A tu per tu con… Erri De Luca e Gianmaria Testa

(a cura di Alessandro Frau)

William Wordsworth, nel lontano 1793, disse che il mondo possiede due voci: quella del mare e quella della montagna. Nel loro piccolo, Erri De Luca e Gianmaria Testa hanno reso onore a questa citazione, catturando l’attenzione del numeroso pubblico presente alla serata d’esordio di “MestreInCentro”, con una performance capace di divertire, coinvolgere e appassionare.
La voce di Gianmaria Testa è avvolgente, capace di grandi accelerazioni e di rallentamenti improvvisi. Una montagna scossa da corde pizzicate che si fondono nella loro componente materiale e spirituale, tra chitarra e sentimento. La voce di Erri De Luca è un sussurro di una forza inaudita. Un mare che spinge le sue onde verso la riva, a volte adagiandole sul bagnasciuga, altre volte inghiottendo metri e metri di battigia. Onde che scrivono piccole storie destinate a perdersi nell’imbuto scivoloso della Storia e che resistono attraverso la memoria e i suoi labili confini. Un duetto che ha dato vita allo spettacolo Che storia è questa, un progetto che consolida il rapporto artistico tra il cantautore piemontese e lo scrittore napoletano.

Radio Ca’ Foscari, la webradio dell’Università di Venezia, ha intervistato i due artisti prima dell’evento mestrino. 

John Dryden, poeta inglese vissuto nel diciassettesimo secolo sosteneva che la musica è poesia inarticolata. Siete d’accordo? Cos’è per voi la musica? 

G – Poesia inarticolata non so cosa voglia dire, del resto non conosco quel poeta. Per me la musica è una cosa avvolgente che può essere capace di mettere delle ali alla poesia, anche se essa non ne avrebbe bisogno. Però la musica evita, a chi fruisce della poesia, quella fatica di andarla a cercare in un libro e qui sta la sua utilità.

E – Intanto la musica è un’arte. Distinguo le arti in questo modo: sono quelle per le quali non dipende da che nazionalità e in che luogo sei nato; la musica la può sentire e capire chiunque abbia delle orecchie, un udito. Così come la pittura può essere intesa chiunque sappia guardare. Mentre invece con la scrittura no! Per capirla bisogna che tu parli la mia stessa lingua, dunque la scrittura non è un’arte per me, ma una forma diversa di comunicazione, un intrattenimento diverso. Quando la scrittura si mette con la musica è sempre al suo servizio.

Chiedo una cosa a entrambi prendendo spunto da alcuni romanzi di Erri. A partire da Selim e il suo nocciolo di olivo fino alla pasta e patate di Don Gaetano, si evince sempre una grande passione per il cibo. Oggi voi canterete e parlerete del Novecento. Per voi questo secolo che cibo è? 

E – Scarso. Molto Scarso.

G – Una volta Erri ha detto che la patata ha salvato il mondo. Probabilmente è vero. Se dovessi scegliere un unico alimento per il Novecento sceglierei le patate.

Una domanda per Erri che ha scritto numerosi libri sulla Bibbia e conosce perfettamente l’ebraico leggendo i testi sacri in lingua originale. Da cosa nasce questa passione? Crede che sia davvero un libro diverso e speciale?

Tutto è nato da un incontro casuale. Non era mio progetto incuriosirmi di quello ma mi è capitato di avere l’occasione di trovarmi con quel libro tra le mani e così l’ho seguito. Mi sono subito incuriosito del suo formato originale. Si tratta di un libro diverso da tutti gli altri perché è il libro tramite il quale si sono trasmesse le generazioni della nostra civiltà religiosa e la relazione con la divinità. Con quel libro si sono addomesticati i lutti, si sono ammorbidite le sofferenze, si sono maledette le distanze. Un libro che ha aggiunto del sacro alle vite delle generazioni che ci hanno preceduto. Ha un valore d’uso più forte del suo valore di scambio e del suo stesso significato. 

“Che storia è questa” non è il primo progetto artistico che realizzate insieme, penso allo spettacolo teatrale dedicato a Don Chisciotte e alla categoria dei cosiddetti invincibili. Se doveste raccontarvi cosa direbbe Erri De Luca di Gianmaria Testa e cosa direbbe Gianmaria Testa di Erri De Luca? 

G – Difficile rispondere per me in sua presenza…

E – Direbbe peste e corna!

G – No no no! Pe me è una forma di vero imbarazzo perché sono stato prima un lettore molto stupito e molto impressionato di Erri. Come chiunque ami molto qualcosa che non sa fare, io non so scrivere, questo tipo di rispetto continua a esserci nonostante la quota di amicizia tra noi sia sempre aumentata. Lui non è d’accordo ma io ho sempre pensato, e continuo a pensare ogni volta che leggo una cosa sua, che non è possibile trovare una parola nei suoi scritti che non fosse necessaria in quel punto o in quel determinato momento. Mi piacerebbe molto essere capace di scrivere così.

E – Intanto siamo amici e questo giustifica tutto, anche il fatto che saliamo su un palco e ci mettiamo a parlare di Chisciotte e dei suoi seguaci. Ma in particolare noi non ci identifichiamo con l’illustre cavaliere ma con il suo cavallo, Ronzinante. Anche noi, infatti, siamo stati cavalcati da certe buone cause che ci sono saltate sulla groppa senza chiederci permesso e ci hanno scaraventato contro dei bersagli che per quelle buone cause erano indispensabili. Spesso succede alle buone cause di servirsi di personale non adatto alla bisogna e noi facciamo un esempio molto celebre a riguardo: il più grande profeta della scuola sacra, Mosè, era balbuziente, cioè il meno adatto sul piano professionale a svolgere quella mansione.

Nel commento allo spettacolo si legge che il Novecento è un secolo antico. Cosa intendete entrambi per antico? 

E – Un secolo antico perché già scaduto. Con la velocità con cui scadono i tempi non siamo più nel passato semplice ma nel passato remoto. Raccontiamo un’epoca in cui per esempio l’Italia era piena di analfabeti. Non ci si crede eh! Eppure era così. La maggioranza dei nostri concittadini non sapeva né leggere né scrivere…

G – La mia impressione è che il secolo nuovo e il nuovo millennio continuano ad essere offuscati dalla polvere che quel secolo antico ha lasciato. Si continuano a ripetere gli stessi errori. Se pensate all’inizio del Novecento, capace di produrre tutti i disastri dei decenni successivi, troverete persone che hanno teorizzato e filosofeggiato sul mondo in procinto di arrivare. Marx è un esempio per tutti, visto che ha dato una possibile visione del futuro basandosi su ciò che accadeva alla fine dell‘800, Così altri con lui. Ora mi pare che manchi la forza delle idee rispetto alla velocità della tecnologia. Almeno per il momento. Sto aspettando con ansia che anche questo nuovo secolo abbia qualcuno in grado di indicare non tanto una strada quanto un modus vivendi che elimini la troppa polvere che ancora c’è in giro. 

Su Radio Ca’ Foscari ascolta l’intervista e lo spettacolo di Erri De Luca e Gianmaria Testa.     

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