A tu per tu con… Kim Edwards

Blocco per appunti, penna alla mano, e un’insolita telefonata a tre: questi gli ingredienti di un venerdì pomeriggio di inizio settembre, passato a conversare con la famosa Kim Edwards e la sua interprete. A pochi giorni dall’uscita del nuovo, attesissimo romanzo Un giorno mi troverai, ho avuto il piacere di intervistare l’autrice del bestseller Figlia del silenzio per conto de “Gli Amanti dei Libri”, ed ecco cosa mi ha raccontato…

La protagonista di Un giorno mi troverai, Lucy Jarret, è una donna molto affascinante: il suo personaggio è frutto d’invenzione o presenta delle affinità con il suo carattere?

“Per creare il personaggio di Lucy ho deciso di non affidarmi soltanto all’immaginazione, così ho preso spunto da esperienze vissute personalmente. Il primo capitolo ambientato in Giappone, ad esempio, è frutto della rielaborazione della mia esperienza con i terremoti: avendo sperimentato in prima persona questa situazione mi sono messa nei panni di Lucy e ho trasferito in lei il timore che le scosse provocavano in me, cercando di descrivere questa sensazione nel modo più realistico possibile. L’immagine del terremoto mi ha poi portata ad istituire una metafora centrale nel romanzo: l’instabilità fisica dell’ambiente in cui Lucy vive diventa specchio della sua fragilità emotiva. Dal punto di vista caratteriale, sotto molti aspetti io e Lucy siamo diverse. Il nostro percorso educativo e familiare non presenta affinità: durante la crescita Lucy sente il bisogno di allontanarsi dalla famiglia, questa scissione con il passato non rispecchia la mia esperienza: fortunatamente, i rapporti con i miei familiari sono sempre stati lineari.”

All’interno del romanzo i ruoli principali sono attribuiti a due donne, Lucy e Rose. Come mai questa scelta? Quale spazio è riservato alle figure maschili?

“Secondo la mia idea iniziale la storia si sarebbe dovuta sviluppare intorno ad un’unica protagonista: Lucy, che si trova a fare i conti con il proprio passato, a dover affrontare la morte del padre non ancora superata. In seguito, durante il mio lavoro di ricerca “sul campo” mi sono imbattuta in resoconti relativi al movimento delle suffragette che nella zona in cui ho deciso di ambientare il racconto sono state molto attive per la promozione dei diritti femminili; da questa scoperta è nato il mio desiderio di inserire nel romanzo anche questa storia, ed è per questo che ho dato vita a Rose. La misteriosa antenata di cui nessuno sembra ricordare l’esistenza si è rivelata un personaggio fondamentale, capace di risvegliare in Lucy l’interesse per il proprio passato e per la propria famiglia. La mia predilezione per le protagoniste femminili non mi ha impedito comunque di creare personaggi maschili con ruoli rilevanti nel romanzo: due figure importanti sono Martin, il padre di Lucy che torna costantemente nei pensieri della figlia, e Keegan, primo amore della ragazza. Entrambi sono pilastri del passato della protagonista ed hanno un’influenza molto forte anche nel suo presente. Può darsi che se il libro fosse stato scritto da un uomo egli avrebbe scelto di adottare un punto di vista maschile.”

Il titolo in lingua originale del romanzo è The Lake of Dreams, a sottolineare l’importanza che l’ambiente riveste nella vicenda. Come influisce la natura dei luoghi sui personaggi?

“L’ambiente può essere considerato in un certo senso un vero e proprio personaggio che interviene nella storia modellando i personaggi, plasmandoli. L’ambiente è importante non soltanto in quanto contesto e luogo fisico ma anche come luogo interiore: il legame che i personaggi hanno con il Lago dei Sogni è talmente forte che le loro storie personali sono imbevute della natura del posto. Ognuno ha un rapporto diverso con l’ambiente: per Lucy il Lago dei Sogni è simbolo di dolore per la perdita del padre, e la ragazza non sopportando questa associazione dolorosa decide di abbandonare il luogo d’origine. Ma l’allontanamento non le basta: per poter proseguire sulla propria strada Lucy si rende conto di dover ritrovare l’armonia con il suo passato, ed è necessario che ciò avvenga riallacciando il rapporto proprio con quei luoghi in cui è cresciuta. È dal legame con la natura, con l’acqua e la terra del Lago dei Sogni che può partire per il suo percorso di ricerca, un percorso che la aiuterà a ristabilire quel collegamento fisico che aveva reciso al momento della sua partenza.”

In Un giorno mi troverai viene affrontato anche il problema della salvaguardia dell’ambiente, una questione di urgenza oggigiorno. Altro tema d’interesse per l’attualità è quello della parità di genere e dei diritti delle donne: come si pone lei davanti a queste questioni?

