A tu per tu con… John Boyne

Ve lo ricordate Il bambino con il pigiama a righe? Un libro diventato un bestseller mondiale che racconta l’innocenza e l’ingenuità dei bambini in un momento storico davvero molto doloroso.  Io ho avuto l’enorme fortuna di incontrare l’autore di questa romanzo che tocca le corde più profonde dell’animo umano: John Boyne. Resta dove sei e poi vai (Rizzoli) è il suo ultimo lavoro pubblicato in Italia.

Tratta spesso di bambini e ragazzi nei suoi  romanzi. Come mai questa scelta?

Nei miei romanzi io cerco spesso di mettere un ragazzino all’interno di un contesto adulto dove in teoria non dovrebbe trovarsi, questo mi consente di avere una prospettiva nuova soprattutto quando i romanzi sono ambientati nelle epoche storiche.  Assumere una prospettiva innocente di un bambino mi apre la possibilità a nuovi modi di approcciarmi alle tematiche.

Quali sono le qualità che più le piacciono dei piccoli uomini?

I giovani protagonisti dei miei quattro romanzi per ragazzi hanno molte caratteristiche in comune che mi piacciono: sono tutti dei lettori, sono coraggiosi, indipendenti che nonostante la guerra vivono la loro vita fino a diventare quelli che risolvono alcune situazioni.

Anche l’elemento storico è molto importante nei suoi libri, ne “Il Palazzo degli incontri “ parla di Russia, in “Resta dove sei” parla di Londra e della grande guerra, nel “il bambino con il pigiama a righe” della Germania nazista. Quel è il valore della storia nei suoi lavori? E perché questa scelta di radicarsi?

E’ vero che radico i miei libri nella storia, ma comunque cerco sempre di parlare di storia adattandomi ai tempi moderni quindi inserendo tematiche rilevanti anche al giorno d’oggi. Ad esempio l’ultima frase de Il bambino con il pigiama a righe:“Tutto questo è successo molto tempo fa, non potrà succedere mai più”, è una frase ironica perché sappiamo che anche dopo la guerra questi episodi continua ad accadere. Oppure in “Resta dove sei e poi vai”, ambientato nella grande guerra, io parlo del trauma di chi ha combattuto e vissuto la guerra in prima persona che oggi viene definito come stress post-traumatico. Cerco di rendere le mie storie utili e rilevanti anche per il lettore moderno.

“Il bambino con il pigiama a righe” è il suo più grande successo, come mai questa storia è riuscita a conquistare?

E’ stato il mio più grande successo commerciale, ma io personalmente non credo che sia il successo artistico più grande della mia carriera, come è invece “Non all’amore né alla notte”. Probabilmente il motivo del successo è il profondo rapporto che si crea tra il lettore e i due bambini protagonisti. Tutto poi è avvenuto con il passaparola, perché questo profondo affetto che provi per i due bambini ti spinge a desiderare che non gli capiti nulla di brutto, poi però la fine sconvolge e quindi porta alla volontà di condividere questa emozione con gli altri.

A me ha colpito molto nel libro la ricerca del bambino (??)
In quell’epoca storica come poteva un bambino supporre quali orrori avvenivano al di la della rete? Quindi a me aveva molto affascinato l’idea di vedere le cose attraverso lo sguardo innocente. Anche se a volte ricevo delle critiche per questa mia scelta.resta dove sei e poi vai

Cosa significa scrivere per lei?

La scrittura mi definisce come persona. Scrivo sempre appena finisco un romanzo ne comincio subito un altro, non riesco a ferma la penna!

Qual è il suo autore preferito?

Contemporanei citerei John Irving e John Banville, ma ce ne sono tantissimi.

Ho letto che recentemente sono usciti i nuovi romanzi in USA e anche in Gran Bretagna, quando arriveranno in Italia?

Ultimo pubblicato è proprio “Resta dove sei e poi vai” però a Settembre in UK verrà pubblicato il mio ultimo romanzo e poi ad inizio anno degli Stati Uniti. Se tutto va bene mi auguro che arrivi presto anche in Italia.

Di cosa  tratterà?

E’ ambientato in Irlanda e il tema sono gli scandali sugli abusi sui bambini all’interno della chiesa cattolica.

Con questa intervista ha la possibilità di lasciare un messaggio ai suoi lettori, cosa vuole dire loro?

Grazie! Un messaggio di gratitudine per tutti quelli che hanno letto i miei libri, gli scrittori hanno bisogno di lettori il mondo ha bisogno di arte e di artisti, per cui davvero grazie a tutti i lettori!

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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