A tu per tu con… Marcos Chicot

marcos chicotDopo il capolavoro che è stato “L’assassinio di Pitagora”, Marcos Chicot torna sulla scena editoriale con un nuovo, avvincente romanzo “Il teorema delle menti”. Gabriele Scandolaro lo ha intervistato per voi.

Iniziamo con l’intervista. Quale è stata la scintilla che ha dato il via alla stesura del suo romanzo “ il Teorema delle Menti”?

La scintilla, come la chiama lei, che mi ha permesso di iniziare a scrivere, è da ricercarsi proprio nella mia quotidianità. Io sono uno Psicologo Clinico e mi occupo, in modo particolare, della manipolazione mentale. È un tema che mi ha colpito moltissimo fin da quando ho appreso la notizia, nel 1979, che Jim Jones, a capo della setta “Il Tempio del Popolo” aveva convito oltre novecento persone a suicidarsi durante un raduno. Mi aveva impressionato questa notizia e mi ha spinto a chiedermi come fosse possibile che esistesse una forza così grande da andare oltre l’istinto primario di sopravvivenza. E, poiché amo i thriller e amo la psicologia e mi piace condividere con il mio pubblico le mie passioni, ho deciso di scrivere un libro che parlasse del potere di manipolazione.

Nel suo libro, il “Documento di dissociazione di Kaos” sembra, in qualche modo richiamare la teoria della metempsicosi di Pitagora. In qualche modo la filosofia di Pitagora può averla influenzata?

Mi mette in difficoltà con questa domanda perchè se dovessi risponderle appieno svelerei gran parte del mistero del libro. A grandi linee posso dirle che no, non è stata la teoria di Pitagora a influenzarmi nell’ideare il documento di Kaos, bensì una pratica della psicologia clinica chiamata “ristrutturazione cognitiva”. Viene adottata in modo particolare per quelle persone che sono cadute vittime di lavaggi del cervello operati da sette malefiche e quindi hanno subito una pesante influenza negativa che viene annullata per essere sostituita da un pensiero positivo. Ero molto interessato a parlare di questo argomento.

Mi permetto di farle notare che anche Pitagora era membro e fondatore di una setta. Non la trova una ironica contraddizione?

Sì, è vero che Pitagora aveva fondato e guidato una setta, ma la sua non possiamo definirla una setta nel senso moderno del termine. Era più una confraternita e comunque i principi che la guidavano erano assolutamente positivi. È interessante notare come Pitagora non avesse bisogno di tecniche di manipolazione per avere dei seguaci, cosa che invece accade nelle moderne sette, ma gli bastava il suo carisma. Ecco io penso che il carisma sia la capacità naturale di influenzare gli altri e non si può insegnare. Il carisma che aveva Pitagora, inoltre, doveva essere qualcosa di eccezionale perchè ha creato un qualcosa di unico.

Perché ha deciso di ambientare questa storia in due periodi così lontani nel tempo?l'assassino di pitagora

Ci sono state due ragioni che mi hanno spinto a questa scelta. La prima è perchè così, inizialmente, il lettore pensa di trovarsi davanti due storie differenti, una ambientata nell’antichità e una ai giorni nostri e solo dopo arriva a capire che la storia in realtà è qualcosa di unico. La seconda ragione è perché la gente capisca che esiste una atemporalità in quello che narro.

In questo libro appaiono delle scene molto forti, da far sembrare alcune parti di questo libro un Horror. Perché ha deciso di calcare molto su questo aspetto così, se possiamo definirlo, dark?

Ho voluto apposta inserire scene che avessero un forte impatto sui lettori, perché credo che l’essere umano sia capace di fare cose orribili: è una possibilità latente in ognuno di noi e che potrebbe manifestarsi. Rientra tutto nella antica lotta del bene e del male, della luce e dell’ombra che è sempre presente in ognuno di noi.

Lei, nella parte finale del libro, ha parlato della scrittura come di una esigenza. Potrebbe dirci cosa è la scrittura per Lei?

Per me scrivere è tutto. La mia mente è una specie di enorme pentola a pressione e se non scrivo corro il rischio che esploda. Ho sempre mille idee, mille storie da raccontare e per me scrivere è un bisogno fisiologico. Se non scrivo studio, mi piace molto informarmi anche per i miei libri, devo restare occupato. Non riesco a immaginare una vita priva della scrittura.

Ringrazio caldamente Lorenza del Tosto, ottima interprete che ha reso possibile questa intervista.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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