A tu per tu con… Glenn Cooper

Qualche giorno fa abbiamo avuto modo di incontrare il più grande scrittore di thriller del momento: Glenn Cooper. L’autore statunitense, amatissimo in Italia, è da poco tornato in libreria con il libro conclusivo della “trilogia della Biblioteca” ed è schizzato da subito in vetta alle classifiche. Ecco cosa ci ha raccontato.

I “Custodi della Biblioteca” è l’ultimo capitolo delle avventure del detective Paiper, com’è cambiato il personaggio nel corso dei tre romanzi? Oltre ad essere invecchiato si può dire che sia cresciuto, maturato?

Penso che nonostante invecchino, alla fine le persone rimangono sempre le stesse. In realtà non cambia molto dentro di noi quando la nostra età anagrafica aumenta, e anche per Will Paiper rimane è lo stesso, continua a ribellarsi contro le autorità, è il solito testardo, fa molta fatica a star lontano della bottiglia di whiskey e vive sicuramente una relazione familiare fuori dagli schemi. Il fatto che sia invecchiato è un’ po’ la metafora della sua mortalità, si rende conto che non è immortale, infatti ha un infarto all’inizio del libro. Questo diventa anche una metafora per la mortalità che incombe su tutta l’umanità; l’evoluzione di Will Piper è l’evoluzione che affrontano tutti gli uomini, me compreso.

Il fascino della biblioteca porta l’essere altro dei governi mondiali allo scontro. Che parte gioca la politica nei” Custodi della biblioteca”?

La politica fa parte di tutte le fasi della nostra vita; nella storia dell’umanità siamo sempre passati da una crisi ad un’altra. Fa parte della nostra storia, come la lotta tra tribù, paesi, regioni. E’ normale che entrino in gioco questioni geopolitiche più grandi attorno alla scoperta di questa biblioteca nel nord dell’Inghilterra ed è normale che le superpotenze minaccino così una guerra proprio per la storia della biblioteca.

Il libro è uscito al mese di novembre, un mese prima rispetto al fatidico 21 dicembre 2012, quando un ipotetico orizzonte è stato comunque predetto per il nostro mondo. Lei crede che ci sia qualcosa di vero? Il mondo sta per finire? Vede qualche relazione tra il 2i dicembre 2012 e il 9 febbraio 2027?

In realtà le profezie sulla fine del mondo vengono fatte da quando il mondo è iniziato, l’umanità è sempre stata attratta dal concetto dell’Apocalisse; forse perché c’è un’insoddisfazione della vita così come la viviamo e forse c’è un desiderio di una vita migliore dall’altra parte. Io credo che date come il 21 dicembre 2012 e 9 febbraio 2027 continueranno ad esserci, e continueranno ad essere fatte queste profezie; in realtà sono solo una metafora più che una bandiera piantata nella sabbia per dire “fine del mondo”.

Quando ha scritto il primo libro, “La Biblioteca dei Morti” aveva già in mente di dividere il libro in una trilogia o , visto il successi riscosso dal primo libro ha deciso di continuare? Com’è riuscito a creare una trama così ben articolata e complessa e a collegare così bene eventi passati ed eventi futuri?

Non avevo l’intenzione, all’inizio, di scrivere una trilogia; per farlo bisogna pianificarlo bene, quindi sicuramente non ne scriverò più senza averla pianificata dall’inizio. Io avevo pensato alla “Biblioteca dei morti” come un libro unico, poi il mio agente mi ha suggerito la possibilità di scrivere due libri, quindi ho trovato un espediente, una breve frase che ho inserito nel libro e che mi ha permesso poi di scrivere “Il libro delle anime”. A quel punto mi sono detto di chiudere, di non andare più avanti anche perché non avevo più idee su come continuare; dopo “il libro delle anime” ho scritto altri tre libri, poi mi è venuta una buona idea per chiudere la trilogia e scrivere il terzo libro. In futuro, sicuramente, pianificherò sin dall’inizio se vorrò scrivere una trilogia. Immagina cosa sarebbe stato se la scrittrice di Harry Potter avesse pianificato tutto sin dall’inizio… Per quanto riguarda la complessità della trama, bisogna avere una traccia prima di partire, quindi con punti fermi, che dovranno essere presenti. Bisogna dedicarsi prima di scrivere al percorso che si intende svolgere, altrimenti si rischia di perdersi, ma pur avendo punti fermi, lascio spazio per la creatività.

I “Custodi della Biblioteca” è il capitolo conclusivo della storia, ma la conclusione del romanzo lascia aperti alcuni spiragli. E’ possibile, in un futuro, che Cooper scriverà altri romanzi su questa vicenda?

No credo di no, credo che questa sia la fine della storia, tuttavia mi piace lasciare la porta aperta perché penso che nella vita non ci siano mai questioni che si chiudono ma rimangono aperte.

Ha intenzione di cambiare genere come l’autrice di Harry Potter?

No, credo che mi manterrò sullo stesso genere, forse nei miei prossimi libri esplorerò di più il fantasy, ma già degli elementi fantastici li troviamo in questo libro. Inoltre continuerò ad esplorare questioni filosofiche che mi attirano molto, all’interno di una trama sempre avvincente.

Leggi anche la nostra recensione de “I custodi della biblioteca” di Glenn Cooper

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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