A tu per tu con… Annalisa Malerba

erbe_spontaneeMantovana di nascita, ma vegana di pensiero, Annalisa Malerba studia medicina e si forma come insegnante di cucina naturale. Si occupa di divulgazione sui temi dell’agricoltura sostenibile e senza letamazione, fitoalimurgia – ovvero riconoscimento e impiego delle erbe spontanee per usi domestici e alimentari –, coaching nella gestione dell’orto familiare, tutela della biodiversità agricola e ambientale, educazione ambientale, alimentazione vegan e a impatto minimo, orientamento alla spesa consapevole. Nel libro Erbe spontanee in tavola, edito da Sonda, propone ricette facili e gustose usando le erbe che crescono spontaneamente negli orti, prati e giardini, per valorizzare al massimo un piatto mettendo al primo posto gusto e salute.

Parliamo delle tue origini: come ha fatto una ragazza cresciuta in una tradizione culinaria prettamente impostata sulla carne di maiale e i grassi animali a diventare un’insegnante di cucina naturale?

Il mio percorso è iniziato a 14 anni, quando nel ’94 ho letto un articolo probabilmente tradotto dalla Vegan Society che spiegava come un’alimentazione a base carne impatta sui Paesi del Sud del mondo, che sono il Granaio di cereali consumati dagli animali degli allevamenti intensivi. Per me fu un momento di svolta totale, complice forse anche il periodo adolescenziale in cui si prendono decisioni drastiche da un giorno all’altro. Successivamente ho seguito questa strada, pur avendo ricevuto un’educazione contadina in campagna dai miei nonni per cui ero stata abituata a vedere macellati gli animali e a ritenerli cibo per gli umani. Col senno di poi mi stupisce la mia cecità nei confronti di quel tipo di violenza, anche se ricordo benissimo di esser rimasta traumatizzata quando mi hanno portato per la prima volta a vedere una mungitura artificiale in un allevamento intensivo… non ho più toccato il latte da allora! Un percorso del genere richiede però di mettere in discussione le proprie origini, quindi comprendo la difficoltà e le obiezioni di molti quando viene loro proposto il cambiamento…

Nel tuo libro Erbe spontanee in tavola parli dell’utilizzo in cucina di quelle comunemente considerate ‘erbacce’. Come ti è nata l’idea? Hai avuto difficoltà a realizzarla a livello editoriale?

Le erbe hanno una parte importantissima nel mio immaginario, sono gli ingredienti che amo di più in cucina e filosoficamente rispecchiano la mia riflessione sul rapporto di ognuno di noi con la natura e col selvatico. Da questo la volontà di usarle e portarle in tavola con ricette che potessero unire il gusto al significato più profondo che io attribuisco loro. Riguardo alla pubblicazione ho avuto molta fortuna, in verità: quando mi è venuto in mente questo progetto ho contattato per prima la casa editrice Sonda, che ho sempre stimato molto per il suo coraggio nelle scelte editoriali e la mia proposta gli è piaciuta subito. Ho avuto la fortuna del principiante, se così si può dire!

A cosa ti ispira quando crei le sue ricette? Parti dalle singole erbe e sviluppi la tua idea in un piatto o da un tema, come ‘il dolce’ o ‘il salato’ cercando poi le erbe adatte?

Mi piace l’idea di avere a disposizione le piante che coltivo io, che sono molto diverse da ciò che si trova al supermercato. Di solito prendo delle erbe e le lascio lì, dopo massimo qualche ora di solito mi viene un’idea e inizio a mescolare gli ingredienti, lascio che mi ‘parlino’ e creo spesso piatti totalmente diversi da quelli che avevo pensato. Sono molto istintiva e mi lascio guidare da loro, anche se ultimamente sto imparando a scrivermi pesi e ingredienti precisi per poterli riportare nei miei libri.

Qual è l’importanza di una spesa consapevole e come è possibile orientarsi in questo mondo di prodotti Bio, non Bio, Light, Vegan, che spesso non sappiamo nemmeno da dove vengono e come sono fatti?

Quello che consiglio sempre io è di iniziare il più possibile a coltivare dei prodotti in casa. Anche semplici erbe aromatiche da balcone, o avere un piccolo orticello in giardino o un lotto comunale. Per tutto quello che non riusciamo ad autoprodurre io incoraggio molto a far riferimento a un gruppo di acquisto solidale, a far la spesa con amici e cercare il più possibile di avere contatti diretti con le aziende agricole.

Daresti un consiglio a chi vuole rivoluzionarsi a tavola, ma non si e mai approcciato alla cucina vegetariana, vegan o crudista? Da cosa consigli di partire?

Confesso che per me non è facile parlare solo di cucina in questo campo, poiché la mia rivoluzione in personale è partita per motivi etico-sociali e mi è difficile scindere i due piani. La cosa migliore secondo me è andare a cena da un amico vegano…. che sappia cucinare bene ovviamente!

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