A tu per tu con…Amy Tan

La valle delle meraviglie (Salani) è l’ultimo romanzo di Amy Tan. Una storia intensa ambientata nella Shanghai del primo Novecento: personaggi femminili di grande impatto e forza, destinati a lasciare un segno dentro di noi. Saggezza e grande sensibilità contraddistinguono l’opera di questa scrittrice che, con la sua ultima storia, indaga i rapporti familiari partendo dalla propria personale esperienza.

Da dove nasce l’idea di questo romanzo?

Mi stavo documentando su Shanghai in generale e, in un libro, ho trovato una fotografia, risalente al 1911, che mi ha stupito: l’immagine di dieci cortigiane che indossavano abiti identici a quelli che portava mia nonna in una delle foto che la ritraggono, la mia preferita. Improvvisamente ho desiderato documentarmi il più possibile su queste case di piacere e sulla vita delle cortigiane e sono diventata così ossessionata da cambiare il tema della mia storia e da scegliere di ambientarla in una casa di tolleranza.

Questo è un romanzo che parla di legami familiari, in particolare del rapporto tra madre e figlia, un legame spesso complicato, fatto di amore e di incomprensioni…

Mia madre mi ha insegnato diverse verità, ed una di questa era di non permettere ad altri di decidere come ti devi sentire, non lasciare che le loro opinioni ti definiscano. In altre parole, non cercare a tutti i costi la popolarità, perché essa è al di fuori del tuo controllo e rischieresti di trovarti, un giorno, ad essere impopolare. Mi ha anche spinto ad essere sempre indipendente dicendomi che, se il mio matrimonio non avesse funzionato, dovevo essere in grado di interromperlo. Mi ha detto spronato ad essere in grado di capire chi sta cercando di ingannarmi, chi è sincero nei miei confronti, per non cedere all’adulazione. Per tanti anni ho cercato di non rispondere alla sua raccomandazione, poi mi sono chiesta da dove venissero questi consigli, sui quali insisteva molto. Ho pensato che probabilmente venissero da sua madre, mia nonna, e mi sono chiesta cosa fosse successo nella vita di mia nonna da sottolineare con così tanta forza il consiglio di essere indipendente e autonoma.

La storia ruota intorno a personaggi femminili molto intensi e forti, tra cui spicca la protagonista Violet. Queste donne appartengono ad un mondo nelle quali sono sottomesse agli uomini, ma risultano essere i personaggi vincenti. Qual è la risorsa, la forza delle donne?

Le donne sono generalmente più forti perché devono sopravvivere di più, devono combattere di più e per questo motivo hanno anche escogitato dei modi per sfruttare al meglio la situazione. Devono valutare quando fare compromessi, come dosare orgoglio e pregiudizi, riconoscere in ogni momento qual è la persona più importante per loro, il motivo del loro amore al quale non rinunciare mai. E’ questo che mi colpisce: le donne non hanno avuto storicamente il potere nella società, nella politica, nell’economia, ma hanno sempre avuto un’altra forma di potere, nelle relazioni e nei sentimenti, una straordinaria capacità sulla quale bisogna puntare per raggiungere l’uguaglianza. Oggi ci stiamo avvicinando alla parità tra i due sessi, ma noi donne abbiamo dovuto essere più forti degli uomini, lottare di più per raggiungere questo livello.

Come ha fatto a calarsi nel mondo delle cortigiane degli inizi del Novecento?

Bhe…ho una grande fantasia! Ho dovuto in ogni caso utilizzare molta documentazione storica per accertarmi che tutto fosse preciso e accurato. Ho una sorta di metodo per calarmi nella scena: io sono seduta qui e mi immagino di essere in una casa di piacere, mi guardo i piedi e devo poter descrivere le mie scarpe, devo potermi girare e vedere cosa c’è sulla parete, chi sta passando e cosa mi dice. Devo poter vedere tutti i dettagli della vita quotidiana: dov’è il bagno, per esempio, com’è il cibo, chi mi guarda, chi sono le mie concorrenti…partendo da questo punto, vado a fare le mie ricerche. Mi documento sugli arredi, sull’abbigliamento; leggo libri che parlano dei costumi, di quanto pagassero gli uomini, quanto durassero le prestazioni e come avvenisse la trattativa: ogni dettaglio è stato oggetto delle mie ricerche. Ho anche frequentato i musei per avere un’idea dell’arte del periodo…io come scrittrice ho un grande difetto: adoro documentarmi!

Questo romanzo parla anche delle differenze culturali, la stessa protagonista vive a cavallo tra due culture, quella americana e quella cinese. Qual è il segreto per abbattere le barriere culturali?

Non so se sia possibile superare le barriere culturali se non in se stessi, cioè capendo perfettamente chi si è andando oltre la propria appartenenza culturale, capendone anche i limiti. A volte la cultura vincola le nostre scelte, ma non dobbiamo mai essere passivi, dobbiamo avere sempre in noi un istinto di ribellione.

Violet riesce a fare i conti con la sua duplice natura?la valle delle meraviglie

Sì ci riesce. Dice: io non sono più americana, sono cinese. Valuta la situazione in cui si trova, le scelte che le propone la vita. Si innamora, ma sa anche che ci sono dei limiti oggettivi nei suoi desideri: non potrebbe mai ottenere il visto per gli Stati Uniti, vivere in quel paese. Conosce perfettamente anche le possibilità che non ha avuto, quali riconoscimenti avrebbe ricevuto se fosse andata in America…ma la sua scelta definita ha a che fare con le emozioni, con il desiderio di rimanere accanto all’uomo che ama. Violet prende anche la decisione di ricredersi sulle proprie idee e di riallacciare i contatti con la madre, che aveva odiato per tanti anni, per poter ritrovare la figlia: non è tanto un superare le barriere, ma capire qual è la differenza tra necessità e realtà.

Grande importanza nella storia è data all’amicizia femminile, in particolare quella tra Violet e Zucca Magica. Appare evidente l’importanza di “fare rete” tra donne: di fatto anche la vita delle cortigiane, quando c’è armonia e correttezza con le sorelle, è più piacevole e meno dura.

Le cortigiane che vivevano in una casa molto spesso erano anche concorrenti tra loro, ma dovevano anche essere più simili a sorelle, sostenendosi a vicenda. Nella loro vita infatti andavano incontro a momenti belli e momenti difficili: ho letto lettere scambiate tra cortigiane nelle quali si raccontava la disperazione, la solitudine. A volte un amante aveva rubato tutti i beni della cortigiana, e la donna non sapeva cosa ne sarebbe stato di lei: il sostegno delle altre era fondamentale in casi come questo. A volte in queste case si diventava quindi unite come sorelle e si determinava una concorrenza con le altre case di piacere: il senso di unione, di famiglia, contribuiva a rendere la propria casa migliore delle altre.

 Che messaggio le piacerebbe che il lettore portasse con sé dopo la lettura del suo romanzo?

E’ una decisione difficile. Riguarda il passato della propria famiglia, le proprio radici: quale parte di te hai ricevuto dal passato e quali sono state le circostanze per cui i tuoi avi hanno sviluppato determinati comportamenti e convinzioni e, infine, come il tuo stile di vita sia differente dal loro. In altre parole: cosa ti ha tramandato tua nonna in quello che c’è dentro di te? Il DNA, certo, ma il DNA che viene trasmesso tramite la sopravvivenza.

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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