A tu per tu con… Giuliano Pasini

 

Giuliano Pasini è un professionista nella comunicazione d’impresa, tanti interessi e una passione per i libri, in particolare i thriller. E proprio con un thriller, Pasini fa il suo debutto da scrittore raccontandoci una storia dal sapore di casa nostra…

Un debutto ambizioso ma ben riuscito, un genere e uno sfondo storico difficili da trattare senza scadere nel banale. Cosa ha dettato questa scelta?

La consapevolezza di quanto sia necessario non disperdere la memoria di una guerra tremenda, che ha colpito in maniera violenta e indiscriminata la gente comune come i soldati. In questo, una guerra davvero democratica. Il messaggio – questo davvero ambizioso – sottostante a Venti corpi nella neve è proprio “mai più la guerra”. Perché la guerra non risolve problemi ma li crea, non cura ferite ma le apre. Ferite che a distanza di decenni sono aperte e sanguinano ancora.

C’è qualcuno a cui si è ispirato nel realizzare il suo lavoro?

Da lettore vorace, ho molti ispiratori.  Ma, forse, i miei veri ispiratori sono stati proprio gli anziani che mi hanno raccontato le loro sensazioni, i ricordi di guerra. E’ per loro che ho scritto “Venti corpi nella neve”.

Sicuramente la scelta di uno sfondo storico non è casuale, cosa la affascina della storia italiana e, in particolare, del periodo della Seconda Guerra mondiale?

Non parlerei di fascino, riguardo alla seconda guerra mondiale. Gli errori commessi avevano profonde radici filosofiche e persino etiche. Se si crede che una tragedia come il genocidio avvenuto nei campi di sterminio derivi unicamente dalle idee balzane di qualche mente malata, allora ci si ricadrà ancora e poi ancora. Era tutto motivato, giustificato in nome di qualche interesse superiore. E’ a queste motivazioni che bisogna stare attenti, non (solo) a chi le mette in atto.

Roberto è un personaggio ben delineato, quanto c’è di Giuliano in lui?

Poco. A lui riesce bene o benissimo tutto ciò che a me riesce così così. Io conosco a menadito Guccini e pochi altri cantautori. Lui conosce tutto della musica italiana dagli anni Quaranta in poi. Io corro come un orso bolso e lui è agile e leggero. Solo in cucina ci somigliamo. Non seguiamo le ricette, andiamo a “occhio”. E lo troviamo tremendamente rilassante. Più che di Giuliano, mi piacerebbe che ci fosse qualcosa di ogni lettore in Roberto. Per questo lo descrivo poco fisicamente (alto? Basso? Moro? Biondo? Dipende da chi legge). Caratterialmente, credo sia fin troppo umano. Con reazioni umane. Nel bene e nel male.

Com’è nata la sua passione per la scrittura? Ci racconta brevemente il suo percorso dalla prima stesura del romanzo alla pubblicazione? Quali ostacoli ha incontrato?

Scrivo da sempre, ricordo anche la prima parola che ho mai scritto (mela, non un grande sforzo creativo…). Solo da pochi anni, però, ho trovato la costanza per elaborare un’opera (per me) complessa come un romanzo. Un lavoro quotidiano, continuo. Non una folgorazione su qualche via di Damasco. Primo ostacolo: il tempo a mia disposizione. La scrittura è una passionaccia che sfogo dalle 5 alle 7 del mattino, poi c’è il lavoro vero. E dopo la famiglia. A proposito: la prima stesura del romanzo risale al 2007. La lesse solo mia moglie Sara, e la massacrò. Aveva ragione lei, era illeggibile. E’ solo grazie a quel suo consiglio e al sapiente lavoro portato avanti con il direttore editoriale Alfredo Lavarini e con la editor Giovanna De Angelis che il romanzo, ora, è compiuto. E tende a quel livello zero di scrittura che è il mio obiettivo.

Se dovesse dare un consiglio a chi dovesse avere a che fare con il mondo dell’editoria per la prima volta, quale sarebbe?

Prima di tutto ci vuole passione. Quanto la passione, è importante l’umiltà. Non tutti possiamo essere pittori. Io non so nemmeno disegnare, figuriamoci. E non tutti possiamo essere scrittori. Accettare le critiche, quindi. Farle proprie. Migliorare. E, a monte di tutto, leggere. Leggere tantissimo. Leggere sempre. Altrimenti, è inutile scrivere. Per ultimo, ma solo per ultimo, osare, essere coraggiosi, non arrendersi.

Visto che noi, come tutti quelli che ci seguono, siamo Amanti dei Libri, ci svela qual è il suo libro o il suo scrittore preferito?

Devo troppo a troppi. Da Omero a Sofocle, da Seneca a Cicerone, da Poe alla Christie, da Connelly a King. Quindi non indico un autore. Un libro sì, invece. “Corale alla fine del viaggio”, di Erik Fosnes Hansen. Un piccolo gioiello, poco conosciuto. Folgorante.

Potrebbe lasciare un saluto a tutti Gli Amanti dei Libri che ci seguono?

Se tutti fossero amanti dei libri, il mondo sarebbe migliore. Ne sono fermamente convinto. E, da autore: grazie!

Leggi anche la nostra recensione di “Venti corpi nella neve” di Giuliano Pasini

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