A tu per tu con… Francesco Guccini

 

“Mah.. Non lo so… la montagna nei libri con Loriano, il mio socio, 
è stata una scelta di entrambi che dell’Appennino siamo originari. 
Nelle canzoni c’è tanto altro da raccontare, storie e luoghi diversi…” 




Abbiamo incontrato Francesco Guccini sabato 25 giugno a Verbania in occasione di LetterAltura – festival della letteratura di montagna, a cui era stato invitato per parlare del suo Appennino e gli abbiamo chiesto perchè la montagna, così suggestiva, nitida e coinvolgente nei suoi libri, sia poco presente nelle sue canzoni: lui ci ha risposto con la consueta schiettezza e simpatia che trasparivano dallo sguardo sornione. E l’approdo alla montagna come decisione razionale è ritornato poco dopo, durante…
il suo narrare insieme nostalgico e ironico, profondo ma divertente. Introdotto dalle domande dello scrittore Erminio Ferrari ha parlato del suo appartenere a Pavana, paese in cui non è nato ma è arrivato a tre mesi, a partire dai fondamenti della vita: “Lì ho imparato a parlare e a mangiare e a camminare, ho ricevuto l’imprinting come le oche di Lorenz…” Poi se n’è andato forzatamente a cinque anni : “Mi volevano portare via e io mi ero attaccato a quel ciliegio, convinto che non avrebbero avuto il coraggio di staccarmi di là, ma così non è stato”. Ora “all’età giusta” il ritorno non è casuale, ma frutto di una scelta, “come il marinaio che non sono mai stato ritorna al proprio porto”. L’incontro è proseguito in un rincorrersi di ricordi sul filo del suo primo libro “Croniche epafaniche” e della sua “quasi autobiografia” intitolata “Non so che viso avesse”: come per magia e come sempre accade quando lo ascoltiamo, le storie quotidiane, per mezzo delle sue parole, diventano aneddoti straordinari da ripescare ogni giorno nella memoria. E’ così che a noi “Amanti dei Libri” ha regalato dei riferimenti indimenticabili. Alla domanda su come mai fosse passato tanto tempo da quando ha iniziato a scrivere canzoni a quando è diventato scrittore, ha risposto: “Già da piccolo volevo fare lo scrittore , perchè sono sempre stato appassionato della lettura, ma non lo sarei mai diventato perchè sono di una pigrizia….pensare di scrivere, cancellare, riscrivere… Non so come hanno fatto quelli come Dumas con la penna d’oca…. A un certo punto c’è stata la macchina da scrivere con la carta carbone ma io non riuscivo ad usarla , me ne avevano data una scassata che faceva le lettere mezze blu e mezze rosse. Ma col pc è diverso taglia, copia , incolla… molto più semplice… così mi sono deciso”.

Poi alla domanda a quali autori si ispiri, se noti o meno noti, Francesco ha sfoderato una similitudine impareggiabile: “Lo scrittore è come il maiale, si ingrassa con ciò che legge e più cose legge più diventa buono…Nei miei libri c’è di tutto, dai ricordi scolastici ad autori diversi: le cose lette possono saltare fuori al momento opportuno ed essere buttate dentro così…”
Già, ce n’eravamo accorti… chi conosce i suoi libri spesso si è sorpreso a giocare con i riferimenti per scoprire da dove venissero, se da Omero, da Gadda o da Dumas tanto per citarne qualcuno che lui ama ricordare, mescolati ad arte o a caso (ci credete?) a stralci di canzoni, di storie da osteria, di frasi sentite o lette qua e là. Una straordinaria variazione di registri dall’alto e tragico al basso e comico che ci rapisce ogni volta che lo leggiamo o lo ascoltiamo parlare e cantare.

Realizzato da dr.ssa Barbara Bottazzi 
Co-direttore responsabile 
de “Gli Amanti dei LIbri”
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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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