A tu per tu con… Chiara Gamberale

Partendo da un suggerimento di Rudolf Steiner,  vorrei chiedere di spiegare cosa significa “un esperimento psico – letterario”. 

Sì, un esperimento psico-letterario… Steiner per me è uno dei grandi geni della psicanalisi, in realtà uno dei grandi geni di sempre e per sempre, e tutto il suo metodo è ispirato all’importanza del gioco nella nostra vita, se si pensa al metodo steineriano, alle scuole steineriane, all’importanza della dimensione ludica. Un esperimento psico-letterario – io penso che la letteratura sia proprio questo – è nel senso che la letteratura mi ha salvato la vita; mi hanno salvato la vita i libri perché non mi sono mai trovata a mio agio nella realtà. Il contatto con i libri, fin da piccolissima, è un contatto che ho cercato io, non indotto dai miei genitori che fanno tutt’altro: mio papà è ingegnere e mia mamma ragioniera. La letteratura è quello che ti aiuta a immettere nella realtà un principio fantastico, a guardarla con altri occhi e, in effetti, io l’ho fatto, prima ancora di scriverlo. Il “gioco dei dieci minuti” è qualcosa che ti aiuta dal punto di vista psicologico, però ti fa anche sentire di vivere un romanzo, per questo poi ho deciso di scriverlo, nel senso che mentre lo vivi hai la sensazione di poter dare scacco matto alla realtà con la fantasia. Per esempio mettendoti a camminare di spalle, a ricamare, ti senti improvvisamente che un posto dove fuggire non deve essere necessariamente un libro da leggere ma puoi creare con le tue mani un romanzo che poi è la tua vita. 

Quindi è a questo che ci si ricollega dicendo che “i giochi sono per persone serie”? 

I giochi sono per persone serie, si! I giochi vanno seguiti, è perfetto, è la sintesi di questo. Sono per persone serie prima di tutto perché ci sono delle regole. Io ho visto tanti, mentre facevo “i dieci minuti”, dire “ah, li vorrei fare pure io” però poi bisogna avere…quella costanza nel cazzeggio, no? Qualcosa che poi se ci pensi è quello che facciamo noi scrittori quando scriviamo, come quando scrivo un romanzo, non solo questo, ma tutti. E’ importante sia il tuo mondo interiore, seguire i tuoi fantasmi fantastici però anche mettersi lì ogni mattina, sedersi, è quella disciplina nel gioco che, se ci pensi, potrebbe essere una delle definizioni proprio del nostro mestiere. 

 Che bella frase, “la disciplina del gioco”… 

Sì, è il prosieguo del ragionamento.. la cosa bella da dire comunque quando fai questo gioco. Ti auguro di non averne mai bisogno perché di solito si fa nei momenti dolorosi, però ti immette… adesso è passato un anno da quando l’ho fatto.. ma ti immette proprio nella vita questa possibilità, cioè di dire no quando diresti sì, di aprirti alle cose nuove. Insomma, io sarei un’abitudinaria perché le abitudini sono le nostre sicurezze però possono diventare dei limiti… 

Sempre nel libro “Per dieci minuti” si parla di un racconto… “Egoland”… 

Si “Egoland”, che non ho mai scritto ma vorrei scrivere.  L’io narrante… io faccio sempre questa differenza, perché ovviamente questo è un libro di auto-fiction, nel senso che io non sono mai stata sposata a diciotto anni, non ho mai tenuto una rubrica che si chiamava “pranzi della domenica”. Mentre poi ci sono delle cose reali. C’è uno dei protagonisti che è Giampietro, l’amico, quello che  accompagna la zia Piera , lui esiste veramente. Ovviamente questo non vale per tutte le situazioni, è la vita romanzata. Non so se hai letto questo saggio, se non l’hai letto leggilo subito, edito da Nottetempo, che si chiama “Il realismo è l’impossibile”  di Walter Siti e racconta come sia impossibile non immettere la propria vita dentro quello che scrivi e anche impossibile parlare di autobiografia perché comunque il romanziere interviene sempre.. 

L’autobiografia pura quindi non esiste? 

No e tanto meno questa. Sono veri tutti i dieci minuti, diciamo lo spunto, il romanzo che cresce. Magari la vita potesse essere racchiusa in queste pagine! La vita invece è molto più maleducata, se ne va. I romanzi aiutano proprio, sia quando li scrivi sia quando li leggi, a sognare per un attimo che la vita possa essere più ordinata. 

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