Foglia (Feltrinelli), Migliavada (Garzanti) e Rossi (Rizzoli): chiudiamo il 2013 e puntiamo sul 2014 per ripartire

L’AIE ha definito l’anno che sta per chiudersi come annus horribilis per l’editoria italiana, si guarda quindi al nuovo anno più che mai carichi di speranze e attese. Noi della redazione de Gli Amanti dei Libri abbiamo sottoposto qualche quesito agli artefici del futuro letterario, coloro che scelgono cosa vedremo o non vedremo in libreria: gli editor. Abbiamo intervistato Gianluca Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli, Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa Garzanti, e Michele Rossi, direttore della narrativa italiana Rizzoli, al fine di fare il punto su questo terribile 2013 e chiedendo qualche anticipazione sul 2014 che si sta per aprire.

Il 2013 è quasi terminato, com’è andato dal punto di vista della produzione per la vostra casa editrice? Ci parla di un libro in cui ha creduto tanto in questo anno?

Foglia: Il 2013 si è aperto per noi con un grande successo atteso e si sta chiudendo con un grande successo inatteso. Il primo è naturalmente ZeroZeroZero di Roberto Saviano, il suo attesissimo nuovo libro uscito sette anni dopo l’incredibile caso di Gomorra. Siamo contenti naturalmente per il mezzo milione di copie vendute, ma forse ancor di più perché Saviano ci ha regalato un libro, importante e necessario, che svela le dinamiche nascoste del mondo in cui viviamo e che proprio per questo conferma le sue enormi doti di scrittore, di ricercatore e di divulgatore. Il successo inatteso, almeno nelle proporzioni che sta raggiungendo, è invece quello de Gli sdraiati di Michele Serra: libro che aveva stregato tutti in casa editrice prima dell’uscita e che evidentemente ha avuto la grande capacità di toccare un tema molto sentito di oggi, quello del rapporto tra padri e figli, e di farlo con un’autenticità rara di questi tempi. In poche settimane ha già raggiunto le duecentomila copie. In mezzo a questi due grandi successi il nostro anno è stato accompagnato da molte ottime affermazioni sia di nostri autori di catalogo sia di arrivi più recenti, tra i quali segnalo con particolare soddisfazione autori come Massimo Recalcati, Chiara Gamberale e la coppia Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.

Migliavada: L’anno è stato senz’altro, com’è sotto gli occhi di tutti, un anno di crisi, dove il mercato ha perso anche in questi ultimi mesi. Tuttavia la Garzanti ha tenuto bene e il bilancio di fine anno è positivo. Ci hanno dato grandi soddisfazioni  Clara Sànchez che con Entra nella mia vita  e  Il profumo delle foglie di limone (in classifica da ormai tre anni).  Poi Andrea Vitali, che con  Un bel sogno d’amore , uscito a maggio e,  Di Ilde ce n’è una solaha dimostrato ancora una volta di essere uno degli  scrittori italiani più apprezzati che continueremo a pubblicare anche l’anno prossimo. Un libro di cui andiamo tutti molto fieri poi è quello di  Malala che ha conquistato tantissimi lettori e porta con sé un grande messaggio di tolleranza e pace. Poi vorrei citare  due autrici italiane che hanno tenuto molto bene nelle classifiche: sono Sara Rattaro con Non volare via e Vanessa Roggeri con Il cuore selvatico del ginepro. E poi abbiamo avuto anche straordinarie sorprese come Jamie McGuire. L’abbiamo pubblicata nella prima parte dell’anno con il suo primo che è Uno splendido disastro (e adesso è appena uscito Il mio disastro sei tu che è il seguito). È  andato ancora meglio rispetto alle nostre aspettative, conquistando un pubblico di giovani ma non solo. Un vero e proprio  fenomeno nato dal passaparola nato sul web e arrivato in libreria.

Rossi: Per la casa editrice è stato un anno buono in un mercato in calo. Siamo rimasti molto in classifica anche con diversi autori nuovi. In merito alla narrativa italiana, poi, quest’anno è stato piuttosto straordinario perché siamo riusciti a guadagnare molto rispetto alla quota di mercato dell’anno scorso. È stato quindi un ottimo 2013 e, nonostante il momento difficile per l’editoria, abbiamo lavorato bene. Ovviamente lavorare bene significa anche avere fortuna: ci sono ottimi libri e ottimi editori che faticano a ottenere risultati, perché alla fine dei conti i libri funzionano o non funzionano, e noi quest’anno abbiamo proposto alcuni autori che hanno trovato un vasto pubblico e ci reputiamo fortunati. Questo però non significa che si possa dormire sereni, perché ormai il mercato è sempre più polarizzato intorno a pochi titoli. Noi abbiamo avuto Gianrico Carofiglio, Walter Siti con il premio Strega, Silvia Avallone, Dacia Maraini. La sorpresa è stata la trilogia di Irene Cao, perché è stata scoperta un’autrice che non esisteva e oggi esiste. Sicuramente il libro più importante che abbiamo pubblicato l’anno scorso è Resistere non serve a niente di Walter Siti, un libro che viene da lontano, che abbiamo accompagnato negli anni e che ha avuto la giusta attenzione con lo Strega. Comunque, anche senza il riconoscimento del premio, sarebbe stato un romanzo fondamentale.