“Entrambe le questioni rivestono particolare importanza tanto negli Stati Uniti quanto nel mondo intero, e da scrittrice ho voluto porre l’accento su questi problemi anche nel mio libro. Così come riguardo all’emancipazione femminile si è insistito molto sul fatto che la donna non possa essere considerata soltanto un oggetto bensì debba vedersi riconosciuta gli stessi diritti dell’uomo, allo stesso modo anche nei confronti della natura ritengo sia necessario agire affinché non venga considerata solo un mezzo utile allo sfruttamento, ma un importante dono che il genere umano deve rispettare e valorizzare.”

Per quanto riguarda la genesi del libro, qual è stata l’ispirazione iniziale che l’ha portata a scrivere Un giorno mi troverai?

“In realtà non si è trattato di un’idea balenata in mente da un momento all’altro, bensì di un processo graduale. È iniziato tutto nel 1986, quando ho assistito al passaggio della cometa di Halley e pensando all’unicità dell’esperienza mentre guidavo verso casa mi sono trovata a riflettere sul passaggio ciclico dell’astro e mi è venuta l’idea di usare l’immagine della cometa come strumento per collegare tra loro le storie di più generazioni. Altri temi, quali l’importanza della terra, il legame con i luoghi d’origine sono stati inseriti e collegati tra loro a partire da una serie di appunti che ho raccolto negli anni.”

Quanto tempo ha dedicato alla stesura del romanzo? L’elaborazione della trama ha seguito un percorso lineare oppure è passata attraverso diverse fasi prima di giungere alla stesura finale?

“Il processo creativo che ho seguito per la stesura di Un giorno mi troverai è lo stesso che ho usato in Figlia del silenzio: si compone di diverse fasi, la prima delle quali può essere definita di scrittura esplorativa: in essa mi impegno a scrivere più o meno mille parole al giorno lasciandomi trasportare dall’immaginazione e queste prime bozze mi servono per iniziare a dar forma ai personaggi, delineare le loro figure e decidere in che modo raccontare la storia. Per spiegarmi meglio faccio un esempio concreto. Per Un giorno mi troverai inizialmente avevo pensato di affidare alla madre di Lucy il ruolo di narratrice, ma dopo una trentina di pagine scritte adottando il suo punto di vista mi sono bloccata; ho provato a cambiare prospettiva scegliendo Lucy ma scrivendo in terza persona e anche questa opzione non mi ha soddisfatta, così sono passata a Lucy in prima persona e finalmente ho sentito di aver trovato il narratore adatto. Delle prime bozze scrivo molto e scelgo poco: mi è capitato di salvare una sola riga in cinque pagine! Ma man mano che procedo, ed entro nella fase di scrittura vera e propria, riesco a concentrarmi meglio, a scrivere molto e scartare sempre meno. Questa fase è la più impegnativa e richiede molto tempo, ma da i suoi frutti. Fondamentale è infine la fase di revisione: mi permette di controllare la coesione del testo scritto procedendo a ritroso e ripercorrendo gli sviluppi della trama uno ad uno.”

La sua carriera di scrittrice ha avuto inizio negli anni ‘90, ma è anche professoressa universitaria: riesce a gestire e coniugare le due attività?

“Non è semplice trovare il tempo e l’energia necessari per portare avanti allo stesso tempo entrambe le attività: da tre anni a questa parte sono molto impegnata con i romanzi e purtroppo mi sono rassegnata ad un “congedo non retribuito” dall’insegnamento. Quando ero professoressa a tempo pieno e ancora non avevo l’intenzione di dedicarmi totalmente ai miei libri consideravo la scrittura un’attività complementare al mio lavoro – ero insegnante di scrittura creativa perciò le due cose si intrecciavano naturalmente, e questo è un aspetto della mia vita da professoressa che ho sempre amato molto.”

Da dove nasce la sua passione per la scrittura? C’è qualche autore che l’ha ispirata e che considera un modello da seguire?

“Sin da piccola ho mostrato interesse verso i libri: amavo le storie, mi piaceva ascoltare mia madre leggere per me e appena imparato ho iniziato a divorare i libri: quando ho capito che avrei voluto coniugare la mia passione con la mia professione mi sono avvicinata all’insegnamento per studiare a fondo il lavoro dello scrittore, con l’intento di diventarlo anch’io un giorno o l’altro. Un autore che adoro è Virginia Woolf, per la sua abilità nell’uso armonioso della lingua.”

Cosa le riserva il futuro? Al momento si sta dedicando a qualche progetto?

“Ho in cantiere un nuovo romanzo, ma sono ancora all’inizio e non ho scritto nulla..questo è tutto ciò che posso rivelare per ora!”

Ringraziamo Kim Edwards per la disponibilità e per il tempo a noi dedicato.

Leggi anche la recensione di “Un giorno mi troverai” di Kim Edwards.

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