A tu per tu con… Bianca Pitzorno

bianca pitzornoA pochi giorni dall’uscita in tutte le librerie del suo ultimo romanzo, La vita sessuale dei nostri antenati, la grande scrittrice italiana Bianca Pitzorno arriva a Milano per presentare il suo libro. L’abbiamo intervistata per voi.

Quando è nato questo romanzo?

Questo romanzo ha una genesi assai particolare. Non l’ho scritto con l’intenzione di pubblicarlo, ma solo con l’esigenza di scriverlo. Era un po’ un libro solo per me. Ma allo stesso tempo non volevo tenerlo chiuso nel cassetto. Ci ho lavorato per anni e la stesura, nella sua fase finale ha richiesto oltre due anni di lavoro. Come può vedere, il libro prende spunto da alcuni quadri famosi. Nella mia idea originale, anche i quadri dovevano essere inseriti. Ma, quando ho terminato la stesura del libro, mi sono resa conto che inserire anche le figure che volevo significava aggiungere molte pagine e quindi scoraggiare il lettore. Forse scriverò un libro a parte, sui pittori e i dipinti citati nel mio libro, ma questo più avanti e se me la sentirò.

Nel suo libro ci sono delle frasi che vengono ripetute molto spesso. Può spiegarci questa scelta?

Se non avevo idea di cosa fare del mio romanzo, avevo ben chiara, nella mia mente, come scriverlo. Volevo che procedesse come fosse una sinfonia. Inizia poi viene il tema, quella frase musicale che viene ripetuta più volte all’interno della composizione, che la impreziosisce e ne da un senso.

C’è un personaggio in particolare che la rispecchia?

No. Nemmeno di Ada, la protagonista, posso dire che mi rispecchia, malgrado le numerose similitudini. Ada, infatti, nasce nel mio stesso anno, frequenta lo stesso tipo di scuola che frequentavo io, il liceo come era strutturato ai miei tempi, cresce in un ambiente che mi è familiare. Ma Ada non sono io.

Quanta verità c’è in questo romanzo?

Alcuni fatti storici sono realmente accaduti. Eugenia è realmente esistita, era davvero una nobildonna e davvero è scappata assieme ai figli, che però non avevano quei nomi.

Anche la motivazione della fuga è diversa. Nella realtà la nobildonna abbandonò la Sardegna poiché era una convinta sostenitrice della moarchia borbonica e mal tollerava il passaggio della Sardegna dal Regno di Napoli al dominio sabaudo. Anche la casa e l’indirizzo dove andò a vivere sono quelli veri. Per questo romanzo ho fatto molte ricerche, avevo numerosi quaderni pieni di fogli dove avevo preso appunti di ogni tipo, indirizzi, nomi, luoghi ma anche tariffari per garzoni, facchii, marinai. Molte cose sono state ricostruite con precisione e con grande accuratezza storica.

Quando ha capito che aveva finito il libro?la vita sessuale dei nostri antenati

Ho capito che il romanzo è terminato quando ho scritto del pomeriggio in cui Ada e suo zio vanno a vendere i quadri al pittore olandese. La scena, pur essendo felice, mi comunicava una certa tristezza. E così ho “sentito” che lo zio doveva morire lì. Aveva avuto una bella vita, era felice. Gli ho fatto fare una grande abbuffata che lo condurrà a una morte indolore, nel suo letto. Avevo appena terminato queste righe quando mi sono sentita premdere alla sprovvista. E adesso? Cosa avrei fatto? Il libro era terminato ma io non sapevo se qualcuno lo avrebbe mai voluto pubblicare. Ho inviato il manoscritto alla Mondadori, sezione adulti e dopo poco tempo è iniziato l’iter che ha portato a una sua rapida pubblicazione.

Il libro si apre con la morte e finisce con la morte. Come mai?

Se la mettiamo sul biografico, penso che sia perchè di recente sono morte molte persone che appartengono alla generazione dei miei genitori e questo mi ha fatto riflettere. Ormai è la mia generazione quella che è in prima linea, i prossimi siamo noi e non c’è nessuno più davanti a noi. Siamo noi i vecchi. Sul tema della composizione della storia, si ritorna sempre al discorso di prima: volevo scrivere un libro che avesse un andamento particolare, che fosse come una sinfonia.

Il personaggio o il passaggio del libro che le è piaciuto di più?

Parte del libro…mi è piaciuto tutto. È qualcosa di mio, non c’è una cosa preferita e una no. Quanto al personaggio..ho una grande simpatia per Giuliano. Il suo carattere, il suo sbalordimento di fronte ai cambiamenti della vita, le vicende che lo vedono coinvolto. Se ci sarà un prossimo libro, vorrei riscrivere la storia di Giuliano e dargli una vita più felice. Lo sento proprio vicino a me, come fosse un caro amico.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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