A tu per tu con… Mario Pacifici

Due libri pubblicati per la Opposto edizioni, Daniel il Matto e Una cosa da niente, entrambi recensiti sulle pagine de Gli amanti dei libri. Parliamo di Mario Pacifici, autore che naviga ancora in quel sottobosco letterario fatto di passione, sacrificio e amore per ciò che si racconta.

Ciao Mario, presentati ai lettori de Gli amanti dei Libri.

Non sono un giovane talento. E in senso stretto non sono nemmeno uno scrittore. Scrivo e, quando trovo un editore che ama le mie cose, pubblico. Ma a questa passione sono arrivato tardi, dopo una vita trascorsa nell’imprenditoria della moda. Oggi mi sento uno scrittore strappato all’imprenditoria. O forse meglio, un imprenditore in prestito alla letteratura. Sono cresciuto a Roma, all’interno della comunità ebraica. Le tradizioni e le atmosfere, e in senso lato la cultura di quella comunità, mi appartengono. Sono le mie vere radici che  riemergono nei miei scritti e ne sono in qualche modo il filo conduttore.

Come è nato un libro come “Daniel il Matto”?

La scintilla che dà vita ad una storia ha sempre in sé un qualcosa di misterioso. Io personalmente non cerco mai una storia da raccontare. Aspetto che mi cada addosso e a quel punto sto solo attento a non farmela scivolare fra le mani. Nel caso di Daniel il Matto però, la storia non mi è caduta addosso: mi ha letteralmente travolto. Lasciate che vi racconti come è successo. Qualche anno fa gli ebrei di Roma vivevano un momento molto intenso. Si preparava la visita in sinagoga di Benedetto XVI e le strutture comunitarie erano mobilitate per conferire all’evento la giusta cornice mediatica. Il Museo della Comunità allestì per l’occasione una mostra di opere effimere rocambolescamente riemerse dagli archivi comunitari. Si trattava di una serie di pannelli realizzati su carta e su materiali deperibili rimasti dimenticati per secoli in qualche anfratto degli archivi. Dipinti semplici, ingenui, dall’evidente sapore agiografico, destinati ad ornare il corteo per la Presa di Possesso di un nuovo Pontefice, non so più quale. Era l’omaggio di una comunità oppressa al nuovo Pontificato che si auspicava tollerante ma si paventava oppressivo. Quella era naturalmente la mia interpretazione. Ne lessi invece una di tutt’altro tenore nell’intervista rilasciata da un Monsignore. Quei pannelli, nell’ottica del prelato, rappresentavano il profondo legame che gli ebrei avevano sempre avuto con la città e testimoniavano quei sentimenti di lealtà rispetto e benevolenza cui gli ebrei e la Chiesa si erano reciprocamente votati nel corso della storia. Ma come, mi dissi? Dove sono finiti allora i secoli di soprusi e angherie che hanno segnato la storia degli ebrei romani? Dovevo scrivere. Dovevo rimettere, come dicono i francesi, la chiesa al centro del villaggio… O forse, in questo caso, la sinagoga al centro del ghetto. Fu in quel momento che nacque Daniel il Matto. Una sorta di Golem moderno, spogliato di ogni carattere esoterico. Un vendicatore di torti, un sollevatore di oppressi, un artefice di giustizia. Di lui mi sono innamorato e da lui mi sono lasciato travolgere.

Perché il racconto e non un romanzo?

Perché attraverso gli occhi di Daniel il Matto volevo scrutare il ghetto del ‘700, cogliendone i molti e diversi aspetti. Il racconto mi offriva una struttura narrativa più flessibile e più congrua all’esplorazione che mi ero prefisso. Devo aggiungere comunque che Daniel il Matto è qualcosa di diverso da una raccolta di racconti. Lo potrei piuttosto definire un romanzo a episodi. E il finale incandescente lo certifica in tal senso.

Nel tuo “Una cosa da niente” parli delle leggi razziali. C’è ancora bisogno di libri del genere?

