A tu per tu con…Christina Dalcher

Titolo: VOX
Data di pubbl.: 2018
Casa Editrice: Casa Editrice Nord, Nord, Nord editore
Genere: Distopia, Romanzo
Pagine: 380
Prezzo: 18,00 €

Uno dei pezzi forti di quest’autunno è un libro audace, che nel titolo ha già tutto – o meglio, ha tutto quello che la protagonista non può avere: VOX.

100 parole al giorno, un contatore al polso e tutte le donne (mamme, bambine, insegnanti, nonne dottoresse e chi più ne ha più ne metta) degli Stati Uniti in un’unica anima, anzi voce.

VOX di Christina Dalcher ricorda a tutti – uomini e donne – di quante sfumature siamo capaci, anche, e soprattutto, se ci tolgono la palette di colori. Metaforicamente parlando.

Anche se ci tolgono i libri, le amicizie, i programmi tv, la spesa della domenica. Qui realisticamente, invece.

Il diario segreto alle bambine e le ricette alle nonne.

No lettura, no scrittura, C E N T O parole al giorno. Ad una in più: scossa.

Vox ricorda che essere donna significa avere una mente, ed è proprio quella che ci salverà.

Jean è una neurologa celebre nel suo Paese alla quale, ovviamente, e stato tolto anche il lavoro. In casa una figlia di sei anni (con contatore) e tre maschi, più un marito. Tutti senza “braccialetto”, perché maschi, appunto.

La democrazia mammaacconsentetuttoperchenonhapiuparoleadisposizione dura fino a quando, un giorno, bussano alla sua porta gli uomini del Presidente, offrendole un lavoro. Perché lei è fondamentale per un piano insopportabilmente strategico, che si attuerà nel giro di poche settimane. Jean contro le donne. Lo farà? Suspense, ritmo, battiti di cuore e pizzichi di pepe (sì, c’è anche del rosa in tutto questo nero, ve l’ho detto che non sappiamo di cosa siamo capaci!!) Christina Dalcher ha scritto un capolavoro, io mi sento di definirlo magistrale.

Trovo il suo libro stimolante, grazie di averlo scritto. Credo sia un’opportunità di approfondimento e riflessione nei confronti di un fenomeno molto attuale, senza la forzatura di cadere nel clichè purtroppo tipico dell’argomento.

VOX è un romanzo a proposito del quale, qualche volta, trovo difficoltà ad esprimermi, come adesso. Anche se ho a disposizione molto più di 100 parole. Questo perché rappresenta un mix di idee che mi sono venute in mente in momenti differenti. Volevo scrivere un romanzo a proposito di quello che ci succede nel momento in cui, come esseri umani, dobbiamo decidere (e qui parlo ovviamente della protagonista, Jean) se non fare niente o se agire. Volevo scrivere anche di qualcosa che facesse provare forti emozioni alle persone, anche un po’ di rabbia, in particolare perché credo che quando noi iniziamo a provare emozioni, come la rabbia, poi iniziamo a prendere decisioni. E facciamo qualcosa. VOX è indubbiamente la storia di una donna che ha perso il diritto di parlare, perché 100 parole al giorno è proprio poco, è quasi quanto non averne proprio. Ci sono elementi distopici, ci sono elementi thriller e anche di “women’s fiction”. Ma anche un po’ la storia di una donna che fino a quel momento  è stata ad osservare e non ha fatto niente per fermare ciò che stava accadendo, e che inizia a voler fare qualcosa quando le viene tolto il diritto di parola. È un po’ ironico, ma è così.

Magari se rileggessimo VOX tra 10 anni la percezione cambierebbe, ma io spero fortemente che il messaggio centrale rimanga lo stesso, ovvero che il linguaggio e la voce intesa in senso figurativo sia imprescindibile.

Quello che fortemente si percepisce in VOX, al di là delle sole 100 parole a disposizione al giorno, è la totale impossibilità di comunicare. Alle donne infatti è vietato leggere libri ma anche ricette, trovarsi con altre donne e usare codici espressivi che sostituiscano le parole, fare la spesa, guardare programmi Tv costruttivi o talk show. Credo sia il focus più inquietante per noi lettrici.