C’è uniformità di tendenze tra il nostro mercato e quello internazionale? Che clima si è respirato nelle fiere e quindi che cosa troveranno i lettori in libreria il prossimo anno?

Foglia: Le difficoltà del mercato editoriale non sono solo italiane, purtroppo, ma coinvolgono in modo pesante anche paesi coma la Spagna, la Francia, l’Olanda, l’Inghilterra e altri. Alle ultime fiere si respirava un clima abbastanza mesto e non ci sono stati i grandi casi come negli anni precedenti. Questo non vuol dire però che i lettori si ritroveranno fra le mani libri peggiori. Anzi, forse proprio perché non c’è stata quell’euforia del “grande colpo”, spesso ingiustificata, gli editori si sono dedicati a leggere con più attenzione quello che compravano e saranno in grado di proporre libri più interessanti.

Migliavada: Il mercato italiano non sempre è uniforme a quello internazionale. Dipende. Il successo di Jamie McGuire, ad esempio, riflette un po’ quello che è accaduto in America, da dove l’abbiamo importata.  Però ci sono anche casi in cui l’Italia può diventare il mercato di riferimento di un autore. Ad esempio, Clara Sànchez con Il profumo delle foglie di limone che, pur essendo stato in classifica in Spagna, in Italia è diventato un bestseller senza eguali. O anche Vanessa Diffenbaugh con Il linguaggio segreto dei fiori. Per quanto riguarda Francoforte, il mio bilancio tutto sommato è positivo. Le fiere sono prima di tutto occasioni di grande confronto tra gli editori. E di confronto, sulle sfide che ci aspettano, sul digitale, sui nuovi modi di lanciare i libri, in questi anni di crisi e trasformazione, ce n’è bisogno come il pane. Devo dire anche che, pur essendo stata una fiera in cui la crisi era presente, io ho trovato dei bei romanzi. Certamente siamo stati cauti con gli anticipi, come è giusto che sia visto  il periodo. E poi, per la mia esperienza,  non è automatico affatto che se paghi tanto un libro poi ne vendi tante copie….Anzi, spesso vale più il contrario. Comunque, anche se non posso anticipare ancora nulla, nella seconda parte dell’anno ci saranno delle belle sorprese.

Rossi: Alle fiere quest’anno c’era una mestizia condivisa. Vero è che ogni paese ha i suoi bestseller, in verità abbastanza diversi in ognuno. Ci sono certamente dei macro fenomeni, come può essere stata la saga Hunger Games, con il film, e questi coprono tutti i paesi. In realtà, però, andando a vedere le classifiche si osserva un fenomeno abbastanza recente: sono piene di autori italiani. Questa settimana il più venduto è Sepulveda ma subito dopo abbiamo Serra, Volo, Mazzantini, Allende, Carofiglio, quindi è in corso una battaglia abbastanza agguerrita tra gli scrittori italiani e gli scrittori stranieri. Inoltre sono tutti titoli di fiction e anche questo è un elemento abbastanza specifico dell’Italia degli ultimi anni. Basti pensare che il libro di Vespa di Natale è sedicesimo mentre un tempo ricordiamo come i suoi libri fossero sempre ai primissimi posti. Occupandomi io di narrativa, posso solo essere contento se è la fiction a guidare le classifiche. Anche guardando le classifiche dei libri digitali notiamo che i più venduti sono sostanzialmente titoli di narrativa. Per l’anno prossimo, sicuramente vedo che per gli editori sono saltati i paradigmi che ti permettevano di andare avanti semplicemente pubblicando degli autori. A mio avviso la risposta allo stato attuale del mercato sta nel pubblicare dei progetti, nel non sovraccaricare autori esordienti di responsabilità che non hanno, come invece abbiamo fatto negli ultimi anni, distruggendo un bioma delicatissimo, perché se si promuove ogni titolo lanciandolo come un successo annunciato, quando poi non succede, si finisce con il bruciare degli autori, tagliando una foresta primaria che non ricrescerà più. Noi cerchiamo di lavorare su dei progetti. Un esempio è il libro che uscirà a fine gennaio di Guido Maria Brera, I diavoli. L’autore è un famoso finanziere che ha creato un grande fondo di investimento e ci racconta la finanza dal suo interno con un romanzo scritto davvero molto bene. Non è un libro di denuncia, bensì un romanzo nel vero senso della parola. Puntiamo molto su questo progetto, perché questa è la sfida per la vita di Guido Brera, che si mette in gioco in prima persona, e anche questo, al di là del mio gusto personale, lo rende un grande romanzo.  C’è inoltre Andrea Vitali che pubblicherà il suo romanzo per Rizzoli a febbraio. Ed è un grande libro. Quest’anno abbiamo poi lavorato anche alla collana “Altri eroi”, che vuole sfidare i grandi scrittori italiani a raccontare alcuni protagonisti del loro personalissimo tempo. Non necessariamente un tempo contemporaneo, infatti Dacia Maraini raccontandoci il suo rapporto con Chiara D’Assisi ha scritto un libro (che per altro sta andando molto bene) in cui lei, laica, femminista, atea, si confronta con una figura storica. Usciranno poi Giancarlo De Cataldo, che parlerà di Pertini da giovane con Il combattente, e Paolo di Paolo, che ci parlerà di un Montanelli raccontato da chi non c’era. Questa è una collana cui teniamo molto anche perché è una sfida alta che proponiamo a degli autori, non necessariamente della nostra casa editrice.  Inoltre abbiamo Sebastiano Vassalli, che lascia Einaudi. Il vincitore del premio Strega con La Chimera nel ’90 arriva in Rizzoli, che davvero vuole porsi come una casa editrice di autori. Il suo passaggio è un fatto abbastanza importante perché per noi è un valore assoluto, come è stato quando arrivò Walter Siti. Avremo anche un’esordiente: Sara Loffredi con il romanzo La felicità sta in un altro posto. È un romanzo storico tutto femminile, una sorta di Il Petalo cremisi e il bianco, ambientato tra il terremoto a Reggio-Calabria nel 1908 e la Napoli dei bassifondi. Racconta di una ragazzina che si salva per caso e, da un convento, viene portata a Napoli dove verrà cresciuta da una prostituta, che le insegnerà l’unica cosa che sa fare. È, la sua, una lotta per l’emancipazione, una lotta per capire chi è. Uscirà il 29 gennaio. È un libro molto bello e il fatto che l’autrice sia al primo libro non è rilevante. Non grideremo all’esordio. È semplicemente un romanzo di formazione, un romanzo storico, d’avventura, un romanzo molto femminile, quasi femminista: gli uomini non ci fanno proprio una bella figura. 

