A tu per tu con… Mirella Serri

Un amore partigiano (Longanesi) è l’ultimo libro di Mirella Serri, nel quale l’autrice ricostruisce una pagina di storia poco nota raccontando un amore forte e disperato, come solo una passione nata nella guerriglia può esserlo. La vicenda di Gianna e Neri, gli amanti partigiani uccisi dai loro stessi compagni, è raccontata con realismo storico e profondità di sentimenti. Personaggi complessi, eroi scomodi dimenticati dalla storiografia: questo saggio vuole riabilitarne la memoria e aiutare a fare luce su quanto succeso.

Da dove nasce l’idea di questo libro?

L’idea nasce dal fatto che mi sono occupata di questo periodo storico in altri libri. Ne I Redenti, per esempio, storia di intellettuali italiani prima tra le file dei fascisti e poi passati al Partito Comunista, e poi ne I profeti disarmati, che è un libro dedicato al Risorgimento Liberale. È proprio leggendo quest’ultimo che ho trovato uno spunto per parlare di Gianna e Neri, due partigiani. Gianna è il nome di battaglia di Giuseppina Tulissi e Neri quello di Luigi Canali. Il Risorgimento liberale raccontava l’uccisione di questi due partigiani e anche tutti gli altri che attorno a loro creavano una rete di relazioni. Ho cercato di rendere la storia più completa.

Dal racconto emergono alcune verità che permettono di farsi un quadro più realistico e amaro di quel periodo, un po’ più lontano dall’eroismo che tramanda la Storia. Innanzitutto il lato oscuro della Resistenza di cui cadono vittima i due protagonisti…

Sì, è vero. Già Calvino e Fenoglio hanno parlato di una Resistenza con spine e ruvidezze. Gli scrittori l’hanno sempre fatto, mentre gli storici hanno la tendenza di levigare la materia narrata. In verità ci sono molte zone oscure, come in tutte le guerre del resto. I due protagonisti rimangono vittime di una storia complicata, con lacerazioni politiche e personali.

Un altro elemento nuovo: emerge l’immagine di una Claretta Petacci meno amante devota e più abile manipolatrice…

Dalle ultime lettere che sono state pubblicate tra lei e il Duce, si nota come lei abbia spinto Mussolini fino alla fine, quando il Duce negli ultimi anni della sua vita aveva perso molta della fiducia in se stesso e nel regime. Claretta “è piaciuta” finora come amante che si immola per amore, da storici maschilisti. Lei era una figura odiata sia dai fascisti, che la vedevano come portatrice di debolezza nel cuore del loro leader, sia naturalmente dai comunisti. In realtà scappa con lui perchè non aveva alternativa; se fosse andata in Spagna, non avrebbe più avuto il ruolo di “first lady” e avrebbe perso anche il suo uomo. Il giorno della sua uccisione, forse – è un’ipotesi – i partigiani le hanno sparato direttamente, non perchè si è buttata davanti al Duce.
Gianna, invece, si immola non per amore, ma per la libertà.un amore partigiano

 Nel libro ci sono anche pagine dove viene descritta la tortura inflitta ai personaggi.

E’ vero, e il libro vuole essere assolutamente veritiero. Diverse persone sono state intervistate negli anni e io mi sono basata sulle loro testimonianze. E’ stata molto dura scrivere questi pezzi, soprattutto quelli in cui Gianna è fatta spogliare nuda e lasciata in una stanza buia con topi e scarafaggi.

Quali sono state fatte le Sue fonti principali?

Ci sono molti libri che parlano della materia, io mi sono affidata a due storici in particolare, Franco GianAntonio e Giorgio Cavalleri, che hanno messo insieme molti documenti rilevanti.

Narrare la vicenda di personaggi come Gianna e Neri, eroi scomodi, aiuta a riflettere e non escludere punti di vista della storia. Dal punto di vista della letteratura, quali autori hanno ricreato un contesto credibile di questo periodo storico?

Fenoglio e Calvino sicuramente, anche se Calvino forse ha aggiunto dei personaggi presi dalla gente comune sfuggita ai rastrellamenti solo per arricchire la storia. Chi imbraccia un fucile non è uno stinco di santo e in ogni situazione drammatica c’è sempre qualcuno che vuole approfittarne. Accanto ai partigiani, c’era anche chi veniva dal mondo della malavita, come il personaggi di Frangi, che ammazza solo per il gusto di farlo, folle e spregiudicato, che vuole solo combattere.

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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