A tu per tu con… Carmen Totaro

994212_10200296566120357_117026356_nSpesso si associa alla violenza il sesso maschile, in Le piene di grazia però Carmen Totaro ribalta completamente lo stereotipo e attribuisce alle donne protagoniste il ruolo di carnefici. Di questo e altri aspetti del suo romanzo abbiamo parlato con lei al Salone del Libro di Torino.

La prima domanda che vorrei farle è questa: dove ha trovato l’ispirazione per raccontare questa storia?

Credo che l’ispirazione mi sia venuta dalla musica, in particolare da un brano di PJ Harvey in cui c’era una ragazza che chiedeva al compagno che l’aveva abbandonata di tornare da lei. Questa è di sicuro stata la mia prima suggestione, poi naturalmente ci sono le letture, le ricerche e temi che ti stanno dentro e che vuoi approfondire attraverso la scrittura.

Nel suo romanzo si parla spesso di abusi, con mio stupore soprattutto al femminile. Forse siamo più abituati all’abuso associato all’uomo?

Probabilmente sì. E’ chiaro poi che i media danno anche un’idea abbastanza semplificata e stereotipata della violenza, con una contrapposizione tra uomini violenti e donne vittime; della vittima viene sempre messa in evidenza la debolezza, e questo non va bene, perché poi chiaramente le donne vengono considerate come se fossero sempre bisognose di tutela e protezione, invece gli uomini vengono visti con un accento su gelosia e possessività e io credo che sia davvero limitante e che occorra approfondire. La verità sta nelle sfumature, non è sempre tutto bianco o nero.

totaro carmenUna cosa che mi ha colpito molto è il rapporto violenza-preghiera. Nel romanzo pregano tutti, anche chi commette atti terribili. Come mai?

Io mi ricordo una religiosità pervasiva, parte della comunità, che nasce con te, che ti accompagna a scuole e in famiglia, è pertanto un aspetto da cui non si poteva prescindere. Adesso forse le cose sono cambiate, ma era importante mettere in evidenza questo tema fondamentale.

Il Sud che racconta è ancora così attualmente?

No, non credo. Spero di no almeno. Nel racconto si estremizzano certi aspetti ai fini della narrazione, la realtà per fortuna è un po’ diversa.

Quale messaggio si augura arrivi ai lettori una volta terminata la lettura di Le piene di grazia?

Mi piacerebbe che percepissero che la realtà non è sempre semplificata come le cronache ce la rappresentano. E’ più complicata. E’ un invito a leggere di più e a capire di più, spero che arrivi questo.

0

Acquista subito

Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

Ti potrebbero interessare...

Login

Lost your password?