E poi uscirà il nuovo libro di Walter Siti. Siamo pieni di sorprese.

Visto l’avvicinarsi del Natale e la profusione della bontà nell’aria, parliamo dei ‘rivali’. C’è un libro della concorrenza che consiglierebbe ai nostri lettori? Per quale motivo?

Foglia: Un libro della concorrenza che mi ha incuriosito di recente è “Gesù il ribelle” di Reza Aslan, uno studioso musulmano che indaga sulla vita di Gesù collocandola nel contesto della Palestina di duemila anni fa e smontando diversi pregiudizi storiografici. In America è stato il numero 1 nella classifica del New York Times e in Italia lo ha appena pubblicato Rizzoli.

Migliavada: C’è senz’altro un libro che consiglierei, anzi forse più di uno. Senza dubbio suggerisco la lettura de Gli sdraiati di Michele Serra (Feltrinelli) perché credo che il tema che affronta sia centrale nel confronto generazionale di oggi. E mi piace parlarne anche perché vorrei citare  un saggio che uscirà l’anno prossimo per Garzanti, a maggio, che si inserisce perfettamente in questa scia. Si chiama Ragazzi, non siete speciali di David McCullough, e accende i riflettori sulla scuola e sull’educazione, ma soprattutto racconta tutte quelle verità che non riusciamo più a dire ai nostri figli.  Infine vorrei consigliare anche un altro libro, che a me piace molto rileggere quando ho il tempo: La casa degli spiriti di Isabel Allende (edito da Feltrinelli). È uno dei miei romanzi preferiti e credo che le donne protagoniste siano meravigliose nel loro equilibrio tra istinto e razionalità.

Rossi:  Guardando le classifiche, si nota che quest’anno non c’è stato un vero fenomeno, è mancato il libro dell’anno. Ad ogni modo i libri che comprerò io sono Michele Serra, Francesco Piccolo e Maurizio de Giovanni. Consiglierei anche Edna O’Brien, un libro che al centro non ha un tema, una storia, ma la scrittura e lo sguardo. Come Stoner, un romanzo straordinario; se si vuole cercare la sua vera bellezza, la si troverà nel fatto che è scritto divinamente. A mio avviso, il libro di Siti è stato quello di più alto valore letterario a essere finito in classifica. Dovendo scegliere il mio libro preferito di quest’anno, direi Tutte le feste di domani, di Veronica Raimo, che ha scritto un libro come Stoner, semplicemente scritto divinamente. È il libro che consiglierei.

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  • Mario

    Rossi: “un romanzo molto femminile, quasi femminista: gli uomini non ci fanno proprio una bella figura.” Micidiale. Mi domando quando il mondo maturerà abbastanza da capire che il sessismo non è a senso unico, e che alimentare romanzi che partono da premesse come questa significa, appunto, alimentare il sessismo. Ammesso così candidamente da un uomo, come fa Rossi, poi, dimostra come manchi completamente la cultura e l’intelligenza nel campo del rispetto di entrambi i sessi (quindi anche di quello maschile) e dei loro significati. Che vergogna di Paese e di società.

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