A giudicare da quello che vedo ce n’è più bisogno che mai. In Europa l’antisemitismo riemerge ovunque e l’attuale congiuntura economica ne è un formidabile propulsore. In fondo quando serve un capro espiatorio, chi meglio degli ebrei? Non lo sono forse stati nel corso di tutta la loro storia? In Ungheria si respirano oggi atmosfere da anni ’30. In Ucraina gli ebrei si nascondono. Perfino nella civilissima Francia l’impegno della polizia non mette al sicuro gli ebrei. I pestaggi e le profanazioni sono all’ordine del giorno. E poi i bambini trucidati a Tolosa o lo studente torturato e ucciso a Parigi. Ai consolati israeliani c’è la fila degli ebrei che chiedono il passaporto israeliano e che si preparano a espatriare. E anche in Italia la situazione non è rassicurante. Rispetto al passato è cresciuta la protezione delle forze dell’ordine e la comprensione delle autorità politiche. Ma la gente ha davvero fatto tesoro delle esperienze passate? Certo la cultura ha fatto il suo corso e oggi sarebbe socialmente impensabile esprimersi nelle forme degli anni ’30. Il pregiudizio però resiste e per manifestarsi si camuffa. Ieri l’ebreo era spinto fuori dalla società e delegittimato?  Oggi si delegittima Israele con la stessa pervicacia, con la stessa mendacità, con la stessa avversione che una volta investivano l’ebreo. E cosa sono se non riflessi antisemiti i divieti di macellazione rituale o di circoncisione che si vanno diffondendo in Europa? Un libro come Una Cosa da Niente rappresenta un contributo di conoscenza. La storia parla e ammonisce, ma bisogna conoscerla. Ecco io ho cercato di illustrare quella pagina vergognosa della nostra storia che va sotto il nome di Leggi Razziali soprattutto a quelle generazioni di italiani che non l’hanno vissuta o non l’hanno compresa. E ho avuto il piacere di parlare dei miei racconti con centinaia di studenti delle scuole romane. Nelle mani di insegnanti intelligenti quei racconti sono diventati antidoto contro il veleno dei pregiudizi.  

Come scrittore cosa pensi dell’editoria?

Tutto il bene possibile, dal momento che ho incontrato un editore coraggioso che ha creduto e amato le cose che scrivo.

Scrivere perché?

Io scrivo per il piacere di scrivere. O forse perché quando ho per le mani una buona storia non posso fare a meno di raccontarla.

Il tuo obiettivo come scrittore?

Continuare a scrivere per il piacere di farlo.

Progetti futuri?

Spero di pubblicare presto il mio romanzo Non si Aprirà il Mar Rosso. E’ un romanzo storico ambientato nel ghetto di Roma della prima metà dell’Ottocento. E sto lavorando a un nuovo romanzo. Un thriller ambientato nel 1943.

Un saluto a Gli amanti dei Libri.

Buona lettura a tutti!

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Martino Ciano

Classe 1982, vive a Tortora, comune della provincia di Cosenza. Promesso ragioniere, lascia la partita doppia per la letteratura, la poesia, la musica e il giornalismo. Si laurea in Scienze Storiche all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente è corrispondente per l’emettente televisiva Rete 3 Digiesse. Nel 2011, l’incontro con Gli amanti dei libri, per cui cura la rubrica Amabili letture. Collabora anche con le riviste letterarie Euterpe, Satisfiction e Zona di Disagio di Nicola Vacca. Ama scrivere racconti, alcuni dei quali sono stati pubblicati su siti e riviste on-line. Tra questi, La logica del difetto è nel catalogo dalla Bla - Bookmark Literary Agency di Paolo Melissi. La sua pagina personale facebook è Dispersioni 82. AMABILI LETTURE: I libri che mi piacciono, i classici che mi hanno formato, il profumo delle parole che mi hanno riempito l’anima. Sono un lettore anarchico, che si sposta da un genere all’altro con il solo obiettivo di saziare le mie curiosità. Voglio condividere con voi le mie impressioni sulle opere che mi hanno reso un divoratore di parole. In questo spazio verrà data voce agli esordienti, agli autori dimenticati, ai poeti, ai sognatori, agli irregolari. La letteratura è arte e scrivere d’arte è il mestiere più bello del mondo.

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