla che non abbia uno scopo concreto. Vuol dire condannarli all’infelicità. Occorre che scelgano ciò che li rende felici. Il lavoro  lo troveranno proprio perché saranno felici di farlo. Se sceglieranno un lavoro che non vogliono fare solo perché qualcuno gli dirà di farlo non lo troveranno.

C’è qualcuno a cui fa leggere il suo libro prima di tutti?

Mio marito. Con la sua matitina bella appuntita commenta le cose che per lui non vanno. Io le rileggo e ci lavoro.

Dove scrive?

Nella Biblioteca Nazionale di Torino. E’ il mio ufficio. Quando ho una storia da scrivere ci trascorro la giornata.

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Giovanna Capone

Non dirò di me che ho sempre amato leggere, che ho imparato a leggere prima del tempo e che ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e neppure che ho amato molto le favole. Per apprezzare la lettura occorre che arrivi il momento giusto e che si abbia la mente sgombra da altri pensieri.Quando capisci che il momento giusto è arrivato? Quando incontri qualcuno che ti spiega che, a volte, non è importante quello che c'è scritto in un libro ma il modo in cui è stato scritto, quando sullo scaffale di una libreria la copertina di un libro attira la tua attenzione e capisci che quello sarà il tuo libro, quando sei curioso di sapere se un titolo accattivante nasconde una storia altrettanto brillante. Cosa significa leggere? Riscoprire qualcosa di te, qualcosa che hai sempre saputo ma che nessuno se non un grande scrittore è riuscito ad esprimere con le parole.

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