A tu per tu con… Marina Fiorato

In occasione della pubblicazione da parte della casa editrice Nord del romanzo “La gemma di Siena” (edito in versione originale in lingua inglese nel 2009 ma soltanto quest’anno disponibile nella sua traduzione in italiano) noi Amanti dei Libri abbiamo colto al balzo l’opportunità di intervistare l’autrice del libro, Marina Fiorato, che avevamo già incontrato nel 2012. La Fiorato, che purtroppo non siamo riusciti ad incontrare di persona, si è resa disponibile per un colloquio online ed ecco su quali temi si è concentrata la nostra intervista.

La gemma di Siena è il tuo secondo libro ad essere tradotto in Italiano, e questo romanzo, come La ladra della Primavera, è ambientato in Italia. Quale motivo ti ha spinto a scegliere come location della storia la città di Siena? Quali aspetti di Siena ti hanno affascinata, e che cosa ti ha portata a decidere di far ruotare attorno alla città la trama del tuo libro?

Ho sempre trovato affascinante il Palio – è così strano per un forestiero pensare che la maggior parte dell’anno i senesi si preparano ad un evento che dura in media una settantina di secondi! E certamente Siena è una città favolosa – la Piazza del Campo che si trova proprio nel cuore della città crea la più affascinante pista da corsa dei cavalli del mondo. Ero molto interessata alla divisione della città in contrade, ciascuna con le proprie alleanze e i propri emblemi: è un affresco molto cinematografico della città. La Giraffa, la Torre… sembrano elementi del mondo de Il Signore degli Anelli o di Game of Thrones e mi hanno fornito un meraviglioso cast di personaggi ottimi per la mia storia.

Nel tuo libro ci sono molti riferimenti ad avvenimenti storici che sono stati amalgamati in modo intelligente con elementi fantastici frutto della tua inventiva. Tra i personaggi storici che compaiono nel libro (mi riferisco in particolare ai Medici, Violante e Gian Gastone) qual è stato quello più difficile da delineare?

Inizialmente il personaggio di Violante mi ha posta davanti a delle difficoltà in quanto è totalmente diversa dalle eroine che siamo soliti trovare nei romanzi: non è giovane, né bella, né possiede qualche dono particolare. Inoltre, ci sono davvero pochi documenti storici che riguardano la sua biografia. Ma mentre scrivevo di lei mi sono innamorata del suo personaggio: gentile e coraggiosa, questa donna ha trovato la forza per affrontare tutte le difficoltà che derivavano dal fatto che era una straniera a Siena, reggente di una città in cui essere senese ed uomo era fondamentale per ottenere rispetto e considerazione. Violante ha sofferto molto nella sua vita, in quanto donna ritenuta incapace di dare alla sua dinastia un erede, ma è riuscita a non fare della sua sfortuna il suo destino. Gian Gastone al contrario è un personaggio che riempie le pagine di moltissimi libri; è così ben ricordato e sono tantissimi e stranissimi gli aneddoti che si raccontano su di lui, perciò per me è stato davvero semplice delinearne la personalità, anche nei suoi lati più grotteschi.

Per quanto riguarda la protagonista de La gemma di Siena, Pia Tolomei, ho notato che è un personaggio molto diverso da quello della protagonista de La ladra della Primavera. Ancora una volta, è una ragazza la chiave dell’intrigo narrato nel libro. Pia Tolomei e Luciana Vetra hanno qualcosa in comune? Una delle due ti piace di più?

Pia è una ragazza più tranquilla ed obbediente più di quanto è Luciana, ma a suo modo anche Pia riesce a trovare la forza di ribellarsi. Cresciuta come una nobildonna, le è stato insegnata sin da piccola l’obbedienza verso i patriarchi della società in cui vive, mentre Luciana (che acquista il rango di nobildonna più tardi) è cresciuta per strada e non mostra rispetto per gli uomini, che considera soltanto clienti. Pia recita la parte di una nobildonna nel parlare e nell’agire, e dunque la sua disobbedienza è più scioccante dei comportamenti di Luciana, perché il contesto in cui Pia vive è più rigidamente costruito rispetto a quello in cui vive Luciana, e quest’ultima non ha mai dovuto obbedire ad alcuna regola. Il personaggio di Pia mi piace molto, ma rimarrò sempre affezionata a Luciana, questa giovane donna apparentemente tanto rozza e poco fine, ma affamata di libertà tanto quanto Pia.

I personaggi femminili e quelli maschili sono piuttosto bilanciati ne La gemma di Siena, ma ho notato che quasi tutte le figure maschili interpretano un ruolo cattivo, che le figure femminili riescono alla fine a sconfiggere. Come mai questa divisione?

Voglio specificare che la mia scelta non intende offendere nessun uomo; semplicemente, dal momento che la Siena che racconto è una città patriarcale mi è venuta l’idea di contrapporre ai Nove cospiratori (tutti nobiluomini) le donne dei Medici. Ho poi cercato di controbilanciare questa prevalenza di personaggi maschili cattivi delineando le figure buone e generose di Riccardo e Domenico, e dunque l’equilibrio di ruoli viene ristabilito grazie alle figure dei “poveri”, che dimostrano che un’elevata morale non coincide necessariamente con l’appartenenza alla nobiltà.

Vorrei discutere ora del Palio e delle contrade: i Nove cospiratori sono davvero esistiti e hanno davvero cercato di spodestare i Medici da Siena, o questo complotto è frutto della tua immaginazione?

Il complotto dei Nove così come lo racconto nel mio romanzo è frutto della mia fantasia, anche se l’idea mi è venuta perché studiando la storia di Siena sono venuta a conoscenza che durante la reggenza di Violante si sono verificati vari episodi di malcontento tra i nobili senesi.  La Governatrice infatti non era percepita come un’autentica italiana, ed era oltretutto una Medici acquisita per matrimonio, quindi ho ritenuto altamente probabile che i signorotti senesi desiderassero tornare ai “bei vecchi tempi” e dunque l’ipotesi di complotti e congiure per quei tempi è verosimile. Per di più l’idea di un “giusto governo” di senesi è rappresentata sui muri del Palazzo Pubblico negli affreschi di Lorenzetti, che potevano rappresentare un’ispirazione per i Nove. Violante di sicuro vedeva questi affreschi ogni giorno, e di certo avrà sentito il peso della storia cospirare contro di lei.

Quanto tempo è stato necessario per scoprire e studiare il passato di Siena? E quanto per scrivere La gemma di Siena?

Ho letto moltissimo e ho visitato tante volte la città (e devo dire che l’ho fatto con immenso piacere!). Fortunatamente avevo già studiato Siena e le sue contrade quando ero all’università perciò avevo delle conoscenze che mi hanno permesso di iniziare a scrivere, e per completare il libro mi ci è voluto all’incirca un anno.

Quest’ultima domanda è d’obbligo, e interesserà di sicuro tutti i tuoi fan. Verranno pubblicati altri tuoi libri in Italia?

Mi piacerebbe molto! Sono davvero felice che due dei miei libri siano stati pubblicati in Italia, la terra di mio padre. Ho scritto altri tre libri: The Glassblower of Murano e The Venetian Contract entrambi ambientati a Venezia, e The Madonna of the Almonds che si svolge a Milano. Sarei onorata se anche questi libri venissero tradotti in italiano, dal momento che la mia storia d’amore con la vostra nazione va a gonfie vele!

 

 

 

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