A tu per tu con… Gianrico e Francesco Carofiglio

gianricocarofigliofrancescoUna tranquilla passeggiata in tandem nella campagna pugliese: questa è l’immagine metaforica che mi è venuta alla mente durante l’intervista a Gianrico e Francesco Carofiglio che insieme rispondono e scherzano con un pizzico di malinconia sui ricordi, i gusti, le storie della loro giovinezza.  “La casa nel bosco”, edito da Rizzoli e  scritto a quattro mani, è un libro dedicato ai ricordi dei due fratelli che si trovano ad affrontare la vendita della casa materna.

Come è nata l’idea di questo libro?

G: come spesso accade il primo spunto è arrivato durante una chiacchierata con l’editore. Oggi si usa scrivere memoire gastronomico-sentimentali, ma l’ idea iniziale messa in questi termini non ci faceva impazzire. Abbiamo quindi deciso di lavorare sul filo della memoria, provvedendo ad una ricostruzione da due punti di vista diversi. In questo modo ci sembrava più interessante il recupero del passato e abbiamo pensato c’entrasse bene anche il rapporto con il cibo e in genere le suggestioni sensoriali: sapori,  ma anche e soprattutto odori e profumi.

Ho l’impressione che per un giovane di oggi sarà più difficile fare un’operazione simile. I profumi e i sapori sono molto più mescolati, indefiniti di questi tempi. Che cosa ne pensate?

F: io non lo so… in realtà credo che sia ricorrente quando si parla dell’infanzia e dell’adolescenza pensare che molte cose siano irripetibili e non possano più accadere. Magari tra vent’anni ci si porrà lo stesso tipo di domanda. Oggettivamente c’è un problema di velocità cheha un ruolo importante in questa storia, sia in termini di narrazione sia di come le vicende si sono svolte o come si sarebbero potuto svolgere.

Grande importanza costituiscono anche gli oggetti,  per esempio quelli recuperati nell’armadio della casa da mettere in vendita. Per voi quale oggetto ha maggiore valenza?

G: la mia risposta vale per entrambi, ed è la macchina da scrivere di nostra madre, che mette in moto nella memoria e non solo dei meccanismi e delle suggestioni forti del passato.

F: poi c’è anche la vecchia Rolleiflex di mio padre, la 6×6, quella con cui bisognava guardare dall’alto per fotografare.

Ho trovato in questo libro una sorta di atmosfera primordiale delle vostre espressioni artistiche, una sorta di percorso alle origini di alcune tematiche, ma anche un approccio alla visione della realtà…

G: in molte cose che ho scritto c’è questo gioco di equilibrismo sulla linea del tempo fra il passato e il presente, in cui il passato viene reinventato dalla memoria. La memoria non è semplicemente qualcosa che viene inciso sul nastro o su una fotografia:  è il risultato il racconto a se stessi di quello che c’è nella nostra mente. E’ un’operazione creativa e gli scrittori lo hanno sempre saputo. La novità è che ora lo sanno anche i medici. Le ricerche di neurologia strumentale mostrano infatti che le zone attivate nell’uso della memoria sono le stesse che si utilizzano  per svolgere attività creative.

Avete avuto difficoltà a comporre ricordi di infanzia e giovinezza che potevano risultare discrepanti?  

F: difficoltà no, ma tante sorprese! Ciascuno di noi ricordava le cose in modo differente e a volte uno dei due non ricordava un episodio raccontato dall’altro. Toccava così riconnettersi lentamente ed e’ stata una piccola operazione di riscoperta di cose che avremmo dimenticato, che erano sepolte nelle rispettive memorie.

Gianrico ha dichiarato che scrivere è ingaggiare una lotta con se stessi. Come se l’è cavata qui, dove lo scontro era su più fronti?

G: scrivere onestamente significa avere a che fare con delle restrizioni di oggetto e di tempo, oltre che ovviamente con quelle della grammatica e della sintassi. C’è molta meno libertà di quanto si pensi. In questo caso poi era presente un’ulteriore restrizione reciproca: testa, penna, stile, sensibilità completamente diversi dovevano convergere nello stesso libro.Io credo sia stata un’esperienza positiva ancora una volta.  Confrontarsi con la costrizione aiuta a tirare fuori le energie migliori nascoste. Ne è venuto fuori stilisticamente e nei contenuti un libro che non è di uno o dell’altro, ma di tutti e due.

F: la metafora è quella di una corsa che si svolge e ci si passa il testimone, ma la corsa è una sola. I capitoli sono alternativamente intestati all’uno e all’altro e si tratta di un piccolo espediente per inserire alcune sensazioni specifiche di ciascuno degli autori, ma il racconto è unitario e lo si percepisce chiaramente.

Per finire parlando di cibo, dato che il libro contiene anche suggestioni culinarie,  avete gusti molto differenti, o almeno così sembra …

F: buona parte delle cose contenute in questo libro sono frutto di un gioco che ciascuno fa con l’altro,  per la necessità sana di prenderci anche un po’ in giro. Però è vero che ci piacciono cose differenti: lui mi contesta di avere una cucina troppo sana…

G: Francesco invece ha un gusto talmente raffinato che riesce a sentire i sapori anche dove io faccio fatica a trovarli… si vede che sono grossolano!

Gianrico e Francesco concludono giocando e ci invitano tramite il loro libro a continuare a nostra volta, con i nostri sapori e i nostri ricordi.

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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