A tu per tu con…Anne Fine

Abbiamo incontrato la famosissima scrittrice inglese Anne Fine, autrice di moltissimi romanzi per adulti e bambini, tra cui “Un padre a ore”, edito da  Salani, da  cui è stato tratto il film Mrs Doubtfire.

Oltre cinquanta libri per ragazzi e una decina per adulti: a quale si sente più affezionata e che differenze riscontra tra la scrittura per ragazzi e quella per gli adulti?

Non ho nessuna preferenza: non decido a priori se scrivere un libro per adulti o bambini, prima scelgo l’argomento, poi è ovvio che il pubblico viene da sé. Per esempio “Il testamento di Mimà” riguarda la cura degli affari e delle relazioni di una persona anziana: non si tratta di un argomento per bambini; così se si parla seriamente di matrimoni o di sesso deve essere per un pubblico di adulti. Penso che una differenza ci sia: la scrittura per adulti è emotivamente più coinvolgente, e questo si traduce in una maggiore stanchezza, una volta che il libro è finito. Si tratta di racconti collocati più profondamente nella realtà in cui li ho scritti. Anche se non si tratta di una autobiografia metto molto di me nei miei romanzi. Ne “Il testamento di Mimà” riporto i sentimenti di una nonna che si preoccupa di come i figli e i nipoti crescono. Quando scrivo per gli adulti condivido con loro un viaggio, la vita, l’esperienza; quando invece scrivo per i bambini si sta mostrando loro qualcosa che ancora non conoscono, che devono scoprire. È questione di un diverso taglio, di differenti punti di vista

Ritiene che leggere molto sia fondamentale per chi desidera diventare uno scrittore?

Certo, è importantissimo! Spesso mi confronto con altri scrittori che dicono di non voler leggere nulla mentre stanno scrivendo, per timore che questo possa influenzare o contaminare il loro modo di scrivere. Io non sono assolutamente d’accordo con loro. Quando sto scrivendo, e mi capita di leggere qualcosa che può riguardare quell’argomento, accendo le antenne perché tutto quello che sento, che leggo, che vivo finisce nel libro e lo arricchisce. Anche i fumetti possono ispirarmi: riprendo la stessa idea e ci scherzo su, riproponendola nel racconto.

 Oggi i ragazzi leggono sempre meno. Lei li incontra spesso nelle scuole: cosa consiglia per far sì che si appassionino maggiormente alla lettura?

Questo è un problema molto diffuso anche nel Regno Unito. Alcuni bambini leggono, da sempre. E’ genetico, come avere gli occhi blu. Credo che la passione si possa trasmettere trascorrendo insieme a loro molto tempo, leggendo per loro a partire dalla prima infanzia, in modo che il piacere della lettura li accompagni anche quando sono adolescenti e continuino da soli. Spesso però gli adulti vengono distratti dai mille impegni o dalle piccole incombenze quotidiane ed è difficile portare avanti questo impegno. Gli adolescenti poi non sono bravi ad ascoltare consigli: seguono l’esempio. Se gli adulti sono i primi a fissare per ore lo schermo della televisione, invece di prendere in mano un libro, non stupiamoci poi che i ragazzi leggano poco. Un fatto senz’altro positivo è che negli ultimi tempi i titoli per i bambini siano aumentati moltissimo, e ognuno di loro può trovare il libro a cui appassionarsi, lasciando da parte le console dei videogame, un passatempo che giudico vuoto e noioso. Leggendo, un bambino può immedesimarsi ogni volta in un personaggio diverso, può essere quella principessa, quell’eroe e diventare di volta in volta una persona diversa. Questo è un arricchimento che un film ad esempio non può dare: le immagini vengono proposte velocemente, senza che tu riesca e entrare davvero in quello che succede. Un libro invece racconta ciò che sta dietro, lo spiega; puoi fermarti nella lettura, tornare indietro, capire come il protagonista si sente, vivere la vicenda. Solo l’autore può mostrarti davvero quello che succede anche a livello psicologico, ma ha bisogno di te per farlo. Nei videogames invece si perde ogni immaginazione, c’è solo un plot da seguire, c’è solo azione.

Quando ha capito che voleva diventare scrittrice?

È stato un incidente. Avevo ventiquattro anni e un bambino piccolo. Mi ero trasferita in Scozia e i miei genitori erano lontani. Andavo spessissimo in biblioteca, ma un giorno lo sciopero dei bibliotecari e una tempesta di neve mi hanno costretta a stare a casa. Non avevo voglia di rileggere qualche libro che avevo in casa, allora ho scritto io. E da allora non ho più smesso.

Da dove trae ispirazione per i suoi romanzi? Ha una routine di lavoro particolare o qualche rito scaramantico?

Lavoro la mattina molto presto, quando il telefono non inizia ancora a squillare. Mi alzo, preparo una grande tazza di tè e torno a letto con un blocco di fogli, matita, gomma e temperino. Non sono molto costante: ci sono giorni in cui scrivo moltissimo, altri praticamente nulla. E non sono nemmeno capace di fare editing in modo ordinato: capita che arrivi fino al terzo capitolo prima di tornare al primo.

In questi giorni sta presentando in Italia quattro dei suoi libri: “Non c’è campo”, “Più si è meglio è”, “Bambini di farina” e “Qualcosa in comune”, romanzi che parlano del difficile rapporto con il mondo degli adulti. Come hanno accolto i giovani lettori queste sue storie e quanto si ritrovano in esse?

Anche i bambini sanno che le relazioni in famiglia sono complicate e del resto è vero. Ne sono consapevoli.  La relazione in famiglia cambia a seconda di quanto sta succedendo anche solo ad un singolo componente e i bambini sono molto sensibili a questo proposito. Leggere questo tipo di storie porta i ragazzi a rivivere queste situazioni e le emozioni che le hanno accompagnate. In moltissimi libri per bambini gli adulti sono descritti come persone assenti o come caricature. La differenza con i miei libri è proprio questa: gli adulti sono figure reali, con le loro caratteristiche, le loro emozioni e le loro debolezze. I bambini riconoscono questo tipo di figure adulte e per loro è molto importante perché nessuna famiglia è perfetta.

Infine, un saluto per tutti gli Amanti dei Libri.

Un amante dei libri ha sempre paura che i libri possano finire o che il piacere di una lettura finisca una volta raggiunta l’ultima pagina di un libro, ma non preoccupatevi: ci saranno sempre dei bei libri e dei bravi autori, avrete sempre qualcosa da amare. 

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