A tu per tu con… Enrico Pandiani

“Les Italiens” è una saga che ha per protagonisti dei poliziotti italiani che lavorano a Parigi, con a capo il commissario Jean Pierre Mordenti. L’autore, Enrico Pandiani, ne ha presentato l’ultimo capitolo, il primo edito da Rizzoli, “Pessime scuse per un massacro” al Festival del Giallo di Stresa (VB), “Un aperitivo con…”. Noi abbiamo avuto il piacere di incontrarlo al tavolino di un caffè di  Piazza Cadorna, dove si svolgeva la manifestazione.

Ci ha accolto con grande disponibilità,  trasmettendoci tutto il fascino delle sue storie di suspence, avventura, seduzione e mistero. Nelle sue parole traspaiono chiaramente la passione e il divertimento che sottendono alla nascita dei suoi romanzi.

L’idea di creare una squadra di poliziotti italiani che lavorano a Parigi è molto curiosa. Ce ne racconta la nascita?

Sono nati per caso…Stavo scrivendo il primo romanzo e lo facevo svolgere a Torino,  poi mi è venuta un’idea e avevo bisogno di un aggancio alla politica a livello governativo, di una capitale. Roma la conosco poco, mentre Parigi benissimo e quindi l’ho scelta: volevo abitarci invece ci ambiento i romanzi. Siccome però conoscere Parigi è un conto e conoscere i Francesi un altro, ho pensato di creare una squadra di colleghi di origine italiana, che tutti chiamano “Les Italiens”, messi insieme anni prima da un vecchio commissario. Ne sono venuti fuori questi personaggi che con mia sorpresa sono piaciuti tantissimo. 

Quando si pensa a Parigi, per i lettori di gialli è impossibile non andare con la mente a Simenon e Maigret. I suoi romanzi però sono molto diversi…

E’ proprio così:  sono romanzi violenti, con sesso, armi e sangue:  tante storie che si intrecciano e alcune tematiche in sottofondo. Nel primo, che si intitola per l’appunto “Les Italiens” , Mordenti ha a che fare con un personaggio straordinario: una pittrice transessuale di 24 anni, che mi ha impegnato molto per tratteggiarla. Ho chattato per mesi con una persona come e lei e, come potete immaginare, ho avuto qualche problema in famiglia…Il commissario e  la trans devono scappare insieme:  all’inizio si detestano, poi nasce amicizia e anche attrazione. Il  tema è quindi la tolleranza. Nel secondo, “Troppo Piombo”,  parlo della violenza sulle donne, mentre nel terzo “Lezioni di Tenebra” volevo allontanare da Mordenti  il ruolo dello sciupafemmine, che si era guadagnato dopo essere stato sedotto da una giornalista molto bella di colore. Deve quindi affrontare il dramma di un’assassina che le uccide davanti agli occhi la compagna. L’obiettivo è andare a guardare dentro la vendetta, da parte di un personaggio che non se lo può permettere. Anche gli altri della squadra hanno il compito di toglierlo da questa situazione. 

Quali sono invece le particolarità di questo ultimo romanzo?

Innanzitutto non è ambientato a Parigi ma nella campagna francese , poi c’è un’incursione nella storia della Seconda Guerra Mondiale. Ci ho messo le mie passioni giovanili: le armi, gli aerei, la Resistenza. Tutto prende le mosse dal fatto che viene ucciso un senatore della Repubblica, eroe  di guerra, amico personale di Charles De Gaulle, molto noto e controverso ma ancora potentissimo anche se 86enne. Ha luogo un massacro vero e proprio: un killer con  la mitragliatrice pesante uccide lui, l’autista e la figlia. Della strage si occupa la Gendarmerie  del posto, ma subito dopo arriva la squadra di Mordenti con l’elicottero dell’antiterrorismo. I poliziotti hanno il sentore, dato che ci sono altre morti di ottuagenari nella zona, che qualcosa successo all’epoca  della guerra si sia scatenato ora, quindi l’indagine procede su due livelli: uno nel presente e uno che segue una pista di  sessanta anni prima. Ci sono delle finestre temporali come le foto, le armi, le testimonianze di chi c’era all’epoca che servono per passare da uno all’altro dei  due binari che convergeranno.

Anche la politica riveste un ruolo molto importante: manda loro ad indagare ma, quando saltano fuori le rogne, si chiude a riccio e comincia  a mettere i bastoni fra le ruote fino a boicottare decisamente le indagini. Non può d’altra parte mancare la componente femminile, centrale in tutti i miei romanzi. Mordenti, infatti,  si trova schiacciato tra due donne: una gendarme di origine vietnamita di cui si invaghisce, che ha una carriera brillantissima alle spalle e poi si è ritirata in campagna e una poliziotta dell’antiterrorismo, un maschiaccio che detesta gli uomini e non dice niente di sé a nessuno. La prima rifiuta ogni avance nonostante l’attrazione palese che si crea tra i due e ciò fa innervosire il protagonista con risvolti sulle indagini, mentre con la seconda nasce un dialogo in cui lui cerca di ammorbidirla.

Insomma è un bel “romanzone”, forse più morbido degli altri, basati quasi esclusivamente sulle indagini. Inoltre, un aspetto che mi preme sottolineare, è che c’è molta ironia e divertimento nelle mie storie, nonostante possano essere truci e sanguinose.

Lei insiste molto sui particolari delle armi nei suoi romanzi. Per quale  motivo?

Quando ho scritto il primo romanzo arrivavo dalla lettura di un libro americano in cui le armi erano le vere protagoniste. Mi era piaciuto talmente tanto così nel primo episodio della saga ho esagerato: ci sono troppe armi e troppe sigle ed è una cosa che  mi è stata detta e ho notato anch’io, così l’ho un po’ accantonata. In quest’ultima vicenda sono importanti perché sono una pista, forniscono informazioni fondamentali nel meccanismo del romanzo: sono armi della Seconda Guerra Mondiale che vengono lasciate dall’assassino sul luogo del delitto.

A me piacciono le armi storiche perché sono oggetti particolari: univano all’efficienza una bellezza estetica forte , il fascino del colore del metallo e del legno un po’ usurati.

Le armi di oggi invece sono tutte uguali, solo efficienza.

Per finire le chiediamo di illustrarci, come tradizione della nostra testata, qual è il suo rapporto con la lettura.

Da quando avevo sette/otto anni ho avuto molti libri per casa e ho sempre letto tantissimo, molto più letteratura altra che noir. Per me la lettura è talmente importante che se, pistola alla nuca (visto che siamo in tema!)  mi dicessero “o smetti di scrivere o smetti di leggere” io smetterei di scrivere. In questo momento, essendo impegnato nella scrittura, leggo un po’ di meno, ho la testa sul mio romanzo. Per me leggere  è un’attività fondamentale dell’uomo: ti apre degli orizzonti talmente incredibili che ti cambia la vita e la visione del mondo, donandoti una grande apertura nella conoscenza degli altri.

Con questo bellissimo messaggio Enrico Pandiani ci saluta, lasciando a noi de “Gli Amanti dei Libri” la sensazione di aver avuto a che fare per qualche minuto proprio con Jean Pierre Mordenti, anziché con il suo creatore… Non ci resta che leggere!

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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