A tu per tu con… Björn Larsson

Foto 16-05-15 08 05 23Appassionato di navigazione e soprattutto di mare, Björn Larsson arriva al Salone Internazionale del Libro di Torino per presentare il suo nuovo libro, Raccontare il mare, edito da Iperborea. In questo nuovo lavoro Larsson vuole parlarci del suo luogo dell’anima attraverso alcuni tra i grandi classici della letteratura di mare, passando da Conrad a Maupassant, da Omero a Cristoforo Colombo. Ecco cosa ci ha raccontato sul suo nuovo libro.

Cosa rappresenta per lei il mare?

Per me è innanzitutto un viaggio, è stata sempre una maniera di arrivare in posti nuovi, conoscere altra gente; non è una sfida lanciata alla natura o l’occasione per sfidare il mare, perché sarebbe una sfida troppo grande per noi. Il mare rappresenta semplicemente un’occasione per poter viaggiare liberamente.

Secondo lei perché, nonostante il mare abbia un valore così importante e simbolico, ci sono così pochi romanzi che ne parlano?

È un problema che riguarda principalmente i romanzi, perché ci sono moltissimi documentari e saggi che parlano sia del mare che delle guerre navali. Mi sono accorto, scrivendo questo libro, che ad occuparsene sono sempre gli stessi nomi che tendono a ripresentarsi; dopo aver fatto numerose ricerche e aver chiesto a molti esperti mi sono dovuto rassegnare: siamo in pochi a scrivere romanzi di mare. Credo che trovare una ragione sia difficile: adesso credo che dipenda principalmente dal fatto che il mare è diventato una sorta di industria piena di tecnologie e con poco tempo a disposizione, tanto che i marinai spesso non riescono ad esplorare il porto e la città in cui arrivano. In passato invece c’erano problemi diversi: c’erano molti scrittori che navigavano, eppure non hanno scritto romanzi di mare, ma non saprei spiegare bene il perché; forse, all’epoca, dipendeva anche dal fatto che non ci fossero donne a bordo, quindi non si riusciva a parlare di amore né di lotte contro la tempesta, che erano già state trattate da Conrad. Quello che rimane è un piccolo mondo chiuso in cui i marinai devono scendere a terra per poter diventare un romanzo.

Tra quelli che ha analizzato, qual è il modo migliore per raccontare il mare?

La difficoltà è quella di raccontare com’è veramente il mare, usando la giusta terminologia ma raccontare il marecercando di far capire a chi non se ne intende quello di cui sta parlando. Bisogna sempre tenere un po’ di suspense o si rischia di annoiare il lettore, anche se non sono mai stati scritti gialli o thriller ambientati in mare.

Quale messaggio vuole lasciare ai suoi lettori con l’analisi di questi scritti?

Questa non è una hit parade di libri che parlano di mare, ma ho voluto riaccedere l’attenzione dei lettori su alcuni bei romanzi che spesso sono stati dimenticati, visto che la vita dei libri ormai è molto breve. Un esempio è lo specchio di mare di Conrad, a suo tempo molto famoso, ma che adesso è poco conosciuto.

Volendo scrivere un romanzo sul mare, quale sarebbe l’argomento migliore da trattare, visto anche i numerosi spunti che ci vengono dalla cronaca, come lo sbarco dei migranti o la tragedia della Concordia?

Ci sarebbero tanti romanzi che si potrebbero scrivere sui migranti del mare, ma anche sui naufragi, ma credo che questi spunti abbiano un problema: quando c’è stato il naufragio nel Mar Baltico di Estonia, un traghetto svedese, uno scrittore francese che ha deciso di scrivere un libro su quel’argomento, Sara, che però ha venduto molto poco, pur essendo pubblicato nello stesso anno dell’uscita del film Titanic. Sembra che l’attualità abbia bisogno di un po’ di tempo prima di poter entrare nel romanzo, perché nel momento dell’avvenimento i lettori conoscono già tutti i dettagli e non hanno voglia di leggere interpretazioni diverse.

Vuole lasciare un messaggio agli amanti dei libri?

Visto che parliamo di letteratura di mare, vorrei dire ai lettori di andare all’avventura e di esplorare libri e scrittori nuovi, di buttarsi e leggere qualcosa di diverso da quello che tutti gli altri leggono.

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Sara Papetti

Anna Vivarelli, scrittrice per bambini, ha dichiarato durante una mia intervista: «Nella vita bisogna darsi una chance, non sai mai quando arriverà il libro che ti farà amare la lettura». Per me è stato così: avevo sei anni e accompagnavo mia mamma, una divoratrice di libri, in biblioteca. Ho accettato su suo consiglio “Gastone ha paura dell’acqua” della serie del “Battello a vapore” e da allora non ho mai smesso di leggere e cercare nuovi generi, nuove ispirazioni. Da appassionata di crime, solo legata ai gialli, soprattutto quelli di Camilla Lackberg, ma non rifiuto mai nessun libro, soprattutto se posso leggerlo in compagnia di un buon dolce.

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