Sì, infatti il mio obiettivo era di raccontare di un “nuovo” mondo dominato dal movimento sei “puri” (corrente che governa gli Stati Uniti in VOX, ndr), che non solo negano la parola ma rendere le donne totalmente incapaci di comunicare. E forse questo movimento nasce perché si sono accorti che le donne iniziavano ad essere un po’ troppo autonome, ad esprimersi troppo, e ad essere troppo potenti, di conseguenza.

Proseguendo con la storia poi ci si accorge che i Puri avevano piani ben più diabolici, che semplicemente togliere la parola… ma comunque ci tenevo a dare un filo di speranza, e alla fine del libro si percepisce.

VOX è un incitamento alla riflessione: oggi, a proposito di social media, vi è quasi un abuso di espressione, ovvero un’esagerazione nel dire la propria sempre e a tutti i costi, magari qualche volta, anche quando non è necessario.

Sì, è vero, anche se io non ho mai amato vedere tutto o bianco o nero. E devo dire che, anche se può trattarsi di un fenomeno che poi ci sfugge di mano e non riusciamo più a gestire, credo sempre e comunque che sia meglio lasciare che la gente sia libera di esprimersi al cento per cento. Perché solo in questo modo abbiamo l’abilità di identificare chi è buono e chi no. Nel momento in cui neghi a qualcuno di esprimersi, non hai più idea di che tipo di persona hai davanti.

Con 100 parole al giorno, è possibile farsi conoscere? Esprimere la propria persona?

100 parole, secondo me è nulla. Bastano per dire al minimo “ti amo”, “buonanotte”, “mi sento male”, cose essenziali e primitive, insomma. Non ci si può far conoscere però con 100 parole al giorno, non sono minimamente sufficienti. Ed è proprio questo il brutto della situazione della protagonista, perché lei non ha la totale impossibilità di espressione, ma ha una importante limitazione. È come dare una goccia d’acqua in una settimana, ad un uomo che sta attraversando il deserto. Lo fai sopravvivere, magari, ma al limite.

Come dice, 100 parole sono sufficienti per l’essenziale. Eppure Jean, la protagonista di VOX, non le usa affatto per dire “ti amo” al marito o per esprimere affetto e vicinanza nei suoi confronti.

Sì, lo fa solo alla prima pagina! Lei spesso spreca le sue 100 parole. Insiste invece di rassegnarsi. Io l’ho fatto apposta, volevo in qualche modo rappresentare un personaggio che non si sottomettesse a quelle assurde regole, ma che reagisse.

Le donne di VOX, come dicevamo, non possono nemmeno leggere. Ma possono, in qualche situazione, guardare programmi sportivi in particolare di Golf, oppure politici. Perché?

Volevo rappresentare la televisione come mezzo di controllo, infatti non vi è altra programmazione se non sportiva (e di stampo prettamente maschile) o politica. Ovviamente in entrambi i casi a gestione dello Stato. Sono due categorie noiosissime che, sfido chiunque trovi divertente guardarle per tutta la giornata.

C’è un personaggio fondamentale, Lorenzo, che ha origini italiane. E dalla sua biografia vedo che l’Italia è un tema ricorrente. Qual è il suo rapporto con il nostro Paese?

È un rapporto che dura da quasi più tempo di qualsiasi matrimonio oggi, sono circa trent’anni che sono innamorata dell’Italia! Ne sono sempre stata affascinata, per via della sua arte, della sua storia, del suo buon vivere, e pure della sua lingua, appunto. Ci sono stata talmente tante volte che non so nemmeno più contarle. In realtà tutto nacque quando ero molto giovane, perché mi innamorai di un ragazzo italiano e, seguendolo, ho scoperto questo meraviglioso Paese che non ho mai dimenticato e che continuo a frequentare, anche dopo anni.

 

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