A tu per tu con… Antonella Boralevi

Definirlo un romanzo sull’amore sarebbe forse riduttivo.  I baci di una notte, il nuovo romanzo di Antonella Boralevi è molto più di una semplice storia d’amore. E’ la storia dell’incontro tra due mondi opposti, un incontro di una notte che è destinato a cambiare per sempre  il destino di due persone: Santina e Sigieri. Lei è figlia di un cassaintegrato, ha un fratello, Tore, a cui è affezionatissaima e che ha lasciato per trasferirsi al nord, a Milano, dove lavora come cameriera in un fastfood con la speranza di sbarcare il lunario. Lui ha 20 anni come lei ma appartiene a tutt’altro mondo. Ricco, figlio unico, annoiato, un futuro già pianificato nella finanza. Il destino li fa incontrare casualmente nel 2012. La trama è tutt’altro che scontata, crudele perfino, destabilizzante. Ho chiesto all’autrice di parlarci di questa sua nuova avventura letteraria.

Ho voluto raccontare la forza di una passione. Una passione impossibile che tuttavia accade. E quando accade è un terremoto. Scardina, destabilizza, cambia il mondo e la vita. La società nella quale adesso viviamo è divisa tra poveri e ricchi, vede gli uomini e le donne rinunciare alla passione per tenersi la propria tranquilla, la propria abitudine, che non li mette in gioco. La notte che Santina e Sigieri sanno invece vivere, la notte che scelgono di vivere e che li cambia per sempre, è una notte che basta per una vita intera.

Mi ha molto colpita il modo in cui ha deciso di raccontare questa storia. C’è molta attenzione per i particolari nel descrivere i personaggi, i fatti e i luoghi. E soprattutto ha creato fin dalle prime pagine un clima perfetto di attesa, di tensione in un continuo crescendo. Ho apprezzato il fatto che non abbia mai ceduto alla tentazione di trovare giustificazioni a ciò che racconta, al modo di essere dei personaggi di cui racconta. Non ci sono giudizi morali. Mi pare ci sia molta attenzione da parte Sua nel voler raccontare una storia anche in maniera molto cruda e imparziale quasi lei fosse lì per assistere ai fatti e a riportarli da osservatrice esterna. Condivide questa mia sensazione?

Io scrivo storie perché non condivido e anzi detesto la tendenza così di moda tra gli autori di adesso di parlare di sé , e di dirsi ” bravo” l’un l’altro. No, io credo che lo scrittore abbia l’obbligo di raccontare il mondo e non il suo comodo ombelico. Per questo ho scelto di raccontare due mondi opposti. E in tre giorni, nello stesso orario, ho messo il lettore DENTRO due vite OPPOSTE che peró il destino fa incontrare.

Santina è ingenua e ha un’inspiegabile fiducia nel futuro. Crede che Santina sia un’eroina vincente?

Santina vince. Tutto. Vince perché è pura. Perché nulla la sporca. Vince perché sceglie. Perché è molto intelligente e sa decifrare quello che vede. Sa capire che Sigieri per lei sognifica anche l’ accesso ad un mondo dorato, oltre che la passione. Santina vince perché sa dire di sì al destino . Ed è VIVA in un mondo dive tutti restiamo in superficie.

Sigieri è pieno di sé, annoiato dal mondo a cui appartiene ma fortemente ancorato a quel mondo di cui lui è il prodotto. Sigieri è un codardo, non lascia trasparire nulla dei propri sentimenti forse se ne vergogna perfino. Merita quella specie di redenzione finale che Lei in qualche modo ha voluto regalargli?

Sigieri è come tanti di noi. Ha un buco nel cuore. Ma non ha la forza di mostrarlo.

Nel Suo diario di scrittura mi ha incuriosita la lista di “generi di conforto” che l’hanno accompagnata nella scrittura di questo libro. Le chiedo, cosa rappresenta la scrittura per Lei?

Ho scritto 13 libri ma nessuno mi ha preso, posseduto come ” I baci di una notte”. L’ho scritto in 4 settimane , nell’afa di luglio, a Milano raccontando il freddo e la neve del Capodanno a Cortina. Non mangiavo, dormivo poche ore. La storia mi imponeva di essere raccontata. È l’ ispirazione. Certo, non sono il mio amato Tolstpj né Katharine Mansfiel o Edith Wharton ma sperimento nel mio piccolissimo questo dono meraviglioso che ti fa sentire parte di un tutto che ti trascende. Il mio editore ha letto il romanzo e mi ha detto ” ha una forza pazzesca”. Chi lo legge non puo smettere di leggere. Come io non ho potuto smettere di scrivere

Vale ancora la pena investire nei sentimenti?

Si. Meglio essere vivi che vivere morti.

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Giovanna Capone

Non dirò di me che ho sempre amato leggere, che ho imparato a leggere prima del tempo e che ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e neppure che ho amato molto le favole. Per apprezzare la lettura occorre che arrivi il momento giusto e che si abbia la mente sgombra da altri pensieri.Quando capisci che il momento giusto è arrivato? Quando incontri qualcuno che ti spiega che, a volte, non è importante quello che c'è scritto in un libro ma il modo in cui è stato scritto, quando sullo scaffale di una libreria la copertina di un libro attira la tua attenzione e capisci che quello sarà il tuo libro, quando sei curioso di sapere se un titolo accattivante nasconde una storia altrettanto brillante. Cosa significa leggere? Riscoprire qualcosa di te, qualcosa che hai sempre saputo ma che nessuno se non un grande scrittore è riuscito ad esprimere con le parole.

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