A tu per tu con… David Machado

david machadoSi può misurare la felicità? E’ intorno a questa domanda che lo scrittore portoghese David Machado ha costruito il romanzo “Indice medio di felicità”, edito in Italia da Neri Pozza.   Protagonista del romanzo è il trentasettenne Daniel in cerca di una propria identità e felicità dopo il trauma di aver perso il lavoro, la famiglia e la casa nel contesto di una Lisbona in piena recessione.  Abbiamo incontrato David Machado in occasione della presentazione del suo libro in Italia.

E’ laureato in economia, come si è avvicinato al mondo della scrittura?

Leggo e scrivo da sempre ma mi piace anche molto la matematica. Ho studiato economia e ho lavorato in quell’ambito per tre anni e poi sono stato molto fortunato: ho perso il lavoro. Per me è stata una fortuna perché avevo più  tempo da dedicare alla scrittura, sapevo che se avessi avuto più tempo avrei scritto qualcosa di più profondo e strutturato e così in quell’estate del 2003, dopo aver perso il lavoro, in quattro mesi ho scritto un romanzo e 20 racconti. Alla fine dell’estate non volevo più tornare all’economia.

Cosa leggeva?

I libri di mio padre, classici portoghesi e molti scrittori americani. Ho sempre avuto dei libri con me, per me è stato naturale scrivere perché i libri erano oggetti normali per me, erano parte della mia casa e della mia vita.

Ha scritto un romanzo a sfondo sociale, un romanzo molto legato all’attualità. E’ questa la sua idea di letteratura o pensa che scriverà un romanzo di pura evasione un giorno?

Per me come lettore e come scrittore un libro deve innanzitutto far pensare. Io non ho scritto questo libro pensando che avrei scritto un romanzo a sfondo sociale. E’ accaduto perché sono una persona vera e quello che scrivo è filtrato dalla mia esperienza. Volevo parlare di un uomo in crisi per parlare di felicità, in realtà la crisi portoghese volevo che fosse solo uno scenario per quest’uomo poi è diventato altro ma non era affatto voluto.

In questo scenario di crisi che lei descrive si muovono altri personaggi oltre a Daniel e ciascuno ha un proprio modo di affrontare la realtà: c’è chi si ripiega su stesso, chi cerca di reagire, chi fa cose che non ha mai fatto prima. Si è ispirato a a qualche episodio reale di cronaca?

Descrivo molte situazioni che sembrano assurde ma sono vere, le ho lette sui giornali o sentite in tv. Sono storie reali ma  non autobiografiche: anch’io sono rimasto senza lavoro ma la mia è stata un’esperienza positiva. Racconto episodi che ho avuto in testa per anni e che hanno trovato spazio in questo libro.

Qualcuno le ha mai detto di essersi riconosciuto nei suoi personaggi e nei loro casi?indice medio di felicità

Molte persone si identificano con i personaggi anche perché in questo libro parlo di temi universali, di speranza, di felicità. Mi piace che il mio libro crei una discussione tra le persone che l’hanno letto e che aiuti a pensare.

Una curiosità. All’nizio del suo libro lei cita una canzone di Bruce Springsteen, perché questa scelta?

Innanzitutto sono un fan di Bruce Springsteen. Nei suoi testi parla di persone comuni e delle loro storie. Il pezzo che riporto nel libro è tratto da un album che si intitola “Darkness on the edge of town” del 1978. E’ l’album che segue “Born to run”, un album che era invece pieno di ottimismo, parlava di giovani pieni di vita, pronti ad affrontarla, ad innamorarsi, a fuggire per cercare la felicità. Quando ha pubblicato “Darkness on the edge of town”, Bruce Springsteen attraversava invece un periodo difficile della sua vita personale e professionale, aveva 30 anni e tutte le canzoni di quell’album parlano di persone di quell’età che di colpo scoprono che la vita non è poi così bella e semplice, e che non sempre è possibile realizzare i propri sogni. Si parla di delusione ed è un po’ quello di cui parlo io in questo libro: di un uomo che aveva tanti progetti e che improvvisamente si ritrova senza più nulla ma deve comunque trovare un modo per rimboccarsi le maniche ed andare avanti. Credo che indirizzi in qualche modo il lettore, lo prepari a quello che leggerà. Ho ascoltato quell’album tantissime volte durante la stesura di questo libro.

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Giovanna Capone

Non dirò di me che ho sempre amato leggere, che ho imparato a leggere prima del tempo e che ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e neppure che ho amato molto le favole. Per apprezzare la lettura occorre che arrivi il momento giusto e che si abbia la mente sgombra da altri pensieri.Quando capisci che il momento giusto è arrivato? Quando incontri qualcuno che ti spiega che, a volte, non è importante quello che c'è scritto in un libro ma il modo in cui è stato scritto, quando sullo scaffale di una libreria la copertina di un libro attira la tua attenzione e capisci che quello sarà il tuo libro, quando sei curioso di sapere se un titolo accattivante nasconde una storia altrettanto brillante. Cosa significa leggere? Riscoprire qualcosa di te, qualcosa che hai sempre saputo ma che nessuno se non un grande scrittore è riuscito ad esprimere con le parole.

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